Non dimentichiamo il mercato e Bologna, ma adesso è l'ora di combattere. Tutti insieme

Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Direttore Responsabile TMW Sampdoria. Collabora con Alfredopedulla.com, TMW Magazine, TuttoEntella.com.
02.02.2016 11:08 di Diego Anelli   Vedi letture
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
Non dimentichiamo il mercato e Bologna, ma adesso è l'ora di combattere. Tutti insieme

Eccoci arrivati al 2 febbraio, il mercato è concluso, purtroppo o per fortuna a seconda dei punti di vista. Ma partiamo da domenica. Ovunque le trattative hanno il sopravvento, la fondamentale gara di Bologna rischia di passare in secondo piano e per 45' vediamo in campo una Sampdoria completamente assente, mentalmente scarica, capace di giocare soltanto di fioretto, subisce il solito goal ad inizio gara confermando la tendenza a partire ad handicap e si fa da sola il raddoppio. Il Bologna non è il Real Madrid, ma colpisce anche un montante, si vede annullare un goal e sfiora più volte il tris. Nessuna traccia dei nostri ragazzi, una difesa per ¾ rinnovata che fa acqua da tutte le parti, un centrocampo dove Barreto è lontano parente del centrocampista ammirato altrove e in attacco si trotterella. Abbiamo la sensazione che qualcuno pensi davvero di vantare una squadra da primi posti e invece stiamo lottando per non retrocedere, non c'è un cuore, un'anima, un'identità di gioco, mentalmente non siamo sul pezzo, tatticamente la difesa non viene protetta adeguatamente.

Nell'intervallo Montella si fa sentire e opta per la difesa a tre, i giocatori prendono finalmente atto della situazione, il Bologna da parte sua stacca inconsciamente un po' la spina come accaduto in occasione della rimonta subita con la Lazio. Muriel e Correa diventano gli assoluti padroni della scena, diventano immarcabili, le loro finte, triangolazioni fanno impazzire la retroguardia felsinea. Luis accorcia, continuiamo a premere, Joaquin trova il meritato pareggio dinanzi ad una ripresa dominata, poi arriva l'episodio che fa riflettere, capace di confermare un'annata maledetta che bisogna concludere mettendo quanto prima fieno in cascina. Il Bologna ottiene il penalty per presunto fallo di mano di Alvarez, molti dubbi in merito, non pare esserci proprio nulla, non è dello stesso parere il direttore di gara, dal dischetto Destro trafigge Viviano e torniamo a casa senza un punto.

La ripresa deve rappresentare un segnale confortante, non abbiamo l'encefalogramma piatto, il nostro orgoglio è ancora vivo, la reazione è stata notevole, ma non possiamo permetterci di regalare sempre il singolo, o doppio vantaggio agli avversari, capita spesso, troppo spesso, come del resto staccare la spina nei momenti in cui la gara pare essere tornata in pieno controllo, vedi Carpi, o apparentemente chiusa, i rischi nel derby rappresentano l'emblema di un atteggiamento sbagliato. I primi 45' al Dall'Ara hanno costituito uno “spettacolo” imbarazzante, chiunque, anche persone esterne faticavano a commentare quanto stavano assistendo. Chi scende in campo si ricordi sempre che, oltre un ingaggio milionario, deve onorare la maglia che indossa e una tifoseria appassionata, costantemente al fianco della propria amata che non merita prestazioni scandalose.

Purtroppo la gestione Montella non ha finora portato i risultati sperati, 7 punti in 10 gare e l'eliminazione dalla Tim Cup rappresentano un bottino davvero avaro di soddisfazioni, l'Aeroplanino non poteva avere la bacchetta magica, la squadra era caratterizzata da problematiche serie e profonde che, al suo arrivo, erano almeno in parte nascoste dalla classifica tranquilla ottenuta nella gestione Walter Zenga. Dall'altra parte è anche però vero che sono passati  mesi, sotto il profilo del gioco la squadra soltanto a tratti ha espresso netti miglioramenti, mentre dal punto di vista della concentrazione e della continuità di rendimento siamo ancora lontani anni luce dalle attese. La difesa a tre con il Sassuolo, i cambi effettuati nel derby, tutte le punte a disposizione gettate nella mezz'ora finale di Modena con il Carpi sono soltanto alcuni esempi che rendono l'idea di una confusione tattica non ancora risolta.

L'organico necessitava di rinforzi urgenti e imponenti in determinati ruoli. Ricky Alvarez, al di là del ritardo dovuto al transfer, può rappresentare un rinforzo valido, essendo un elemento duttile tatticamente in grado di ricoprire più ruoli, da valutare soltanto il lungo periodo ai box. Nel precedente editoriale auguravo di assistere al minor numero possibile di elementi in arrivo dall'Inter temendo almeno una cessione eccellente, purtroppo gli affari con i neroazzurri sono stati diversi e non a caso, mentre verso Genova si sono diretti Dodò e Ranocchia, abbiamo dovuto assistere all'illustre cessione di Martins Eder, una partenza pesantissima non soltanto in termini realizzativi, ma a livello di personalità, duttilità tattica e imprevedibilità. L'ex Roma, dopo giorni e giorni di riflessioni, ha finalmente deciso di accettare la destinazione e può costituire un passo in avanti rispetto a Regini, comunque positivo nelle ultime gare, mentre l'ex capitano interista è in grado di guidare la difesa con esperienza e personalità,  purchè sia affiancato da un elemento rapido, dinamico, con il senso della posizione, altrimenti i guai possono essere dietro l'angolo, soprattutto se dopo mesi di gestione si tende ancora a far impostare la manovra al portiere e alla linea difensiva. Ma fino a pochi anni fa si riusciva a far calcio anche senza far partire l'azione dall'estremo difensore? Le qualità del nostro organico e la classifica deficitaria richiedono quanto prima un cambio di tendenza.

Ho gradito l'operazione Sala, si è rivelato una trattativa lampo, un nome a sorpresa, abbiamo portato a casa un giovane promettente, fino a pochi mesi conteso dalle big e reduce da una prima parte di stagione ben al di sotto delle attese come del resto l'intero Hellas Verona. Dall'esterno, capace di incidere sia come terzino che come ala, ci si attende un rendimento ad alti livelli che testimonierebbe la bontà dell'investimento effettuato. Ben venga il ritorno di Fabio Quagliarella, a mio parere la miglior soluzione possibile in considerazione del budget a disposizione del club, del fiuto del goal del bomber campano e del fattore ambientale da non sottovalutare essendo un gradito ritorno. Mi stuzzicava parecchio anche in ottica futura l'idea Paloschi, ma purtroppo le cifre alle quali ha chiuso lo Swansea erano per noi impraticabili.

Risultava fondamentale aggiudicarsi un valido rinforzo in avanti per colmare, almeno in parte, la partenza di Eder e la società non si è fatta trovare impreparata, ma purtroppo la gara di Bologna ha messo in luce le carenze della retroguardia, alla quale possiamo anche dare la giustificazione della prima gara con 3 elementi nuovi su 4, e a centrocampo, nel quale idee, fosforo, capacità di catturare palloni e verticalizzare restano troppo spesso intenzioni che non si tramutano in realtà. E invece nell'ultimo giorno di mercato non è arrivato nulla nella zona nevralgica del campo, mentre in difesa ad un anno di distanza dal mancato trasferimento in blucerchiato ecco arrivare Diakitè, un elemento sicuramente roccioso, prestante fisicamente, ma, a mio modesto parere, non esattamente quello che serviva per tappare le lacune che quotidianamente emergono in maniera preoccupante. L'ex viola pare destinato a sostituire Coda in organico, ma, dinanzi alla partenza di Zukanovic, alle amnesie di Moisander, all'annata no di Silvestre, non serviva un centrale di maggior affidamento?

Di per se la campagna acquisti blucerchiata può anche non avermi completamente deluso, in quanto i nomi in entrata, presi singolarmente, sono potenzialmente utilissimi per il raggiungimento dell'obiettivo minimo della salvezza, ciò che mi lascia perplesso e suscita preoccupazioni è la strategia generale. Già in estate erano stati commessi errori puntando su un eccessivo numero di giocatori con l'età avanzata a parametro zero (Barreto, Moisander, Cassani), operazioni che portano inevitabilmente il club a non poter monetizzare da eventuali cessioni se il campo conferma la bontà dell'affare e, se le cose non procedono nel verso giusto come avvenuto nel nostro caso, non finiscono altro che appesantire il monte ingaggi e generare difficoltà per piazzarli altrove.

Nel mercato non si può quasi mai dare certezze, né rilasciare dichiarazioni che precludono determinati eventi, purtroppo il “Nessuno” sul fronte cessioni ha avuto il nome di Martins Eder, è ovvio che qualunque giocatore non si giri dall'altra parte se ha la possibilità di approdare in una squadra, che peraltro marca stretto Soriano in ottica estiva, potenzialmente in lotta per lo scudetto, pronta a lottare per un piazzamento Champions e a percepire un ingaggio ben più elevato, non siamo nemmeno moralisti,  ogni giocatore giustamente fa determinate valutazioni personali anche chi, con i fatti non con le parole, ha onorato la nostra maglia in ogni giorno di questi 4 anni, fin dai tempi della B. Se si lasciasse esclusivamente il pallino nella mani di un giocatore, allora diverse piazze avrebbero già dovuto rinunciare ai propri pezzi pregiati, ma non mi pare che avvenga ovunque, ad esempio il Palermo, dopo aver incassato una cifra altissima ma giusta per Dybala, ha blindato Vazquez fino all'estate nonostante le sirene non avranno lasciato indifferente il trequartista, oppure l'Empoli, che ragiona già per il post Saponara ma lo fa nel migliore dei modi, ovvero pescando talenti nostrani a basso costo, o tramite sinergie con top club del livello della Juventus per provare a chiudere per Lapadula e/o Caprari in ottica futura.

La verità sta quasi sempre nel mezzo, non a senso unico, si faceva prima a dire che bisognava monetizzare il più possibile, rientrare per esigenze di bilancio, siamo nella Genova  blucerchiata non altrove, la gente avrebbe capito con la consueta passione e attaccamento, purchè alle parole seguano i fatti con estrema coerenza. L'esigenza di monetizzare è confermata dalle tempistiche della cessione e modalità di pagamento accettate sul fronte Eder, dal rinnovo di Regini che ha preceduto il trasferimento in prestito di un giocatore invece in scadenza con il Napoli che ha preferito non fare uno “sgarbo” ai blucerchiati, dalla cessione di Zukanovic, dagli arrivi in entrata di uno svincolato, due prestiti gratuiti, un difensore fuori dai quadri tecnici del retrocesso Cagliari e del penultimo Frosinone, dall'operazione Quagliarella chiusa sotto i tre milioni, mentre a centrocampo la richiesta di prestito secco non ha convinto né la Fiorentina, né l'Udinese. Soltanto l'affare Sala ha ricordato a tutti l'esigenza di pensare al presente, ma anche al futuro, oltre all'operazione Skriniar. Ogni tanto il calcio diventa un affare serio, lo scherzo lascia lo spazio ad altro, basta parlare chiaro, ricordandosi sempre da chi è composta la controparte che ascolta, la tifoseria più appassionata, matura e competente in circolazione. È necessario non dimenticarselo mai, altrimenti le gag, le battute, le ospitate tv rischiano di ottenere successi e risate soltanto lontano da Genova.

Adesso però andiamo oltre, c'è una salvezza da raggiungere quanto prima, 17 punti da conquistare senza ridursi al respiro finale, dato che il campionato ci riserverà derby e Juventus nelle ultime due giornate, bisogna mettere in anticipo fieno in cascina, chiudere la pratica senza patemi. Essere riusciti ad uscire con le ossa rotte da trasferte alla nostra portata come Frosinone, Udine, Carpi e Bologna ci costringe a limitare ulteriori passi falsi. In casa dobbiamo far tornare il Ferraris come un autentico fortino. Hanno pienamente ragione i Gruppi organizzati; la gente è invitata allo stadio, a trascinare i nostri ragazzi a 3 punti che sarebbero fondamentali. Arriva il Toro dell'ex Ventura, una formazione in crisi di gioco e risultati, contro i granata vanno sempre in scene gare combattute, ostiche, lottate fino al triplice fischio finale.

La Sampdoria deve scendere in campo con la consapevolezza di avere i mezzi per farcela, non soltanto in quei 90', ma soprattutto per l'obiettivo minimo stagionale, come sempre non sarà mai sola, sugli spalti ogni cuore  blucerchiato la sosterrà in maniera incondizionata. Oggi come non mai i fischi isolati, i mugugni, le contestazioni non servono a nulla, sarebbero soltanto autolesionisti e controproducenti e qualcuno avrebbe la possibilità di creare destabilizzazioni all'ambiente. Quello che era giusto fare era prendere atto di quanto avvenuto, dimostrare di non vivere con i paraocchi e non aver fatto passare tutto quanto tra l'indifferenza generale. Ognuno di noi ha la memoria lunga, ma il bene della Sampdoria va posto sempre, ovunque e comunque davanti a qualsiasi altra considerazione. La Sampdoria è quella maglia unica, quella meravigliosa tifoseria, la nostra storia, il nostro presente, il nostro futuro, i giocatori passano come del resto gli allenatori, soltanto alcuni Presidenti nella storia del calcio vivono di generazione in generazione grazie ai ricordi di chi ha avuto la fortuna e l'onore di averli vissuti.

Oggi in campo la Sampdoria è rappresentata da Montella, Viviano, Puggioni, Brignoli, Mesbah, Moisander, Cassani, Dodò, Pereira, Ranocchia, Diakitè, Silvestre, De Silvestri, Skriniar, Fernando, Barreto, Correa, Palombo, Lazaros, Krsticic, Soriano, Sala, Alvarez, Carbonero, Ivan, Rodriguez, Muriel, Cassano, Quagliarella. Noi li sosterremo fino alla fine, ci aspettano 16 battaglie, chi scende in campo sarà consapevole di combattere per il bene della Sampdoria. Il vento porta via le parole, le promesse vanno mantenute. Crediamoci insieme, combattiamo insieme, a partire dal Torino. Al tuo fianco Sampdoria, risolleviamoci insieme.