Mister, a Castellammare soltanto una grata ci divideva, ma è come se fossimo stati tuoi giocatori
Per un tifoso pronto a macinare km su km e sobbarcarsi viaggi infiniti pur di non lasciare sola la propria amata, la vittoria di sabato a Castellammare di Stabia rappresenta una giornata destinata a restare indelebile nel cuore, nella mente, e meritevole di essere raccontata agli amici.
Le lunghe ore di viaggio, le notti trascorse in treno, il caldo tropicale della Campania erano dati di fatto, ai quali sapevamo di andare incontro, come del resto la qualità della Juve Stabia, una delle più liete sorprese del torneo cadetto. Una volta entrati nel settore ospiti del Menti non potevamo immaginare invece di dovere fare i conti con una maledizione che non sapeva conoscere parola “pietà”.
Senza gli infortunati Romero e Pozzi e lo squalificato Renan, Iachini è costretto a rinunciare all’ultimo ad Eder e , come se non bastasse, perfino a Gastaldello, annunciato pochi minuti prima regolarmente in campo dallo speaker dello stadio. Sampdoria fortemente rimaneggiata e subito catapultata in un incubo che inghiotta i blucerchiati, un inizio terribile capace di far venire i brividi e far tornare d’attualità i tristi ricordi di Nocera.
“Vespe” in vantaggio al primo affondo, vicinissime al raddoppio in un paio di clamorose occasioni, Sampdoria disorientata, irriconoscibile, forse colpita psicologicamente dalle numerose e pesanti defezioni dell’ultimo istante. Anche quando la nave appare alla deriva, questa Sampdoria però non affonda mai, ha sempre la forza, il coraggio, l’umiltà, la grinta per risollevarsi, ricordarsi cosa significhi indossare la casacca blucerchiata e quale deve essere l’obiettivo stagionale.
Dopo una parte finale della prima frazione in crescendo, con una nitida occasione da rete per Pellè e un lungo, sebbene spesso sterile, possesso palla, la Sampdoria tira fuori il meglio di sé nel corso della ripresa, in piena emergenza. I segnali di vita emersi prima dell’intervallo sfociano nel pareggio realizzato ad inizio ripresa; Munari, finalmente, trova il primo sigillo personale insaccando in rete una sfera tornata in gioco dopo la traversa colpita da Foggia su punizione.
Spesso accade che la Sampdoria, nel momento in cui è riuscita a riprendere in pugno la partita, si complichi involontariamente la vita con tanta ingenuità e altrettanto stupore. La conferma arriva stavolta da Pellè, ingenuo a farsi ammonire per un fallo di mano, è il secondo giallo, espulsione che lascia i suoi in 10 nell’ultima mezz’ora, portando la Juve Stabia ad alzare il proprio baricentro e ad andare alla ricerca dei 3 punti con ulteriore convinzione.
E proprio quando l’acqua sembra essere rientrata in nave da ogni direzione, che i marinai blucerchiati tirano fuori una prova con la M maiuscola, nella quale l’emergenza, gli infortuni ai giocatori chiave, l’inferiorità numerica, la forza dell’avversario, il campo devono confrontarsi e alla fine soccombere dinanzi alla grinta, all’orgoglio, alla fame di vittoria, alla voglia di prevalere su tutto e tutti dei blucerchiati, i quali hanno acquisito in tutto e per tutto il dna di mister Iachini. In una recente intervista rilasciata in esclusiva a Sampdorianews.net, Simone Pavan, suo compagno di squadra e di camera ai tempi del Venezia, ce l’aveva confermato: è sempre stato un allenatore in campo, una guida di consigli per i compagni, prima del fischio d’inizio in albergo viveva già la partita.
È un combattente, è uno che non molla mai e non a caso è amatissimo in ogni piazza nella quale abbia giocato, o allenato, come Firenze ed Ascoli. Nella ripresa i suoi ragazzi combattono su ogni pallone, gettono il cuore oltre l’ostacolo, soffrono su ogni palla che finisce nella loro area, non si limitano a difendere il pareggio, ma provano a vincere la gara, nonostante l’unico attaccante rimasto in campo, Fornaroli, oramai esausto, viene sostituito da quel ragazzino della primavera, Mauro Icardi, che si rivelerà poi essere l’uomo decisivo.
Nel settore ospiti soffriamo tanto, ma si canta a squarcia gola, i patimenti vengono soffocati dalla voglia di aiutare i ragazzi in campo, in questi momenti, soprattutto in questi momenti, con al fianco gli amici di trasferta, o sconosciuti ma con una grande passione in comune, dobbiamo tutti essere una cosa sola, non c’è differenza tra chi sta giocando, tra chi canta sugli spalti, tra chi guida la truppa seduto sulla panchina, siamo la Sampdoria. Al goal di Icardi la gioia non ha limiti, non crediamo ai nostri occhi, è una liberazione, il nostro settore si conferma ancora più il valore aggiunto e avrà ancora occasioni per dimostrarlo nei minuti finali.
Giri d’orologio, sessanta secondi per ogni minuto che sembrano non passare mai, un calvario psicologico, un patimento interiore, una sofferenza pazzesca con la Juve Stabia che getta il pallone in area e in ogni occasione rischiamo, ce la vediamo brutta, mischie furibonde, ma il fortino tiene, riusciamo ad allontanare ogni pericolo e, al triplice fischio finale, può esplodere la nostra felicità: canti, abbracci, urla di liberazione. I giocatori vengono a salutarci, ci lanciano magliette e pantaloncini, ma il più momento più toccante, più coinvolgente, più significativo è il simbolico abbraccio tra noi e Iachini a fine gara, con il mister che viene sotto il nostro settore a ringraziarci, a sfogare la propria rabbia agonistica, la sua rabbia che non si differenzia dalla nostra.
Da Genova a Savona, da Aosta a Milano, oltre ai cuori blucerchiati della Campania, soltanto una grata ci divide, ma in quel momento è come se fossimo stati suoi giocatori, pronti a lottare per la maglia, per l’obiettivo e per lui, per quel combattente che “se qui, la montagna di Bogliasco franasse e noi troviamo comunque un piccolo pezzo di campo dove allenarci, niente ci distrarrà da quello che dev'essere il nostro obiettivo”. Ci siamo, dobbiamo ancora lottare ma lo stiamo facendo nel modo migliore, a testa alta, con il cuore fino alla vittoria.
