Le armi della vittoria: lottare e farsi guidare dai sentimenti

Le armi della vittoria: lottare e farsi guidare dai sentimentiTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
domenica 18 aprile 2010, 20:59Una Regina sotto i Riflettori
di Diego Anelli

La vittoria contro la Juventus sembrava averci fatto compiere il passo più lungo della gamba, almeno col senno di poi. A Bari ci siamo complicati la vita, con il Cagliari in casa la nostra incapacità di chiudere spesso le partite e qualche pesante torto arbitrale ci hanno fatto rallentare fortemente il cammino. Sembrava tutto perduto, almeno per quanto riguarda i sogni di gloria e invece a Verona è venuto fuori tutto il carattere della squadra.

Del Neri ha trovato nuovamente il bandolo della matassa, Fantantonio è un bene prezioso dal valore infinito, il Pazzo è nato per farci godere con goal ed esultanze, l’Angelo Blucerchiato è stato immenso soprattutto in occasione del derby, Poli è un diamante grezzo destinato a splendere in gioielleria, Storari toglie le ragnatele dagli incroci, Gastaldello è diventato il leader indiscusso del reparto difensivo, Semioli e Guberti ci hanno fatto perdere il conto dei km percorsi.

Dietro alle quinte gran parte dei meriti va a chi ha costruito così bene questo giocattolo, ovvero al Presidente Riccardo Garrone e all’Amministratore Delegato Beppe Marotta, la cui politica è stata oggetto di critiche, spesso prevenute e distruttive da alcuni media e presunti “simpatizzanti”, ma rappresenta il meglio in circolazione in termini di qualità – prezzo, un esempio da imitare, qualsiasi sarà il risultato finale raggiunto in campo dalla squadra.

È impossibile quantificare la goduria del tifoso doriano, non hanno ancora inventato uno strumento capace di poterla misurare. La squadra vola, gioca, diverte e combatte, è stata capace di affossare l’Inter, la Juve, la Fiorentina, il Milan, si è aggiudicata il derby, ha reso il “Ferraris” un fortino inespugnabile da ormai un anno, si sta prepotentemente conquistando un posto europeo, sta coltivando un sogno incredibile chiamato Champions League. Il calendario resta ostico: ci aspettano Roma e Palermo in trasferta, il Napoli in piena lotta europea a Marassi nell’ultima sfida, soltanto l’incontro con il Livorno desta meno preoccupazioni, anche se ogni gara nasconde insidie spesso nascoste, è vietato darsi per vincitori prima di scendere in campo.

Nel calcio, come nella vita, in amore e in amicizia bisogna sempre prefiggersi un obiettivo, non vivere mai di rendita, non dare mai scontato che il passato vissuto diventi sinonimo di presente da vivere e futuro da immaginare. La Samp e i suoi tifosi sono consapevoli che una qualificazione all’Europa League rappresenterebbe già un grandissimo traguardo, da festeggiare e da rendere orgoglioso l’intero ambiente blucerchiato, ma ciò non può e non deve togliere la possibilità di cullare sogni, chiudere gli occhi e immaginarsi in un posto che non c’è, in “quel posto che non c’è”, ma, che un giorno, potrebbe essere creato dagli stessi protagonisti.



Siamo in piena bagarre e sicuramente la concorrenza, seppure agguerrita e qualitativamente valida, non ci fa paura. Nella vita è giusto lottare per le persone e le cose capaci di trasmetterci sentimenti, emozioni, sensazioni, fede, passione, sempre senza confini, senza porre limiti ai propri sogni, ai propri desideri, perché le parole “rimpianto” e “rimorso” non devono essere citate nel nostro dizionario, l'impossibile può diventare raggiungibile e viceversa, basta crederci e restare se stessi. Nel derby e contro il Milan la Regina sotto i riflettori ha incantato in campo, il pubblico l’ha premiata dedicandole l’inno e cori tanto commoventi, quanto sempre d’attualità, sono passati anni, ma sembra ieri.

Sugli spalti l’altra Regina ha partecipato alla serata del trionfo, dimostrando come, forse nelle altre occasioni, la coccinella, simbolo della buona sorte, non era stata tanto compresa, apprezzata e valorizzata da poter trasmettere il meglio di se stessa. Allo stadio c’era, io non l’ho vista, l’ho potuta immaginare con la sua sciarpetta blucerchiata e la preoccupazione di non trovarsi davanti una persona troppo alta che le impedisse di godersi il goal di Fantantonio. Seppure a distanza abbiamo sofferto, gioito e festeggiato tutti insieme.

Il Presidente Garrone considera la Sampdoria come una splendida Ballerina, che ha salvato, facendole dimenticare i tremendi momenti di difficoltà, con la squadra sull’orlo della C1 e la società vicina al baratro del fallimento, e rivivere il gusto della vittoria, dell’Europa, dell’ambizione, della gioia, dell’orgoglio. Adesso quella ballerina vuole danzare in campo come da tradizione, con stile, eleganza, originalità, dai piedi dei giocatori dipenderanno le sorti della Sampdoria, dalle ballerine indossate dall’altra Regina invece le sorprese saranno sempre dietro l’angolo.

Da qualsiasi lato si osservano le situazioni, una constatazione sorge spontanea: vincerà chi si farà guidare dai sentimenti, trionferà chi lotterà con il coltello tra i denti, è sempre una questione di cuore. Il tempo dirà chi avrà avuto ragione, ma ora è il tempo di sognare e gioire, perché il Presidente Garrone, i tifosi Sampdoriani e un ragazzo un po’ pazzo sono sinceramente innamorati delle loro Regine e ballerine, e, alla fine, è l’unica cosa che conta davvero…