La qualità dello scouting e il peso delle plusvalenze. E le questioni di principio...

Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Collabora con Alfredopedulla.com, TMW Magazine, TuttoEntella.com.
 di Diego Anelli  articolo letto 2892 volte
© foto di Antonio Vitiello
La qualità dello scouting e il peso delle plusvalenze. E le questioni di principio...

Si è appena conclusa l'interminabile sessione estiva e possiamo lasciare spazio ad alcune valutazioni, anche in virtù dei primi impegni ufficiali. Come sempre sarà poi esclusivamente il campo a decretare i verdetti finali. Scouting e plusvalenze possono sintetizzare il mercato estivo doriano. Si è fatta cassa e molto bene, portando a casa cifre importanti, lasciando partire giocatori di valore ma ormai giunti al momento di volare verso altri nidi più o meno prestigiosi, elementi non pienamente ambientatisi nel calcio italiano o dalla condizione fisica spesso precaria, oppure giovani impossibili da trattenere dinanzi a richieste di primo piano provenienti da top club europei.

Le partenze di Soriano, Fernando, Moisander e Correa hanno garantito un tesoretto di elevata portata, bilancio ok e una parte da reinvestire nel mercato in entrata. Il mancato successo dell'operazione Castan e l'inattesa partenza di De Silvestri hanno generato qualche perplessità nel reparto arretrato. Se Silvestre e Sala confermassero i segnali confortanti non soltanto in termini di rendimento ma di tenuta fisica, si ripartirebbe da una base in grado di garantire un sufficiente affidamento, altrimenti bisognerebbe cercare alternative tra le giovani promesse, ad esempio Skriniar e Kranjc, con lo slovacco che, a mio modesto avviso, rappresenta un elemento dall'enorme avvenire per qualità, senso della posizione e personalità, e lo sloveno desideroso di recuperare un'annata non da protagonista dopo le stagioni ricche di complimenti. Vedere finalmente Regini nella sua posizione più congeniale, da difensore centrale, rappresenta un passo in avanti, a lui il compito di alzare l'asticella in blucerchiato. Sulle corsie esterne non mi è affatto dispiaciuta la permanenza di Pereira, perderlo per cifre ben al di sotto del suo valore sarebbe stato puro autolesionismo, oltre a Sala da rivedere Pavlovic in fase di copertura visti i problemi avuti con D'Alessandro e la nuova versione di Dodò dopo il lunghissimo tira e molla che ha preceduto il ritorno. Complessivamente un qualcosa in più nel reparto sarebbe stato legittimo aspettarsi.

Il Bassano è un avversario di Lega Pro, sono bastati pochi minuti per rendersi conto della bravura dello scouting blucerchiato nell'essersi aggiudicati Torreira e Linetty. Un anno fa ero rimasto piacevolmente sorpreso dal tempismo nell'assicurarsi il talento uruguayano dopo poche presenze in prima squadra al Pescara, una strategia solitamente tipica di Juventus e altri club che da anni costruiscono in tale modo le squadre del futuro. Lasciarlo un anno in Abruzzo ha consentito di proseguire senza intoppi il suo processo di crescita, portando alla Sampdoria un giocatore con una superiore consapevolezza nei propri mezzi da mettere in mostra nel calcio che conta. Un talento dalla personalità innata, dal carisma del classico leader, dalla fame di successo, dalla voglia di combattere e conquistare ogni pallone. Quando Sampdorianews.net aveva intervistato in esclusiva alcune settimane fa la leggenda del calcio polacco, Zibi Boniek, abbiamo subito avuto la sensazione di ritrovarci tra le mani un centrocampista moderno, dal grande bagaglio tecnico-tattico e con ulteriori grandi margini di crescita. Linetty sta conquistando tutti, con qualità, capacità d'inserimento e tanta sostanza, un elemento imprescindibile in mediana, in un reparto che sta rivedendo il vero Barreto. Il paraguayano era reduce da una stagione no, è bastato vederlo all'opera al Gamper per renderci conto che aveva ritrovato benzina, ossigeno, nei mesi scorsi era andata in scena la sua brutta copia, ora fisicamente è tornato al top e la ritrovata fiducia lo ha trasformato mentalmente.

Parte del merito arriva dall'ottimo lavoro di mister Giampaolo, finora uno dei migliori acquisti in assoluto, in quanto capace non soltanto di dare una chiara impronta di gioco e un'anima consolidata alla squadra (cose che ci mancavano da almeno un anno e mezzo, ovvero dalla prima gestione Mihajlovic post D. Rossi), ma di rigenerare giocatori reduci da una stagione no, o noti per una scarsa predisposizione al sacrificio e al lavoro di copertura. Non è un caso che Silvestre, Barreto, Alvarez e Muriel stiano fornendo un rendimento di elevato livello. Ci sarà tempo e modo per verificare l'impatto di Schick e Fernandes con la nuova realtà e il credo tattico del mister in quel 4-3-1-2 destinato ad esaltare le qualità di Dennis Praet, un investimento importante, il fiore all'occhiello del mercato blucerchiato. Come giustamente evidenziato da Pecini era questo il momento giusto, l'unico momento possibile per bruciare la concorrenza, è vero, è stata spesa una cifra elevata ad un anno dalla scadenza del contratto, ma un'ulteriore attesa avrebbe messo fuori gioco la Sampdoria entrando in dinamiche d'ingaggio tipiche per elementi a scadenza di contratto, sempre più congeniali per i top club europei. Al di là del futuro di Djuricic prelevato con la formula del prestito e per il quale lo spazio in blucerchiato si è fortemente ridotto, bisogna evidenziare come dopo lunghi anni di vana attesa finalmente abbiamo assistito ad un mercato in entrata basato sullo scouting, sulla volontà di pescare talenti in giro per il mondo, abbandonando la strada dei “buoni rapporti” con le big, destinati a portare in gran parte dei casi giocatori demotivati, fisicamente non pronti o non adatti al progetto di una formazione del nostro livello. Investimenti a titolo definitivo su giovani promesse, o talenti già capaci di mettersi in luce nel panorama europeo. Non va scordato il fatto di aver battuto la concorrenza della Roma per Schick, aver portato a casa Linetty già nel giro della Nazionale maggiore della Polonia oltre al gioiello dell'Anderlecht, evidenziando come la buona riuscita della gestione Torreira abbia portato la società a ripetere l'operazione con le acquisizioni di Capezzi e Palumbo lasciati un anno in prestito rispettivamente a Crotone e Terni.

Spazio dedicato al mercato, ma non possiamo non dare il giusto risalto ad una Sampdoria a punteggio pieno dopo due giornate, sei punti conquistati con merito, prevalendo su un Empoli apparso in difficoltà in certi fasi della gara e avendo la meglio su un'Atalanta gagliarda ad inizio gara ma capace di complicarsi la vita con un'ingenua espulsione prima dell'intervallo. Contro Roma e Milan saremo attesi da test dall'elevato tasso di difficoltà, nei quali saremo chiamati a dare in campo il 101% con tre obiettivi; mantenere intatta la nostra identità di gioco, cercare di capitalizzare al massimo le occasioni da rete create e limitare i danni in fase difensiva. Il rischio di fare bella figura ma essere puniti al minimo errore difensivo esiste ed è concreto, dovremo essere bravi a mettere in difficoltà avversari più quotati nei loro punti deboli e con un Muriel in così grande spolvero tutto è possibile. Il colombiano ha un talento immenso, lo ha ben nascosto per diversi anni non riuscendo mai a farlo emergere con continuità, un enorme peccato. Sotto la gestione Giampaolo sembra letteralmente rinato, in campo incanta ma lo sapevamo benissimo che avesse i numeri per fare la differenza, ma qui andiamo oltre la qualità. Finalmente una forma fisica verso lo status ottimale, grinta da combattente, lo spirito di chi non molla un centimetro, crede su ogni pallone vagante, non si ferma un attimo. I primi 45' contro l'Atalanta sono stati da autentico campione, alle giocate di classe cristallina e alle progressioni di inarrestabile potenza fisica l'ex Udinese ha aggiunto abnegazione, spirito di sacrificio e voglia di combattere. Chapeau.

Concludo inevitabilmente con la situazione legata ad Antonio Cassano. Non posso e non voglio entrare nel merito di quanto accaduto in quanto esclusivamente i diretti interessati possono conoscere quanto realmente si è verificato negli ultimi mesi, non è mai stato e mai sarà nostra abitudine metterci in bocca parole altrui, pertanto ci limitiamo ai fatti, alle rispettive dichiarazioni del campione barese e dei vertici societari e a quanto offerto in campo. Certamente la gestione di tale situazione ha fatto acqua da tutte le parti e in questi casi le responsabilità sono spesso e volentieri da dividere tra tutte le componenti, la verità si trova di solito nel mezzo. L'improvviso muro contro muro dopo che il campione di Bari Vecchia aveva partecipato alle prime amichevoli estive ha sinceramente sorpreso un po' tutti, pertanto sono due le alternative possibili: non bisogna limitarsi soltanto al post derby oppure le idee non sono state chiare già in partenza. Detto ciò, passiamo al campo. Gli anni vissuti lontano da Genova con le costanti dichiarazioni d'amore a distanza, la consapevolezza di non rientrare nei piani tecnici di Zenga avrebbero dovuto portare il fantasista a spaccare il mondo, invece soltanto in un paio di occasioni ha fatto davvero la differenza. È anche però giusto evidenziare come abbia lasciato piuttosto perplessi la decisione di Montella di lasciarlo in naftalina proprio nel momento di maggiore rendimento tra dicembre e gennaio con un derby disputato da autentico protagonista.

In questa Sampdoria, con questa identità di gioco e l'asfissiante pressing richiesto a chiunque in fase di non possesso, con una strategia societaria che punta decisamente sui giovani talenti e con un sovraffollamento nella zona avanzata, risultava davvero difficile pensare come potesse ritagliarsi lo spazio che merita un campione simile. Non possiamo verificare se alle parole di ogni protagonista corrispondono alla lettera i fatti accaduti, ma sicuramente ogni persona ha la propria dignità che non va mai calpestata e merita rispetto. Detto questo non posso condividere in pieno, fino in fondo i commenti di chi ha appoggiato la volontà di Fantantonio di restare a Genova a tutti i costi, anche fuori lista, da corpo estraneo, da separato in casa. Alzi la mano chi non possa essere felice se un campione del suo calibro dichiara amore eterno alla tua squadra del cuore ed è innamorato della tua città, sia chiaro, stima incondizionata, ma esiste anche l'altro lato della medaglia. Se si ama davvero un giocatore, un uomo, per lui si vuole il meglio, il massimo, indossando la propria maglia o una casacca con altri colori, non importa. In questo momento augurarsi il meglio per Fantantonio sarebbe stato vederlo protagonista in campo, nel posto dove il suo genio regala perle di classe autentica, per un altro anno, per un biennio, o per chissà quanto tempo ancora, scrivendo magari una nuova pagina di storia calcistica per un'altra piazza e per l'intero movimento calcistico. Se altre destinazioni erano troppo lontane, l'Entella a Chiavari, a due passi da casa, in un ambiente invidiabile sarebbe stata la scelta ideale, con un Presidente che non ha nascosto stima, affetto e amicizia. Invece no, si resta a Genova, perdendo almeno sei mesi nella migliore delle ipotesi come avvenuto da svincolato dopo l'uscita dal Parma, rischiando di gettare al vento quel lavoro che l'aveva rimesso al top della condizione fisica a giugno, oltre che compromettere quelli che potrebbero essere gli ultimi mesi di carriera a certi livelli. Amore per una maglia, motivazioni personali, oppure orgoglio, o questione di principio, non lo sappiamo. Certamente il principio nel calcio spesso non porta a scelte oculate, noi cuori blucerchiati lo sappiamo bene in quel terribile gennaio 2011, lo sa benissimo lo stesso Antonio costretto a lasciare la Sampdoria dopo il famoso episodio con il Presidente Riccardo Garrone. È un grande peccato, per te Antonio, per gli amanti del bel calcio e la categoria geniale dei campioni come te, sempre più rari. In bocca al lupo, con affetto.