La luce in fondo al tunnel, ma povere coronarie. Ora i programmi siano all'altezza della Gradinata

Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Direttore Responsabile TMW Sampdoria. Collabora con Alfredopedulla.com, TMW Magazine, TuttoEntella.com.
25.04.2016 11:45 di Diego Anelli   Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
La luce in fondo al tunnel, ma povere coronarie. Ora i programmi siano all'altezza della Gradinata

Quota 40 punti raggiunta, la salvezza ormai dietro l'angolo, manca forse soltanto l'ultimo piccolo sforzo e la matematica. Ma quanta sofferenza. Sinceramente contro la Lazio mi aspettavo un'altra Sampdoria, niente di irresistibile intendiamoci, ma una squadra grintosa, cattiva agonisticamente parlando, vogliosa di andarsi a conquistare quei 3 punti, ancora più fondamentali in considerazione del blitz del Palermo al Matusa, con il coltello tra i denti, con il sangue agli occhi.

Nessuno pretendeva un'identità di gioco, quest'anno non l'abbiamo quasi mai avuta tra una rosa caratterizzata da lacune in determinati ruoli, il cambio della guida tecnica, il mercato rivoluzionario di gennaio e la sofferenza in ottica salvezza. Alla fine abbiamo conquistato l'intera posta in palio. Dai 25 punti precedenti allo scontro diretto con il Frosinone ne sono arrivati altri 15; successi casalinghi con i ciociari, Udinese e Lazio, il blitz di Verona contro l'Hellas, i pareggi esterni con Empoli, Fiorentina e Sassuolo. Si sono rivelati fondamentali alcuni elementi, i giocatori più rappresentativi, con alle spalle una maggiore esperienza, caratterizzati da personalità, carisma e senso d'appartenenza.

A gennaio non poteva arrivare attaccante migliore di Fabio Quagliarella per la pesante sostituzione di Martins Eder, con goal, prestazioni e leadership il ritrovato bomber blucerchiato ha dimostrato agli scettici di non essere un giocatore sulla via del tramonto, ma ricco di stimoli e voglia di successo come un ragazzino. Quanto è pesata la mancanza di Lollo De Silvestri nella prima parte di stagione, come un macigno. La sua presenza in campo trasmette ottimismo, fiducia, consapevolezza di poter contare su un terzino disposto a fare mille volte l'intera fascia, su un guerriero sempre pronto a combattere. E poi Emiliano Viviano. Chissà come si saranno dissolti i commenti sui suoi rinvii sbagliati o le presunte uscite mancate. Tre rigori di fila parati, altri interventi prodigiosi (talvolta purtroppo non sfruttati dalla Samp come in occasione del k.o. interno con il Chievo), la personalità di caricarsi sulle spalle le sorti blucerchiate nel momento topico, più delicato della stagione. Il giusto destinatario dei cori della Gradinata Sud.

Contro il Milan non meritavamo la sconfitta, il goal regolare annullato a Dodò ha pesato notevolmente nell'economia della sfida, a Reggio Emilia abbiamo tenuto botta 70' in inferiorità numerica, soffrendo le pene dell'inferno, ringraziando le parate di Viviano e la buona sorte, ma dimostrando almeno di saper soffrire, restare compatti, stringere i denti contro qualunque avversità e qualsiasi limite strutturale e qualitativo della rosa. Ieri con i biancocelesti siamo partiti come meglio non si poteva, un'azione che ha visto protagonisti Muriel, Quagliarella e Fernando, una nitida occasione da goal al primo tentativo. Ma come troppo spesso è accaduto in stagione subiamo il goal ad inizio gara sul consueto “facile” cross dal fondo e da quel momento spariamo dal campo, prigionieri di una paura contagiosa, di un gioco corale non continuo e destinato con frequenza ad affidarsi all'improvvisazione e alle giocate risolutrici dei singoli.

Fortunatamente ci ha pensato Fernando, a mio parere un elemento dotato di spessore tecnico-tattico non esploso quest'anno per il tempo necessario ad ambientarsi al nostro calcio e soprattutto per la stagione da dimenticare dei suoi compagni di reparto, autore di un altro goal pesantissimo dopo le marcature realizzate contro Frosinone e Udinese. Il rocambolesco sigillo di Diakitè ha premiato al massimo la Sampdoria, parlare di vittoria meritata risulta piuttosto esagerato quando il proprio portiere compie una lunga serie di miracoli e gli avversari sprecano l'impossibile sotto rete, basta ricordarsi il goal mancato da Djordjevic ad inizio ripresa. Il risultato di ieri e il vantaggio di Muriel con l'Udinese ci fanno riconoscere la buona sorte che ci aveva voltato le spalle in troppe occasioni in stagione, tramite clamorosi legni colpiti, i consueti goal subiti all'ultimo respiro e torti arbitrali tra goal annullati, rigori non concessi e inesistenti penalty assegnati agli avversari.

Tutto vero, ma dobbiamo andare oltre. La stagione, iniziata nel peggiore dei modi con l'inaccettabile preliminare con il Vojvodina, ha dimostrato come la scelta della guida tecnica e diverse operazioni di mercato realizzate in estate fossero state ceffate, il cambio dell'allenatore non ha finora portato i frutti sperati in termini di gioco e continuità. Bisogna però sempre tenere in considerazione come i problemi preesistenti della rosa fossero ben più seri rispetto alla posizione di classifica occupata dalla Samp al momento dell'esonero di Zenga oltre al mercato rivoluzionario di gennaio che ha visto la partenza di Martins Eder e alcune lacune non adeguatamente colmate, in primis nel reparto arretrato e nel cuore del centrocampo. Si tratta di una stagione nata male, malissimo, proseguita peggio, ma che siamo riusciti, con l'aiuto di tutte le componenti in primis una tifoseria come sempre eccezionale, matura e vicina alla squadra ponendo il bene della Sampdoria dinanzi ad ogni altro discorso, a raddrizzarla, rimettendola in qualche modo in carreggiata.

Ci auguriamo vivamente che questa tribolatissima stagione abbia dimostrato a tutti quanto siano delicate la scelta dell'allenatore e determinate operazioni di mercato in ruoli chiave quando invece il centrocampo è stato ad esempio svuotato in estate dinanzi a cifre ritenute probabilmente adeguate ma forse lontane dal reale valore dei giovani di talento ceduti, vedi Duncan. Speriamo altrettanto di vedere con minore frequenza una squadra regina nel subire goal su calcio piazzato, o in contropiede dopo aver battuto un corner, un centrocampo spesso e volentieri in balia dell'avversario in quanto Fernando va a sfidare da solo un reparto intero con Barreto ben al di sotto delle attese e Krsticic ancora alla ricerca della migliore condizione, una difesa caratterizzata dalle amnesie di Ranocchia, dalla stagione storta di Silvestre lontano parente del difensore ammirato la scorsa stagione.

Vedendo anche bomber di primissima fascia titolari nei top club europei, che potrebbero anche permettersi di respirare, aiutare costantemente la squadra in fase di non possesso con pressing a tutto campo, raddoppi di marcatura e il classico lavoro sporco, mi domando come risulti così complicato un lavoro simile per alcuni nostri giocatori. Dybala e Mandzukic sono soltanto gli ultimi esempi in ordine cronologico, ma potremmo citare altri mille esempi. Attenzione, parliamo di sacrificio e abnegazione, non di qualità ovviamente superiore. Per Muriel scocca l'ora di dimostrare il proprio valore senza scordare il lavoro di copertura e Correa di trasformarsi in un centrocampista moderno, in grado di saltare l'uomo e aiutare il terzino in difficoltà, altrimenti le premesse non si tramuteranno mai in fatti.

L'ingaggio di Montella ci aveva fatto un po' tutti sognare, rappresentava e rappresenta tuttora un chiaro segnale delle grandi ambizioni societarie, recuperare il terreno perduto e provare a compiere il salto di qualità già a partire dalla prossima stagione. Programmazione, lungimiranza, investimenti sui giovani e ricerca di elementi talentuosi tecnicamente validi in grado di interpretare al meglio la filosofia di gioco del tecnico. Sono speranzoso e altrettanto curioso di assistere alla prossima sessione estiva di mercato, nella quale la Sampdoria sarà chiamata ad illustrare i programmi per il futuro a medio-breve termine seguendo le indicazioni di uno dei migliori tecnici in circolazione. Chi spende meno e piazza i colpi più utili e azzeccati è il più competente, capace e pratico, Marotta già ai tempi blucerchiati ha dimostrato perchè giustamente viene considerato un Maestro sul mercato, i fatti parlano a suo favore. Bisogna andare ad individuare i giovani più talentuosi, osservare con attenzione il campionato cadetto e la Lega Pro, scandagliare i mercati esteri alla ricerca di occasioni, invitanti profili in termini qualità – prezzo, lasciando magari perdere la strada intrapresa un anno fa con trentenni svincolati portati a Genova con elevati ingaggi, o prestiti secchi dalle big, essendo operazioni con le quali non si fa molta strada e non si costruisce un futuro all'altezza.

Se son rose, fioriranno. Nel frattempo andiamo a chiudere matematicamente la pratica salvezza e attendiamo l'illustrazione dei programmi, all'altezza di una Gradinata commovente. Questa tribolata stagione è ormai ai titoli di coda, abbiamo messo le nostre coronarie a dura prova, probabilmente qualche anno di vita ci ha salutato, ma siamo Sampdoriani come e più di un anno fa. Il vero amore si fortifica, si consolida dinanzi agli ostacoli. Sofferenza, compattezza e passione ci hanno consentito di aiutare la nostra amata a ritrovare la bussola quando era prigioniera delle proprie paure e apparentemente smarrita. Noi ci siamo e ci saremo sempre, per Lei.