IL SAMPDORIANO - Il pensiero post San Siro: ci stiamo giocando l'Europa. Crediamoci ancora, davvero

Diego Anelli Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Collabora con Alfredopedulla.com, Mondosportivo.it.
19.02.2018 19:33 di Diego Anelli   Vedi letture
IL SAMPDORIANO - Il pensiero post San Siro: ci stiamo giocando l'Europa. Crediamoci ancora, davvero

Prima del fischio d'inizio avevo in testa le mie convinzioni: avremmo offerto una grossa prestazione, avevamo un'elevata probabilità di uscire da San Siro con un pugno di mosche in mano a causa del recente cinismo rossonero (in primis Cutrone), della nostra frequente scarsa cattiveria nei momenti topici, oppure per qualche episodio arbitrale a noi sfavorevole.

Al triplice fischio finale mi sono reso purtroppo conto di non aver ammirato la vera Sampdoria, quella capace di portare a casa un risultato positivo da San Siro, o almeno di rispondere davvero colpo sul colpo. E invece il Milan, ritrovato nel suo momento migliore, ha meritato i tre punti, al termine di una sfida che l'ha visto spesso e volentieri prevalere sia in termini di gioco, che di dinamismo. Gattuso ha preparato bene la sfida. Oltre a mantenere ritmi assai elevati è riuscito a bloccare sul nascere le nostre fonti di gioco, marcando a uomo Torreira fin dalla posizione di Cutrone e ingaggiando Ramirez, con il risultato che entrambi gli uruguayani hanno lasciato ben poche tracce.

Viviano, all'ennesimo rigore parato, ha evitato che il passivo potesse essere più pesante, consentendoci di restare in partita fino alla fine e peccato per quell'occasione non concretizzata da Caprari, il quale dà la sensazione di fare tutto bene tranne il guizzo decisivo che farebbe davvero la differenza sia a livello individuale che di collettivo. La sua prestazione con l'Hellas è stata di grande qualità, sono elevati i suoi mezzi tecnici, ma può e deve incidere maggiormente, sono diverse le occasioni non capitalizzate e non sempre c'è stato un Alisson prodigioso a dirgli di no... Sul campo non avremmo meritato il pareggio, eppure sull'unico lampo di Quagliarella ci siamo davvero andati vicini. Purtroppo non abbiamo nel DNA la capacità di portare a casa risultati sporchi, rubacchiando qualche punto che alla fine della stagione farebbe davvero la differenza. I pareggi mancati con Lazio e Sassuolo ad esempio, nel periodo di maggiore difficoltà, lo avevano già dimostrato.

I terzini bassi sono andati costantemente in affanno (speriamo che dopo il due non ci sia il tre per quanto riguarda i falli di mano di Murru in piena area), Suso e questo Calhanoglu sono in grado di mettere in difficoltà qualunque avversario. Al di là delle loro caratteristiche va rimarcato come i nostri terzini siano stati supportati in maniera scarsa dai centrocampisti, con Linetty e Barreto in apnea nel limitare il raggio d'azione delle mezzale rossonere e puntualmente assenti nel raddoppiare la marcatura degli esterni alti. Il Milan è stato bravo ad insistere sui continui cambi di gioco che hanno fatto sì che la Sampdoria perdesse la bussola, oltre che giuste distanze tra i reparti, mettendo in risalto la tendenza di esterni e centrocampisti ad accentrarsi. I rossoneri hanno purtroppo avuto vita facile.

Dennis Praet è ancora ai box e la sua sostituzione ha finora avuto risultati altalenanti. Sicuramente un dato di fatto è piuttosto chiaro, poche sono le alternative di valore in panchina in grado di far rimpiangere, almeno in maniera ridotta, i titolari e ne abbiamo avuto la prova non soltanto per il vuoto lasciato dal belga. Potremmo far riferimento al rendimento non ancora pienamente convincente di Murru, ai complicati ingressi di Verre, al frequente scarso dinamismo di Alvarez (giusto evidenziarne la professionalità, come del resto legittima la difesa da parte dei tesserati, sicuramente altre piazze sono ben differenti basta far riferimento al suo periodo all'Inter e soltanto assumendosi responsabilità in campo può davvero far chiudere la bocca ai detrattori) e alle ridotte soluzioni offensive.

Fabio Quagliarella sta vivendo una seconda giovinezza e avrebbe meritato la convocazione ai Mondiali solo se l'Italia non si fosse suicidata sul campo, l'età rappresenta però un dato di fatto e respirare è il minimo. 17 goal portano la sua firma e si è perso il conto degli assist, Duvan Zapata non sta lasciando tracce da inizio 2018 tra infortuni e influenze, a prescindere dal pesante goal a due passi all'Olimpico. In questo momento ci manca tantissimo il peso straripante dell'attaccante colombiano, improvvisamente sparito dai radar. Un calo fisiologico era inevitabile, anche in considerazione della preparazione estiva non effettuata al meglio. Sicuramente ritrovare lo spirito battagliero gli darebbe la scossa.

Parliamoci chiaro, siamo sesti al fianco del Milan e avremmo firmato con il sangue se in estate qualcuno ce lo avesse proposto, pertanto bisogna ringraziare tutti i nostri beniamini e chi sta lavorando per il bene della Sampdoria. Detto questo, giusto non cullarsi sugli allori ed è altrettanto corretto non lasciare nulla di intentato e pazienza se il ritocco senza particolari esborsi che avrebbe fatto comodo a gennaio in termini di alternative non sia arrivato. Bisogna scendere in campo come se non ci fosse un domani. Ci stiamo giocando l'Europa, poteva essere un sogno, adesso è un obiettivo ancora alla nostra portata. Non abbiamo fatto nulla, sarà il turno di Udinese e Atalanta per far vedere a tutti che ci saremo fino alla fine e soltanto a quel punto vedremo se sarà stato sufficiente. Crediamoci ancora, davvero.