IL SAMPDORIANO: chi non indossa maschere. Grazie di essere Fabio

 di Diego Anelli  articolo letto 1903 volte
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IL SAMPDORIANO: chi non indossa maschere. Grazie di essere Fabio

Che dire di Fabio... sta vivendo una seconda giovinezza da quando ha definitivamente archiviato la questione personale che l'aveva perseguitato negli ultimi anni. Ha la mente sgombra, libera da cattivi pensieri, la tecnica beh, è la solita, quella di un eterno campione. Gli anni non si sentono, la classe resta.

Si gioisce, si lotta su ogni centimetro, si combatte su qualsiasi pallone, si mette il bene della squadra davanti agli obiettivi personali, goal o assist poco cambia, l'importante è il massimo risultato per il collettivo. Valore aggiunto che alza l'asticella, leadership nel dna del trascinatore, il campione che ha vinto scudetti ma non si sente mai arrivato, non si arrende dinanzi al risultato e tira fuori l'orgoglio di chi non smette mai di crederci. Abbiamo descritto l'immensità di Fabio Quagliarella, il primo a crederci anche pochi giorni fa a San Siro sul 3-0.

Non aveva ancora segnato nella nostra stracittadina anche se risultando decisivo nelle vesti di uomo assist, ieri sera ha posto fine all'astinenza realizzativa. Da due passi sfera depositata in rete a porta sguarnita capitalizzando al massimo l'assist di Zapata dal fondo. Ci aveva già provato in precedenza a lasciare il segno, prima provando a punire Rossettini su un errato disimpegno, poi servendo una palla d'oro a Barreto, senza fortuna. 

La sua esultanza è contagiosa, non è “soltanto” un'esultanza da derby, è la gioia pura, genuina di un uomo che scende ancora in campo con l'entusiasmo dell'esordiente, con gli stimoli di chi non ha mai conosciuto il successo, di chi ama davvero il proprio lavoro e non deve fare il ruffiano nel testimoniare il legame nei confronti di una maglia. Fabio è come lo si vede, non deve indossare maschere. È sempre se stesso. Grazie Fabio.