IL SAMPDORIANO - Attributi quadrati e gioco sublime, poi il Var... Ora il Diavolo all'inferno e i viola di rabbia...

Diego Anelli Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Collaboratore di Alfredopedulla.com, Mondosportivo.it.
31.12.2018 09:46 di Diego Anelli  articolo letto 1664 volte
IL SAMPDORIANO - Attributi quadrati e gioco sublime, poi il Var... Ora il Diavolo all'inferno e i viola di rabbia...

Certamente l'incavolatura nel non portare a casa nemmeno un punto dopo una prestazione sublime è davvero tanta. Al tempo stesso in tutto il 2018 raramente sono stato così orgoglioso dei nostri ragazzi.

Nella tana della prima della classe, dell'imbattibile o quasi almeno in Italia, non ci siamo arresi dinanzi a qualsiasi difficoltà compresa l'assenza di tre su quattro dei difensori titolari, non ci siamo sciolti come neve al sole dopo l'immediato svantaggio firmato C. Ronaldo. Abbiamo tenuto botta nel periodo peggiore e siamo venuti fuori con il passare dei minuti grazie alle nostre principali qualità: il possesso palla, la verticalizzazione improvvisa, la personalità. Il pareggio è arrivato nel nostro momento più brillante e le azioni successive hanno testato le reali difficoltà bianconere nel tentare di contenerci.

La retroguardia, tranne qualche episodio come l'intervento non impeccabile del positivo Audero sulla conclusione dell'1-0 (il sole e la presenza di Ferrari sulla traiettoria possono però aver creato fastidio), ha fatto un figurone. Sala, nonostante le critiche dei suoi detrattori, non sta facendo rimpiangere Bereszynski, Colley si è dimostrato un gigante anche senza un centrale esperto al suo fianco, Ferrari ha offerto una prestazione complessivamente sufficiente considerando anche il debutto dal 1' con la nostra maglia, Murru è stato presente in entrambe le fasi.

Nel cuore del centrocampo sono rimasto per l'ennesima volta impressionato dalla superba prestazione offerta da Albin Ekdal, autentica diga davanti alla difesa, abile nel farsi trovare nel posto giusto al momento giusto, qualità ancora più da evidenziare visto il non elevato dinamismo. Un centrocampista intelligente, capace di esprimersi su ottimi livelli anche nel ruolo di regista, una delle tante scelte vinte da Marco Giampaolo, costretto a fare i conti con la pesante eredità lasciata da Torreira e subito in grado di trovare un sostituto all'altezza, in attesa della costante crescita dal talento Ronaldo Vieira.

Impossibile non soffermarsi sul Var, strumento di fondamentale importanza, contro il quale in molti si sono scagliati a livello generale, dimenticandosi che non esisteva fino a poco tempo fa un aiuto della tecnologia, gli errori arbitrali erano molto più frequenti, talvolta clamorosi e la teoria del complotto regnava sovrana. Ben venga il Var, purchè venga utilizzato in maniera intelligente, coerente e gli errori vengano pressochè eliminati, anche perchè in quel caso decade la giustificazione della difficile scelta da prendere in una frazione di secondo. Ci sono tanti occhi arbitrali in campo e nella postazione Var e certi errori, se non corretti, diventano inaccettabili.

Una volta che ho visto assegnato il rigore a nostro favore per un intervento di mano probabilmente involontario e in salto ma che amplia la voluminosità del corpo, non concesso dal direttore di gara ma soltanto con l'ausilio del Var, in casa della Vecchia Signora, temevo che il primo potenziale episodio contrario potesse risultare decisivo. E così è stato in occasione dell'incredibile rigore dell'1-1, dove un tocco di braccio di Ferrari è stato punito con la concessione del penalty. Qui è giusto fare due considerazioni: il braccio è attaccato al corpo, non alzato come nella prima circostanza, e cosa dovrebbe fare il giocatore: amputarselo? E se proprio si vedesse l'azione in maniera completa ci si sarebbe anche accorti della spinta di Alex Sandro ai danni di Ramirez sul primo palo. Fischiando questo intervento falloso non ci sarebbe stato nemmeno il rischio di vedersi dare contro un rigore del genere, concesso immediatamente e confermato nonostante il richiamo del Var.

Il 2-2 sarebbe stato strameritato per quanto visto in campo, tenendo ben presente l'enorme gap tecnico sulla carta esistente tra le formazioni ma pressochè azzerato sabato dall'ottima prestazione offerta da gruppo targato Giampaolo. La Sampdoria è stata l'unica compagine a giocare di collettivo, a costruire trame da grandi intenditori, a mettere in difficoltà una vera e propria corazzata, che si è affidata alle invenzioni dei grandi campioni e ha subito la manovra altrui per almeno metà dei primi 45' e parte della ripresa. Saponara aveva tirato fuori dal cilindro un'altra perla all'ultimo respiro, in pieno recupero, il Var ha riportato il risultato sul 2-1. L'ultimo tocco di Alex Sandro è piuttosto evidente, tutto però ruoterebbe sulla presunta involontarietà, non verrebbe considerata una giocata attiva ecc ecc. Questo è il regolamento? A mio modesto parere tante possibili interpretazioni, quando invece basterebbe seguire la strada della semplicità: tocco dell'avversario e di fuorigioco non se ne parla più. Invece no. 

Quando ho visto la sfera insaccarsi al 92' nel set a Perin battuto dopo un'azione innescata proprio da un rilancio svirgolato dell'ex genoano, trattenere la gioia era praticamente mpossibile. Prima dell'annullamento restavo comunque con i piedi per terra, mancavano ancora 4 lunghi minuti di un potenziale e quasi scontato assedio bianconero, durante il quale sarebbe bastata la giocata di un campione, una nostra incertezza, un rimpallo sfavorevole a far cadere ogni nostra speranza. Chi pensa invece alla malafede e si prende le proprie responsabilità nel sostenerlo ha invece fatto riferimento al fatto che ci sarebbe stato ancora tempo e modo per riportare gli avversari in vantaggio. Io non l'ho voluto e non voglio pensarlo, altrimenti, fosse vero, dovremmo andarcene tutti a casa e dedicarci ad un altro sport per il resto della nostra vita. Io credo ancora e sempre alla buona fede e spero che un giorno il Var possa essere utilizzato con coerenza e magari dando la possibilità ai rispettivi capitani di richiedere il suo intervento in un prefissato e ridotto numero di volte in ogni sfida.

Arriva la sosta, fermarsi può essere positivo per ricaricare le pile, recuperare energie fisiche e rivedere qualche infortunato importante come Bereszynski, Barreto e il rientrante Regini. Si può anche sostenere la tesi negativa, ritenendo che con questa condizione mentale fosse meglio continuare a giocare e cavalcare il trend esaltante degli ultimi tempi. A gennaio saremo attesi da due sfide dall'enorme peso specifico. In primis la gara secca di Coppa Italia al Ferraris contro un Milan, finora senz'altro non irresistibile ma in piena corsa Champions nonostante le mille vicissitudini dentro e fuori dal campo. Negli ultimi anni non ci siamo fatti ricordare per un cammino esaltante in una competizione alla quale storicamente teniamo molto. Sarebbe il momento di provare ad avanzare, con tutte le nostre forze, una gara unica nel nostro ritrovato fortino contro un avversario tecnicamente più quotato e meno quadrato non rappresenta un ostacolo insormontabile, una sfida complicata ma non impossibile.

Lo stesso discorso si può fare per la prima giornata del ritorno che ci vedrà andare a far visita alla Fiorentina, nel primo dei numerosi scontri diretti in chiave europea. La Sampdoria degli ultimi tempi ha dimostrato con i fatti di non dover temere nessuno, scendendo in campo con questo livello di concentrazione, tenacia e condizione psicofisica non esiste obiettivo a priori irraggiungibile. Stiamo dando l'impressione di essere cresciuti, maturati ulteriormente come gruppo in termini di mentalità, come ogni altra squadra abbiamo vissuto un periodo di appannamento ma ancora nessuna traccia di tracollo mentale registrato nel precedente biennio. Sarà interessante seguire il nostro cammino, senza quei prolungati black-out possiamo giocarcela fino alla fine, senza lasciare nulla di intentato, nemmeno in sede di mercato, dove la società ha già dichiarato di essere pronta a cogliere al volo eventuali occasioni. L'esperienza dell'anno scorso può aver insegnato anche sotto questo profilo, quando venne dilapidato un vantaggio di poco inferiore ai dieci punti sulle inseguitrici al sesto posto, con un girone di ritorno caratterizzato da poche gioie, una rosa ridotta e non rinforzata a gennaio e troppi passi falsi con le presunte matricole.

Moralmente siamo usciti non sconfitti dal campo della Juventus. E' vero, i complimenti, il rammarico, le polemiche, i “se” e i “ma” non portano punti e non fanno classifica. Da queste prestazioni simili però si può e si deve restare ottimisti in vista del futuro a breve termine. Il nostro compito principale consisterà nel non staccare la spina, essere consapevoli dei nostri punti di forza e  degli aspetti dove si può migliorare, restando umili e ambiziosi. Avanti Doria!