"Il malessere da trasferta": dall'estate 2007 Samp e Atalanta a confronto
Problemi mentali, fisici, tattici, lacune tecniche, perdita di fiducia nei propri mezzi, giocatori che stanno rendendo al di sotto delle attese. Possono essere numerose le cause dell’improvvisa e pesante involuzione della Sampdoria sia in termini di gioco, che di risultati. Uno dei malesseri evidenti della compagine blucerchiata da diversi anni è la mancanza di personalità e reazione lontano da Marassi: in trasferta si raccoglie poco, o nulle, e pensare che i 7 punti conquistati con Catania, Atalanta e Lazio avevano fatto pensare ad una netta inversione di tendenza.
Del Neri era e resta uno dei migliori tecnici in circolazione sotto il profilo tecnico – tattico, ma numerosi addetti ai lavori e tifosi nutrono qualche perplessità in merito all’approccio alle gare in trasferta e, in generale, sulla necessaria variazione di atteggiamento una volta passati in svantaggio: se la squadra va in confusione, o perde punti di riferimento, l’allenatore può e deve intervenire alla ricerca di soluzioni adeguate per assicurare un sufficiente livello di continuità. Questo articolo non vuole mettere nessuno sotto accusa, ma semplicemente limitarsi ad analizzare i malesseri della Sampdoria in trasferta, paragonando i rendimenti esterni dei blucerchiati e dell’Atalanta allenata da Del Neri nello scorso biennio, basandosi su numeri e statistiche, indiscutibili se la matematica non è un’opinione.
Cominciamo il nostro confronto dall’avvento di Walter Mazzarri alla Sampdoria e Gigi Del Neri all’Atalanta nell’estate 2007. Le ultime stagioni della gestione Novellino non furono entusiasmanti per una lunga serie di motivi, l’attacco, vista la squalifica di Flachi e la partenza di Quagliarella, fu completamente da rifondare, arrivarono Bellucci, Caracciolo, Montella e Cassano. Dopo un inizio stentato, in virtù della rivoluzione tattica, dei numerosi cambi in squadra e la partecipazione all’intertoto, la Sampdoria decollò: il risultato finale parla di 60 punti conquistati, 6° posto in classifica, qualificazione Uefa, un pareggio e una vittoria nel derby, senza dimenticare il ritorno di Antonio Cassano al calcio che conta.
Nel girone d’andata anche Mazzarri dovette fare i conti con il “malessere trasferta”: soltanto 7 punti conquistati in trasferta, frutto delle vittorie a Siena e Cagliari, e del pareggio a Torino contro la Juventus, 8 goal realizzati in ben 10 match, 17 goal nella casella marcature subite. In ben 5 delle 7 sconfitte esterne non riuscimmo né a realizzare una rete, né ad imbastire una pur minima reazione: 2-0 a Napoli, 3-0 a Milano contro l’Inter, 1-0 nel finale con il Torino, 2-0 a Catania, 2-0 con la Roma. Nel ritorno il derby vinto nel finale con il sigillo di Maggio invertì completamente la tendenza, rendendo la sconfitta 2-1 contro la Lazio un episodio piuttosto isolato.
Al di là del turno infrasettimanale giocato malamente a Bergamo e perso per 4-1, con il noto infortunio al polpaccio di Campagnaro, prendemmo il volo: anche senza Cassano vincemmo a Parma, a Milano con i rossoneri, ad Empoli, campo storicamente avaro di soddisfazioni per i nostri colori, e, con la magia di Fantantonio su punizione, a Palermo l’ultima giornata di campionato. Da ricordare il prezioso 2-2, firmato Maggio e Gastaldello, contro la Fiorentina in ottica europea, l’unico stop a Reggio. Nel ritorno conquistammo ben 16 punti in trasferta, realizzando 13 goal, incassandone soltanto 11. Il bilancio finale in ottica trasferte del campionato 2007 – 2008 parla di 23 punti ottenuti sui 60 complessivi, 21 goal realizzati, 28 incassati.
A Bergamo Del Neri ebbe un inizio migliore nelle sfide disputate in trasferta: 10 punti conquistati, 10 goal realizzati, 14 subiti. Spiccano le vittorie esterne contro dirette avversarie, 1-0 ad Empoli e 2-1 a Catania, il pesante 2-2 a Firenze e gli scontri diretti mantenuti in parità: 1-1 a Reggio, 1-1 a Siena e a Livorno. Ad eccezione dell’immeritata sconfitta per 3-0 a Marassi contro la Sampdoria, dove Cassano realizzò il primo goal in blucerchiato, l’Atalanta diede sempre filo da torcere agli avversari, come dimostrato dalle sconfitte di misura subite anche contro avversari ben più quotati, come Inter e Juventus, gare perse rispettivamente per 2-1 e 1-0.
Nel ritorno invece probabilmente per un calo fisico e un blackout mentale, dovuto all’avvicinamento dell’obiettivo salvezza, il rendimento esterno registrò una pesante involuzione: soltanto 6 goal realizzati in ben 9 incontri, dei quali 5 realizzati nelle uniche vittorie: 2-1 a San Siro con il Milan, 3-2 a Parma. A parte l’inutile rete realizzata all’Olimpico nel 2-1 a favore dei giallorossi, l’Atalanta non trovò mai la via della rete: 3-0 con la Lazio, 2-0 ad Udine, 1-0 con il Torino e a Cagliari, 2-0 a Napoli. L’unico pareggio del ritorno fu ottenuto a Palermo, un pari a reti inviolate. Il bilancio finale esterno neroazzurro parla di 17 punti conquistati sui 48 complessivi, nono posto in classifica, 16 goal realizzati in trasferta, 28 subiti.
Nella stagione 2007 – 2008 la Sampdoria ha vissuto un’annata travagliata, a causa di un’incredibile serie di problemi fisici ai giocatori cardine, in primis Campagnaro, Palombo e Bellucci, e di gravi errori commessi in sede di mercato, innanzitutto la non adeguata sostituzione di Maggio sulla destra e la mancanza di alternative offensive da affiancare a Cassano. Il bilancio esterno della prima metà di campionato fu altamente deficitario: soltanto 5 goal realizzati e 15 subiti, 5 punti conquistati in 9 incontri, in virtù del successo 2-1 a Reggio e dei deludenti pareggi di Siena (0-0) e Udine (1-1). Al di là dell’inutile doppietta firmata Cassano nel 4-2 subito a Bergamo proprio contro l’Atalanta di Del Neri, la Samp non trovò mai la via della rete in tutte le altre sconfitte: 2-0 con la Lazio, 3-0 contro il Milan, 2-0 contro la Roma e Napoli, 1-0 contro il Cagliari.
L’avvento di Pazzini nel mercato di riparazione migliorò complessivamente l’andamento della Sampdoria, compreso il rendimento in trasferta: 9 goal realizzati, 11 subiti, i punti conquistati salirono a 9, grazie al prezioso pareggio conquistato contro la Juventus, il pareggio di fine stagione a Palermo, ma soprattutto ai risultati ottenuti contro le squadre pericolanti, vedi l’1-1 con il Chievo e le vittorie per 3-1 contro Torino e Lecce. I problemi esterni non vennero però eliminati all’improvviso, le lacune tecniche e di personalità restarono sotto gli occhi di tutti, come dimostrato delle debacle subite contro Bologna, Catania e Genoa. Il bilancio finale parla di 13° posto, 14 punti ottenuti in trasferta sui 44 totali, 16 goal realizzati, 31 subiti lontano da Marassi.
Il rendimento esterno dell’Atalanta invece non si discostò molto dalla precedente stagione, anche se nell’andata i risultati furono profondamente deludenti. Al di là della vittoria alla prima giornata per 1-0 a Bologna, arrivarono soltanto due pareggi per 1-1 con Chievo e Genoa, per il resto tutte sconfitte, anche contro compagini del proprio livello, se non inferiori, come Catania (1-0), Torino (2-1) e Reggina (3-1). 5 punti su 9 trasferte, 8 goal realizzati e 15 subiti è un bilancio altamente preoccupante. Le cose andarono un po’ meglio nel ritorno, anche perché, nonostante la tranquilla posizione di centro classifica e l’addio di Del Neri, la squadra non staccò la spina prima della fine del torneo.
Le vittorie per 1-0 contro Cagliari e Lazio diedero tranquillità, i pareggi contro Lecce e Napoli, rispettivamente per 2-2 e 0-0, consolidarono la posizione di centro classifica, mentre le buone prove offerte a fine stagione contro le big, pareggio 2-2 con la Juventus e sconfitta per 4-3 con i campioni d’Italia neroazzurri, servirono per dare risalto ai pezzi pregiati della compagine allenata da Del Neri. Le sconfitte rimediate, senza trovare la via del goal, contro Siena, Sampdoria, Milan e Udinese furono però i segnali di una squadra talvolta priva della giusta mentalità esterna. Il bilancio finale parla di 11° posto, 47 punti conquistati, di cui 14 ottenuti in trasferta, dove la squadra è andata a segno in 17 occasioni, mentre gli avversari hanno gonfiato la rete in 31 circostanze.
La Sampdoria è partita come meglio non avrebbe potuto in questa stagione: gioco spumeggiante, ali che volano, Cassano in condizioni smaglianti, Pazzini a segno in ripetizione, difesa attenta, centrocampo capace di occupare benissimo il campo. L’ottimo rendimento blucerchiato è stato anche caratterizzato, almeno inizialmente, da buone prestazioni offerte anche lontano da Genova: i successi per 2-1 a Catania e 1-0 a Bergamo (in inferiorità numerica) hanno evidenziato la compattezza e la predisposizione al sacrificio del gruppo. Il passo falso di Firenze, arrivato dopo ben 4 successi consecutivi, non preoccupò assolutamente, la squadra vinse a Marassi contro l’Inter, uscì imbattuta contro il Parma e sfiorò il successo all’Olimpico contro la Lazio, l’1-1 finale non diede merito alla prestazione blucerchiata, anche per palesi torti arbitrali.
Da quel momento in poi però non si ottenne più nulla in trasferta, tranne clamorose debacle e assoluta mancanza di reazione: contro Juventus, Cagliari, Genoa, Milan e Livorno 0 punti ottenuti, 2 soli goal realizzati, addirittura 16 goal subiti. Difesa in perenne difficoltà, attacco senza rifornimenti con Cassano e Pazzini abbandonati al proprio destino, è solo colpa della difesa? Direi proprio di no, chiunque capisca un minimo di calcio si sarà reso conto che recentemente il centrocampo non copre né più la difesa, né lavora a supporto degli attaccanti, del resto non è che i nostri difensori prima fossero fenomeni e i nostri fior di attaccanti adesso non sanno più dove si trovi la porta, no? Mannini è in palese debito d’ossigeno, Semioli è praticamente sempre restato fermo ai box per infortunio, il rendimento di Palombo è altalenante, Tissone non ha più convinto dopo i problemi fisici, Poli è giovane ed è normale che non offra continuità di prestazioni, Padalino è spesso più fumo che arrosto, il contributo di Franceschini è oramai minimo.
Per curare il “malessere da trasferta” occorrono forze fresche, nuovi volti per alternarsi con gli attuali titolari, tranquillità, umiltà, professionalità e voglia di sbattersi per rispetto di chi li paga e di chi fa km su km per seguirli ovunque, altrimenti anche se in casa le cose tornassero ad andare a gonfie vele come ad inizio stagione, gli obiettivi europei saranno destinati a restare un’autentica utopia.
