Il cielo è sempre più blu nello stadio degli azzurri. Cartolina dal S. Paolo
Nel calcio si può parlare di tutto, l’esatto contrario di ogni cosa, potremmo stare qui a parlare di tattica, mercato, campo pesante, sostituzioni, lotta per la salvezza, futuro dei nostri gioielli, di ogni cosa, ma quando si assiste a prestazioni del genere, tutto va in secondo piano.
Ero tra i fortunati che hanno ammirato dal vivo la Sampdoria al S. Paolo e sarei uscito orgoglioso dei ragazzi anche nel caso in cui il risultato alla fine non avesse sorriso alla compagine blucerchiata. Al tempo stesso però il destino sarebbe stato crudele, tornare a casa con un pugno di mosche in mano al termine di una prova del genere avrebbe rappresentato una delusione infinita, ma, in ogni modo, la consapevolezza di aver intrapreso da tempo la strada giusta.
Fortunatamente il fortino doriano ha retto contro il forcing finale partenopeo, il triplice fischio è diventato sinonimo di autentica liberazione, i ragazzi si sono abbracciati tra loro, hanno applaudito i tifosi che li hanno incitati dal settore ospiti, ben consapevoli che tutti insieme, chi in campo, chi sugli spalti, hanno contribuito al raggiungimento di un risultato prestigioso, storico, un punto d’oro pesantissimo in ottica salvezza.
Si dice che alcune partite, certi momenti, determinati attimi nella vita di chiunque tenga davvero ad una squadra, non si dimenticheranno mai, restano indelebili nei propri ricordi, scolpiti nei propri cuori, si vivono emozioni impossibili da raccontare, non esistono le parole giuste per poterle descrivere, si può soltanto condividerle con i presenti. Beh, questo è stato uno di quei momenti. E’ vero, non c’erano coppe, né qualificazioni in palio, non era la partita dalla quale bisognava necessariamente cercare i punti per la salvezza, la sfida non rappresentava né una finale, né uno spareggio, né un derby, niente di tutto questo.
Eppure, spesso è dalle partite che meno ci si aspetta, dalle sfide sulla carta più improbi, dagli stadi più prestigiosi che arrivano le emozioni più pure, più uniche che rare. Non sono arrivati i 3 punti, ma uscire imbattuti al S. Paolo contro un Napoli smanioso di riscatto dopo la clamorosa sconfitta europea e pronto a tutto pur di avvicinarsi sensibilmente alla capolista Juventus può rappresentarsi un qualcosa di indimenticabile.
Contro la seconda in classifica in piena corsa per lo Scudetto, la Sampdoria, spesso e volentieri snobbata dai media nazionali, ha giocato a testa alta, personalità da vendere, davvero con gli attributi ma non soltanto, perché è stata trascinata dai suoi ragazzi terribili per le grandi, ricchi di qualità, senza paura di niente e di nessuno. Nessun timore per la superiorità tecnica degli avversari, nessun timore per un S. Paolo pronto ad accendersi ad ogni fiammata dei propri beniamini, oltre 40.000 tifosi di casa contro lo spicchio blucerchiato, pronti a rispondere colpo su colpo finchè le energie consentivano la possibilità di contrattaccare alla ricerca del colpaccio, disposti a tutto pur di immolarsi nella parte finale quando il Napoli ha schiacciato sull’acceleratore realizzando un autentico assedio.
La classifica, la superiorità dell’avversario, gli stimoli dei partenopei, un ambiente caldo come il S. Paolo, la spinta del pubblico di casa, la squalifica di Delio Rossi, la mancanza di giocatori d’esperienza come l’infortunato Palombo, oppure Maxi Lopez e Maresca seduti in panchina, l’atteggiamento dei media nazionali che consideravano la Sampdoria già vittima sacrificale ancora prima di scendere in campo. Tanti erano i fattori che potevano far sentire i blucerchiati piccoli piccoli in una sfida del genere, in un contesto simile, invece la Sampdoria ha giocato da grande, si è comportata da squadra capace di rendere orgoglioso qualunque tifoso, per qualità, personalità, coraggio, spirito battagliero.
Rossini, Obiang, Krsticic e Poli hanno rappresentato la colonna portante di una Sampdoria che non si è mai sfilacciata, né ha gettato la spugna, ma ha sempre cercato di sorprendere, giocare alla pari e, dopo aver messo seriamente in difficoltà l’avversario quotato tra lo stupore dei moltissimi, ha resistito al forcing finale. Lo spirito dei nostri talenti, l’esperienza dei vari Romero, Gastaldello, De Silvestri hanno rappresentato un muro invalicabile, avremmo potuto giocare ancora per ore, forse quella palla non sarebbe mai entrata, perché quando si scende in campo con quello spirito, non c’è che tiro che tenga, non esiste pallone pronto a gonfiare la rete ai danni di un avversario così capace di combattere, in virtù delle proprie qualità, contro qualunque ostacolo si trovi sulla propria strada.
Il triplice fischio finale, i fischi del S. Paolo, gli applausi dei giocatori blucerchiati in campo e le mani al cielo dei tifosi doriani presenti, contro gli azzurri, nello stadio degli azzurri, il cielo è sempre più blu, con una stella da ammirare in campo, sempre cerchiata di blu…
