Equilibrio nei salotti, costanza in campo, tempestività sul mercato. Per continuare a crescere

Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Collabora con Alfredopedulla.com, TMW Magazine, Tuttoentella.com, Antenna Blu.
 di Diego Anelli  articolo letto 2106 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Equilibrio nei salotti, costanza in campo, tempestività sul mercato. Per continuare a crescere

Non eravamo fenomeni prima, non siamo diventati adesso scappati di casa, nel calcio serve sempre una sufficiente dose d'equilibrio, lo sport è il perfetto riflesso della vita di tutti i giorni. Certamente, qualcuno si era illuso, in maniera inconscia oppure giustificata, visto l'ottimo periodo attraversato dalla nostra amata dal derby in poi. La reazione nella stracittadina aveva bisogno di conferme ulteriori per non rappresentare un fuoco di paglia, il successo contro la caotica ma pur sempre quotata Inter e il pareggio di Firenze avevano ribadito i valori dell'11 doriano. L'ottima vittoria con il Torino, frutto di qualità e grande carattere, ha costituito la ciliegina sulla torta, era quello il momento per far svoltare la stagione, ma bisogna tener conto anche degli avversari oltre ad analizzare a 360° l'andamento di una squadra, le varie sfaccettature di un cammino stagionale.

La Lazio ha vinto con merito al Ferraris, inutile prendersela con Tizio, Caio, o Sempronio, talvolta si riesce a mettere in campo il massimo o quasi del proprio potenziale, ma ci si trova dinanzi un avversario fisicamente, tecnicamente e in termini d'esperienza superiore e si esce sconfitti per pura inferiorità, il campo conferma i valori analizzati sulla carta. Un pubblico competente, maturo e passionale come quello doriano ha regalato una lunga serie di applausi ai propri ragazzi, essendo consapevole che oltre non si poteva andare. Una grande escalation di risultati e prestazioni, da non scordare però il negativo primo tempo di Crotone e la rocambolesca vittoria con il Sassuolo; qualcuno, magari per vendere qualche copia in più del proprio giornale in periodi di crisi, o aumentare l'audience televisivo, ha fatto riferimento al famoso Sampdoria – Milan 3-2, deciso da Ruud Gullit.

Guai bestemmiare. Non soltanto quella era un'altra Sampdoria ed erano tempi lontani anni luce, ma nemmeno le singole partite possono essere paragonate soltanto per una frazione di secondo. Quella fu una rimonta epica, iniziata, proseguita e portata a termine nel corso dell'intera ripresa, piegando l'imbattibile o quasi Milan di Fabio Capello. 3 punti conquistati con merito, senza “se” e senza “ma” nonostante qualche polemica arbitrale dall'ambiente rossonero. I ragazzi di Giampaolo meritano applausi a scena aperta perchè spesso e volentieri hanno creduto fino alla fine alla possibilità di recuperare punti quando sembrava tutto perduto (vedi anche Cagliari e Palermo), ma in questo caso il Sassuolo ci ha messo molto del suo, suicidandosi in 8 minuti. Non è stato un caso, basta vedere Milan – Sassuolo 4-3, Sassuolo – Rapid Vienna 2-2 e Cagliari – Sassuolo 4-3. Gli emiliani non hanno ancora perso il vizio.

L'attuale Sampdoria merita stima, affetto e rispetto per quanto mostrato finora in campo, la classifica rispecchia più o meno i valori dell'attuale organico, anche se sono numerosi i giovani con ulteriori e importanti margini di miglioramento che, compiendo ulteriori step nel rispettivo processo di crescita, sono in grado di portare i blucerchiati a posizioni più interessanti. Da molti anni non potevamo contare su un centrocampo così tecnico, completo, dinamico, ricco di alternative, un reparto in grado di potersela anche giocare in ottica europea. Fino a poco tempo fa avrei sognato ad occhi aperti un elemento come Torreira, in grado di giocare a soli 20 anni con la personalità del veterano, la saggezza tattica del campione già fatto e la determinazione di un guerriero. Non vanno poi scordati Karol Linetty, centrocampista completo, predisposto al sacrificio e duttile tatticamente, né quell'Edgar Barreto che ha sorpreso molti tifosi e addetti ai lavori ma la precedente stagione è stata l'unica deludente da quando milita in Italia. Abbiamo perfino abbondanza di reali, o presunti trequartisti, da Bruno Fernandes a Dennis Praet, da Ricky Alvarez a Filip Djuricic, alcuni dei quali in grado di giocare con efficacia e diligenza anche sulla linea a tre in mediana.

In avanti manca probabilmente qualcosa, se Muriel non vive giornate da fenomeno fatichiamo e non poco a gonfiare la rete, Quagliarella non è più inevitabilmente quello dei tempi migliori, fa sempre il massimo ma avrebbe bisogno di ottimizzare il proprio minutaggio a favore di un Patrick Schick, il quale, nonostante la giovane età e l'ambientamento nel calcio italiano, non ha perso tempo a lasciare già il segno, mettendo già in mostra tecnica sopraffina e il fiuto per il goal. Concretezza e spirito di sacrificio che probabilmente sono stati persi in parte da alcuni compagni, tendenti a giocare in troppe occasioni in punta di piedi, finendo per perdersi in tocchi leziosi fini a se stessi, o in dichiarazioni facilmente evitabili. Quando si arriva con valutazioni importanti, bisogna ripagare i grossi investimenti effettuati dalla società e valere i numerosi complimenti ricevuti dagli addetti ai ai lavori, occorre far svoltare la stagione e iniziare a dimostrare il proprio valore, anche rispettando ovviamente gli step di ambientamento nella nuova realtà a livello tattico, ma senza perdere treni che passano. Bruno Fernandes sta un po' riprendendo fiato dopo l'ottimo avvio, mentre Dennis Praet fatica più del previsto a diventare un fattore. Potrebbe mancargli la continuità di impiego e di utilizzo nel medesimo ruolo, ma anche in Belgio è andato ad occupare ogni posizione a centrocampo e nel reparto offensivo. 10 milioni per un giocatore ad un anno dalla scadenza rappresentano un enorme investimento, il suo talento lo meritava, ora bisogna giocare più di spada e meno di fioretto. Le big potrebbero abbracciarlo soltanto se riuscisse a fare la differenza in blucerchiato.

Dinanzi ad una simile composizione dalla cintola in su sembra incomprensibile la situazione difensiva della Sampdoria, sembrano quasi due mercati realizzati da soggetti diversi. Fortunatamente Silvestre ha tenuto la baracca e Skriniar, dopo i gravi errori ad inizio stagione, è cresciuto in maniera esponenziale meritandosi ampiamente il posto da titolare, ma mancano urgentemente le alternative, per non parlare della disastrata situazione degli esterni bassi. In questo momento non possiamo contare nemmeno su un elemento di sicura affidabilità tecnico-tattica e piena forma fisica. Sala colleziona infortuni e gravi amnesie, Regini è stato nuovamente costretto ad adattarsi a sinistra, un infortunio ha subito messo k.o. Pavlovic, Pereira viene impiegato in rare occasioni, Dodò è un oggetto misterioso. Il ritorno del brasiliano, peraltro alle condizioni stabilite in estate, resta un'operazione incomprensibile, avvenuta peraltro nei giorni della partenza di De Silvestri (non rimpiazzato) e dell'inatteso addio di Castan. A gennaio non bisognerà perdere tempo, intervenendo tempestivamente e in maniera urgente sulla retroguardia, rendendosi conto che con problemi difensivi così gravi a quest'ora la classifica poteva essere ben peggiore.

Sicuramente a Verona con il Chievo abbiamo già perso la partita a livello di atteggiamento, squadra molle, compassata, a tratti disattenta e punita da due grossolani errori difensivi, simboli di una concentrazione lasciata negli spogliatoi. Qualche scelta discutibile nell'11 iniziale ha fatto il resto. Contro l'Udinese si sperava di ritornare al successo per festeggiare al meglio le vacanze natalizie, è arrivato invece uno 0-0 spento, deludente a livello di gioco e occasioni da rete, ma probabilmente non si poteva ottenere di meglio dinanzi ad un'Udinese reduce da tre vittorie consecutive e al momento in maggiore condizione fisica e mentale. Ogni tanto anche il punticino deve essere ben accetto al triplice fischio finale, abbiamo già vissuto annate nelle quali abbiamo rimpianto il mancato arrivo di qualche pareggio. E' servito un mese e mezzo a mille per uscire da una deficitaria posizione di classifica, probabilmente la squadra ha avuto bisogno di respirare un attimo dopo un'impegnativa rimonta, ma non deve più commettere l'errore di aver chiuso la pratica salvezza in netto anticipo, aver perso la speranza di raggiungere obiettivi più ambiziosi e sbagliare l'atteggiamento, altrimenti ci ritroveremmo al capolinea.

Siamo un giocattolo di qualità, ben funzionante, con un meccanismo oliato con lungimiranza e competenza, dietro l'angolo abbiamo l'occasione di completare il puzzle, facendo quanto non è stato fatto, o fatto male in estate. C'è una difesa da rinforzare davvero e il nodo Silvestre da risolvere (con un professionista esemplare e una signora società un compromesso si trova sempre a metà strada), allora soltanto a quel punto potremo riprendere il cammino interrotto e vedere dove ci potranno portare la qualità, la fame e l'entusiasmo dei nostri giovani talenti. Importante non perdere tempo, valutare rinforzi di valore in termini di qualità – prezzo, evitando gli esuberi o gli svincolati delle big (le operazioni Ranocchia – Dodò – Alvarez insegnano), partendo dalla base imprescindibile, ovvero la permanenza a gennaio dei pezzi pregiati. Il Presidente e l'intero staff dirigenziale lo hanno ribadito in più occasioni, pertanto dovremmo essere più che tranquilli su quel fronte.