Cassano e la Sampdoria: fari accesi e luci spente
Apri i giornali, guardi i programmi tv nazionali e ti chiedi: ma tutta sta gente dove è stata negli ultimi 3 anni? In un altro pianeta, o sulla Terra? Si tratta di massimi esperti calcistici soltanto di Inter, Milan e Juventus, oppure conoscono i giocatori delle altre 17 compagini della massima serie?
Nell’ultima conferenza stampa Antonio Cassano ha giustamente rifiutato l’etichetta di “terrorista”, oramai è giunta l’ora di finirla una volta per tutte con i soliti racconti delle passate “Cassanate”, con la moda di guardare con toni sospetti e prevenuti ogni prestazione del genio barese, ma non solo. C’è chi si diverte nel cercare presunti scoop sulla sua precedente vita extracalcistica alla ricerca di chissà quali scandali, peccato che il n°99 doriano è fresco di matrimonio e ha gli occhi del ragazzo innamorato.
Qualcun altro vede bene di accostarlo alle big intavolando presunte trattative, talvolta già prossime all’ufficializzazione, peccato per loro che l’unione calcistica tra la Sampdoria e Antonio Cassano sia destinata a durare ancora a lungo. Quando non si riesce a criticarlo per motivi personali, o contrattuali, resta il campo, ma, anche qua, si fatica a parlargli male alle spalle. I noti commentatori televisivi nazionali probabilmente non hanno seguito nemmeno con il binocolo le prestazioni del fantasista dal momento in cui è sbarcato sotto la Lanterna: spesso e volentieri in doppia cifra, interminabili serie di assist, goal da cineteca, un’unica espulsione, perfetto feeling con l’ambiente, un rapporto perfetto con Mazzarri, una relazione caratterizzata da alti e bassi con Del Neri, ma terminata a tarallucci e vino, una maturazione comportamentale raggiunta a pieni voti.
Per qualcuno è troppo forte la tentazione di processarlo in tv, sui giornali, e allora inizia il tormentone “Cassano non è decisivo”. Non andava a segno con le big, ecco tutti serviti: Fantantonio segna contro Inter in campionato e Coppa Italia, Milan e Juventus. Nei derby spettatore non pagante? Dribbling alla Tomba e assist per il goal decisivo di Maggio. L’anno scorso è lui il match – winner della seconda stracittadina. A Brema non sta bene, è a mezzo servizio, la sua prestazione è irritante, rimedia in parte al ritorno con un assist e uno splendido goal di tacco. All’esordio in campionato fatica ad entrare in partita, nella ripresa sale in cattedra, sfiora la marcatura su azione, prende la squadra in pugno e si dimostra freddo dal dischetto, prendendosi una piccola rivincita per quel maledetto rigore sbagliato nella finale di Coppa Italia di due stagioni fa.
Cosa chiedere di più a Fantantonio? In blucerchiato entrare ancora più nel gioco, assumendo una posizione più accentrata senza defilarsi troppo sull’esterno sinistro, dove può creare sì la superiorità numerica se al top della condizione fisica, ma dove invece rischia di uscire completamente dal vivo della manovra se la squadra ha bisogno delle sue giocate per restare a galla. E soprattutto, sempre ma in particolare quando sente di non essere in giornata, cercare di sacrificarsi per la squadra: a Brema e con la Lazio per buona parte delle sfide non ha svolto quel minimo lavoro di copertura richiestogli a gran voce anche da Del Neri, per realizzarlo solo nel finale con la Lazio, quando le forze fisiche dovevano essere finite da un sacco, ma i fatti hanno dimostrato che l’entusiasmo può spesso aiutare a trovare energie apparentemente esaurite.
Per il resto Antonio ha zittito tutto e tutti, in campo e fuori dal campo ha fatto tacere tutti i suoi detrattori, ha fatto sparire gli sciacalli, pronti a guadagnare attorno alla sua ascesa ai tempi dell’affermazione nel grande calcio, ma altrettanto tempestivi a lasciarlo da solo nei momenti del bisogno. La Nazionale di Lippi priva di fantasia e ricca di ex campioni prossimi al ritiro, oppure pronti ormai soltanto a campionati altamente competitivi come quello arabo, ha collezionato figuracce indescrivibili in terra sudafricana. Prandelli ha fatto piazza pulita, spazio ai giovani, e soprattutto alla fantasia, in primis a quella di Fantantonio, che ha ripagato la fiducia del mister con un goal di testa e un assist di tacco nello svolgimento di un corner.
Prima, durante e dopo le sue gemme abbiamo avuto modo e tempo per ascoltare i commenti poco esaltanti nei suoi confronti (ma se quel tacco l’avesse fatto un fantasista delle big, per chissà quanto tempo ne avremo sentito parlare, a prescindere che l’avversario fosse il Brasile o San Marino…), ma non aver avuto la fortuna di vedere in diretta il goal dell’1-1 azzurro, dovendoci gustare lo spot pubblicitario, mandato tempestivamente in onda anche al momento dell’uscita di scena del talento doriano. Oramai non ci meravigliamo più di nulla.
La stampa nazionale soltanto adesso scopre, o prova a scoprire la classe di Antonio Cassano e la stoffa della Sampdoria, che sono emerse nonostante qualcuno abbia oscurato la coreografia doriana durante la finale di Coppa Italia, qualcun altro abbia dichiarato che Pazzini meritava una grande piazza, e qualcun altro ancora si sia strappato i capelli nel vedere la Sampdoria ai preliminari di Champions League piuttosto che qualche altra piazza con presidenti abbonati ai salotti televisivi.
Tutte queste persone non possono farci nulla: ora si parla della Nazionale con Cassano, Pazzini, Palombo, Lucchini e Gastaldello e della Sampdoria a giocarsi ogni anno un piazzamento in Europa. È questa la verità, possono non accettarla, ma anche loro devono ammirarla, mandando in onda cosa vogliono, voltando la telecamera dove preferiscono, ma è sempre il campo l’ultimo a parlare e nessuno potrà mai davvero oscurarlo.
