Bentornato Vincenzo, torniamo a volare insieme

Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Direttore Responsabile TMW Sampdoria. Collabora con Alfredopedulla.com, TMW Magazine, TuttoEntella.com.
15.11.2015 15:35 di Diego Anelli   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
Bentornato Vincenzo, torniamo a volare insieme

Era l'inverno del 1997 quando il sottoscritto, all'epoca un ragazzino Sampdoriano poco più che sedicenne, faceva ore di fila per aggiudicarsi foto e autografo con quel n°9 che ci regalava goal e prodezze di rara bellezza. A quei tempi la Sampdoria aveva il suo negozio ufficiale a Piccapietra, la coda fu lunga, ma ci avrei passato anche la notte pur di vedere da vicino il mio beniamino.

Nell'estate 1999 la retrocessione, il suo trasferimento per circa 50 miliardi delle vecchie lire alla Roma, dove avrebbe poi vinto lo scudetto con Fabio Capello in panchina, Gabriel Omar Batistuta e Francesco Totti in attacco. Maledetta quell'annata, un serio problema fisico lo mise k.o. per almeno mezza stagione, non consentendogli di dare una mano costante per l'intero campionato, nel quale errori in sede mercato, la scelta di affidare la panchina alla coppia Platt – Veneri (con tutte le polemiche provenienti dai quartieri alti calcistici), la mancanza del bomber principe e una serie di scandalosi errori arbitrali gettarono la Sampdoria in serie B dopo la triste giornata conclusiva di Bologna, duro antipasto di 4 anni in cadetteria.

Di Vincenzo abbiamo sempre apprezzato non soltanto il feeling realizzativo, all'epoca fece scalpore il suo trasferimento dal Genoa alla Sampdoria via Empoli, ma non furono però queste le principali ragioni per le quali entrò di diritto fin dal primo giorno nei nostri cuori. Fin da giocatore era una persona leale, umile, semplice, coraggiosa, fin da ragazzino ha dovuto dimostrare grande stato d'animo, un'immensa forza di volontà e capacità di reagire alle avversità della vita, capace di metterti già in giovanissima età davanti a problematiche apparentemente insormontabili.

Quel ragazzino di Pomigliano d'Arco non soltanto ne è uscito vincitore, ma è riuscito a coronare il suo sogno, diventare un giocatore professionista, uno dei più grandi attaccanti italiani degli ultimi decenni, capace di far innamorare ogni piazza che ha avuto la fortuna di conoscerlo. Dopo la breve parentesi bis nelle vesti di giocatore, Vincenzo Montella ritorna nell'ambiente blucerchiato, stavolta come allenatore, ereditando una squadra in posizione tranquilla, ma nulla più, di classifica, mai in grado di trasmettere una chiara identità di gioco e una costanza di rendimento sotto la guida di Walter Zenga.

A mio parere sono queste le principali cause del suo esonero, al di là dei discorsi sulla partenza per il Dubai. L'Uomo Ragno non è mai entrato nel cuore dei tifosi, fu accolto con scetticismo anche in considerazione del fatto che il post Mihajlovic avrebbe dovuto essere ricoperto da un tecnico di maggiore esperienza nei confini nazionali, da un profilo che potesse tranquillizzare la piazza. La disfatta europea con il Vojvodina si è rivelato un autentico boomerang, una pagina vergognosa nella storia gloriosa della nostra amata. In campionato quasi mai traccia di gioco, fatta eccezione per la sfida contro l'Inter nella quale si strameritava di vincere ma quasi ogni formazione riesce a prevalere almeno in termini di gioco sulla corazzata di Mancini.

La squadra è ancora a metà classifica e ci mancherebbe ancora, non dobbiamo certamente ringraziare qualcuno in particolare, con un organico simile sarebbe stato una bestemmia ritrovarsi nelle zone basse della graduatoria, non si può altro che puntare al meglio,  ben consapevoli che a gennaio qualcosa andrà fatto, in primis almeno un rinforzo difensivo di livello e un attaccante di valore in grado di alternarsi con Eder e Muriel, ma, al tempo stesso, tenendo in mente l'obiettivo di restare umilmente ambiziosi. Esistono le possibilità, i margini per restare a ridosso della zona europea, traguardo realizzabile soltanto tirando fuori il meglio da tale organico e trasmettendo una chiara identità di gioco.

Su tale fronte non si poteva scegliere tecnico migliore di Vincenzo Montella per quanto il suo lavoro ha mostrato sia a Catania, che a Firenze. È stata una trattativa estenuante, ma alla fine si è conclusa con l'esito che sognavamo. Chissà dove saranno finiti ora gli esperti calcistici, opinionisti, ex giocatori ecc che non avrebbero mai creduto che la Sampdoria riuscisse ad aggiudicarselo, trovasse l'accordo con Vincenzo al di là dell'ostico nodo della clausola rescissoria con la Fiorentina.

E invece è tutto vero, e pazienza per loro che consideravano e ritengono tuttora la Sampdoria un passo indietro per la carriera di Montella. Il vento porta via le parole, i fatti restano. La Sampdoria non è sinonimo di punto di partenza, né di club di passaggio, rappresenta un qualcosa di ambito, un club che merita rispetto per il suo passato e il suo presente. L'arrivo di Vincenzo può costituire la conferma della bontà dei progetti futuri, l'ambizione insita nel dna, nei nostri colori.

Se in estate la scelta della guida tecnica aveva lasciato fin da subito numerose perplessità, ora la società si è assicurata il top in circolazione, con il quale si può tracciare un progetto nel medio-lungo termine di indiscusso valore. Montella avrebbe potuto benissimo restare a casa stipendiato dalla Fiorentina in attesa della chiamata di un club in gioco per la Champions, o attualmente nei gironi della massima competizione europea. Non l'ha fatto, ha rinunciato ad alcune pendenze, ha creduto nel progetto Sampdoria e l'ha condiviso ritenendolo ambizioso.

Nessuno possiede la bacchetta magica, servirà un minimo di tempo per trasmettere alla squadra il suo credo tattico basato in primis sul prolungato possesso palla e su un probabile cambio tattico, con difesa e centrocampo soggette a modifiche numeriche e sostanziali. Ma è arrivata una stella, come ha twittato il Presidente Ferrero, si tratta di una svolta, una conferma simbolo di ottimismo e affidabilità, non optando né per candidati che hanno collezionato esoneri oltre a qualche scelta sgradita alla piazza, né per profili esteri, sicuramente i più rischiosi e i meno adatti per un cambio a campionato in corso, anche e non solo per questioni di ambientamento.

L'Aeroplanino ritorna a volare, un tempo festeggiando in campo in occasione di ogni fantastico goal realizzato, ora ogni qual volta la squadra riuscirà a portare a casa punti e ad offrire prestazioni entusiasmanti seguendo quel credo tattico che ti ha reso ambito in ogni parte dell'Italia calcistica. L'importante era riaccoglierti, bentornato tra noi.