Attributi e qualità

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© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
domenica 22 gennaio 2012, 17:36Una Regina sotto i Riflettori
di Diego Anelli
Giornalista pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net. Dall'estate 2006 nella redazione di Tuttomercatoweb.com. Opinionista per "Sampdoria sempre con te" su Radio 103.

Le gare contro Padova e Livorno lo hanno dimostrato per l’ennesima volta: ovunque, ma soprattutto in serie B senza attributi e qualità non si va da nessuna parte.  Dopo mesi e mesi vissuti “ammirando” una squadra senza gioco, senza personalità e senza anima, almeno Iachini, contrariamente ai suoi recenti predecessori,  è riuscito a presentare a Padova  la Sampdoria ideale o quasi.

Grintosa, rabbiosa, corta, ricca di coraggio, personalità, voglia di vincere e spaccare il mondo, dimostrare di avere ancora tutte le possibilità per dire la propria in ottica promozione. Gente in campo che non si risparmia, che aiuta il compagno in difficoltà senza nascondersi dietro all’avversario, che non perde la bussola quando si incassa il goal e bisogna reggere il fortino. Spesso dagli spalti abbiamo recentemente sentito il coro “bisogna correre per fare goal”, da sola la corsa non basta, ma è già un grande inizio. Chi non ha queste caratteristiche, questa voglia di sacrificarsi, chi non è all’altezza di una squadra come la Sampdoria, chi passeggia è giusto non vederlo più indossare la casacca blucerchiata.

All’Euganeo la squadra, caratterizzata da un mix di “vecchia guardia” e giovani prodotti del vivaio, ha conquistato l’intera posta in palio contro uno degli avversari più quotati in ottica promozione nonostante fossimo reduci da una settimana nera, ricca di polemiche generate dalla sconcertante prova offerta contro il Varese e dal polverone alzatosi dopo le dichiarazioni di Iachini, un polverone che lascia il tempo che trova. Le geometrie di Obiang, l’orgoglio di Palombo, la voglia di combattere di Krsticic, la rinascita di Bertani, la voglia di non mollare mai di Pozzi, il ruolo decisivo di Romero, una difesa attenta, una squadra ben schierata in campo con i reparti cortissimi tra loro, un Juan Antonio pendolo tra centrocampo e attacco per creare scompiglio alla difesa biancoscudata. Una vittoria tanto sofferta quanto meritata, un successo di cuore, gioco e orgoglio.

Un colpaccio, la dimostrazione di esserci ancora, ma da sola non basta, aveva bisogno di un secondo successo, paradossalmente più difficile da conquistare perché da ottenere sul campo amico, nel quale nel 2011 la Sampdoria ha conquistato soltanto 4 misere vittorie e nel 2012 ha debuttato con l’imbarazzante prova contro la compagine di mister Maran. E riecco riemergere le lacune di sempre: difesa in balia degli avversari, centrocampo incapace di impostare il gioco, attacco isolato al proprio destino. È vero si è comunque vista più corsa e determinazione, ma non è sufficiente.

Nei primi 45’ una squadra più precisa del Livorno in zona goal avrebbe chiuso il primo tempo in vantaggio di un paio di goal e la partita sarebbe già stata chiusa. Altrettanto vero che nella ripresa, e ci mancava ancora, si è vista una Sampdoria in ripresa, capace di passare in vantaggio, colpire due legni che hanno impedito di chiudere la partita, ma poi ecco arrivare puntuale come un orologio svizzero il solito guizzo ospite nel finale, stavolta è stato il turno di Paulinho con una prodezza su punizione, vittoria casalinga ancora rinviata.

La Sampdoria, come hanno peraltro giustamente evidenziato i gruppi della tifoseria organizzata nei recentissimi comunicati pubblicati sui propri siti ufficiali, ha bisogno di progetti, investimenti, un Direttore Generale, ambizione e gente che si senta addosso la casacca blucerchiata, sia consapevole e dimostri con i fatti cosa voglia dire indossarla, onorarla e lavorare per il suo bene, dentro e fuori dal campo.

Attributi e qualità. Gli attributi teoricamente ce li hanno tutti, in pratica soltanto chi lo dimostra in campo può andare in giro a testa alta, in pace con la propria coscienza. Per la qualità invece non esiste la teoria, ma soltanto la pratica, non si inventa, non si può nascondere, bisogna andarla a cercare senza “se” e senza “ma”, tentare di correggere i numerosi e pesanti errori commessi nel recente passato facendo investimenti sul mercato.

Obiang è il giocatore che più si adatta al ruolo di regista nell’attuale organico, ma nemmeno lui ha tutte le caratteristiche tecniche, tattiche e dinamiche per svolgere al meglio quel ruolo, in difesa occorre almeno un ulteriore rinforzo, da scegliere tra centrale o esterno, in avanti un attaccante di peso, qualità e personalità in grado di far respirare Pozzi e Bertani e rappresentare un’alternativa all’altezza, cosa che tutti gli altri compagni di reparto non hanno assolutamente dimostrato di rappresentare. 

Dopo l’ingente cifra spesa per Berardi e Juan Antonio e alcuni acquisti di prospettiva, ora meno di dieci giorni ci separano dalla chiusura del mercato, le ultime giornate per correre ai ripari, non lasciare nulla d’intentato e scoprire il futuro del Capitano, poi sarà soltanto il campo a sancire verdetti e a dirci se abbiamo ancora reali possibilità di riagganciare il treno promozione, oppure se ci aspetta un altro anno tra i cadetti, prima del quale bisogna raggiungere prima possibile la quota tranquillità per evitare di raschiare un altro fondo del barile.