7 punti hanno ridato ossigeno: tutte le ragioni dell'ottimismo. In attesa degli equilibri tattici

Giornalista Pubblicista. Direttore e ideatore di Sampdorianews.net, fondato 12 novembre 2008. Direttore Responsabile TMW Sampdoria. Collabora con Alfredopedulla.com, TMW Magazine, TuttoEntella.com.
15.03.2016 08:12 di Diego Anelli   Vedi letture
© foto di Prospero Scolpini/TuttoLegaPro.com
7 punti hanno ridato ossigeno: tutte le ragioni dell'ottimismo. In attesa degli equilibri tattici

Non nascondiamocelo, un pochino di rimpianto è rimasto dinanzi all'ennesimo goal subito nel finale con estrema percentuale di ingenuità. Conquistare la terza vittoria consecutiva avrebbe portato la nostra amata in una posizione praticamente tranquilla, è un gran peccato, anche in considerazione del fatto che l'Empoli, dopo averci fatto traballare non poco nella prima parte di gara con le clamorose occasioni sciupate da Maccarone e Pucciarelli, non aveva creato grossi pericoli nel corso della ripresa. Eravamo più o meno tranquillamente sotto controllo, anche se abbassando un pochino troppo il baricentro, e avevamo sfiorato con Quagliarella il goal che avrebbe chiuso la partita.

Non dobbiamo però commettere l'errore di guardare il bicchiere mezzo vuoto. Contro di noi c'era comunque sempre una delle sorprese più liete della stagione, una tra le formazioni in grado di offrire il miglior calcio in circolazione. Gli uomini di Giampaolo erano reduci da quattro sconfitte consecutive, ma può starci un fisiologico periodo di appannamento dopo uno strepitoso avvio di stagione. Abbiamo rischiato grosso nella prima mezz'ora, siamo riusciti a chiudere, anche se con un pizzico di fortuna, in vantaggio la prima frazione, senza che gli avversari riuscissero a punirci prima da due passi, poi in azione di rimessa a campo aperto, con l'involontaria complicità di Viviano, autore di un'uscita spericolata.

Contrariamente ad altre sfide abbiamo dimostrato di saper soffrire, tenere comunque bene il campo una volta superato il momento di maggiore pressione degli azzurri, sfiorare in un paio di occasioni il raddoppio. Ovviamente nel giro di tre settimane non possiamo aver curato tutte le lacune che hanno negativamente condizionato l'intera stagione, sarebbe servita davvero una bacchetta magica per riuscire nell'impresa. Siamo stati puniti nell'unica disattenzione difensiva della ripresa, l'ennesimo goal subito su calcio da fermo, dove la marcatura di Cassani non è stata impeccabile, senza scordare l'ingenuità nel causare il fischio arbitrale con un intervento scoordinato del nuovo entrato Lazaros.

In attesa dell'ennesima gara da non sbagliare, stavolta tra le mura del Ferraris contro l'ostico Chievo, dobbiamo prendere atto del fondamentale passo in avanti compiuto in classifica. Alzi la mano chi davvero era convinto prima della sfida contro i ciociari di portare a casa 7 punti (4 contro il mal di trasferta) tra gli scontri diretti con Frosinone e Verona, capace di andare a bloccare poi la Fiorentinae l'ostica trasferta con il sorprendente Empoli, soprattutto dopo le deludenti gare interne con Torino e Atalanta? È vero, con l'Inter avevamo dato segnali confortanti di ripresa, ma la fatica nel capitalizzare la manovra e in particolare le amnesie difensive, assieme a qualche episodio a nostro sfavore, avevano pesato come macigni. Quindi ottimismo, un bel sospiro di sollievo, ma, al tempo stesso, restare sul pezzo, concentrati al massimo sull'obiettivo salvezza, il minimo stagionale, ora più vicino anche se non ancora raggiunto, a prescindere dal cammino di Carpi e Frosinone.

La salvezza rappresenta una pratica da chiudere prima possibile, proseguendo su tale strada, mettendo ancora in campo concentrazione, grinta, cinismo sotto porta e determinazione, troppo spesso mancati in precedenza, cercando di ridurre ulteriormente scavetti, sombreri, veroniche e altri giochi di prestigio in qualunque parte del campo. Ne sanno qualcosa ad esempio il pur positivo Dodò prima della sostituzione e Correa non riuscito ad incidere in maniera concreta sul match. Parlavamo di aspetti positivi, non ne mancano oltre ai sette pesantissimi punti conquistati in tre gare.

La vena realizzativa di Quagliarella innanzitutto. Qualcuno l'aveva battezzato per finito a gennaio, mentre la partenza da Torino era dovuta in gran parte a motivi ambientali. Fabio ha ritrovato una tifoseria che non ha mai smesso di volergli bene, in grado di metterlo nelle migliori condizioni possibili per allenarsi e lavorare con la massima serenità. Dopo aver fatto le prove generali con il bel sigillo, seppure inutile ai fini del risultato, a San Siro nel k.o. contro i neroazzurri, ha realizzato una marcatura pesantissima che ha definitivamente chiuso la pratica Frosinone, qualche occasione non capitalizzata al Bentegodi nonostante il genio di Fantantonio, ma trovando poi il tris al Castellani, con la complicità di una deviazione. Un rendimento su livelli assai elevati che va ben oltre le marcature. La rabbia agonistica, la grinta, l'attaccamento alla maglia dimostrati nelle partite chiave della stagione dimostrano come almeno lui si sia calato fin da subito nella mentalità di chi deve combattere per non retrocedere e tornare, ce lo auguriamo, un giorno competitivi.

Il faticoso lavoro svolto da Montella riguardava soprattutto la fase difensiva, le cui carenze hanno pregiudicato gran parte delle gare stagionali. I zero goal incassati contro Atalanta, Frosinone e Verona, a prescindere dalle qualità in avanti degli avversari, costituiscono un buon punto di partenza che avrebbe avuto una preziosa conferma al Castellani senza quel goal ingenuamente subito sul secondo palo su calcio piazzato. Dodò sta fornendo prestazioni confortanti, la consueta capacità di aggredire gli spazi in fase di spinta, maggiore attenzione rispetto ai suoi standard in copertura, Moisander sta prendendo finalmente confidenza con il calcio italiano, le sue prove stanno evidenziando maggiore solidità, tempismo e senso della posizione dopo diversi mesi ricchi di difficoltà e qualche pericolo di troppo, in primis nel derby.

Le prime gare in blucerchiato avevano evidenziato un Ranocchia lontano parente dal difensore capitano all'Inter e in grado di conquistare la fiducia di Conte. I grossolani errori compiuti contro Bologna e Torino avevano costretto la Sampdoria a lasciare per strada punti pesanti, ma è riuscito ad estraniarsi dalle critiche, a ritrovare una condizione psicofisica accettabile per poter fornire un contributo all'altezza per la causa blucerchiata. Una formazione complessivamente in ripresa a livello di singoli e collettivo, nel quale si sta confermando duttile tatticamente anche Ricky Alvarez, una scommessa di mercato che potrebbe anche rivelarsi azzeccata viste le condizioni con le quali è stato tesserato.

Le gare casalinghe con Chievo e Udinese, reduce dall'esonero di Colantuono, costituiscono occasioni da non fallire per chiudere con largo anticipo la pratica salvezza, senza dover andare alla caccia di punti decisivi nelle impegnative gare finali, nelle quali alcune formazioni potrebbero anche ottenere punti insperati se lungo la strada dovessero incontrare avversari con minori motivazioni. Ottenendo nelle prossime due gare interne i punti necessari, i blucerchiati potrebbero affrontare con maggiore serenità gli avversari più quotati, magari andando alla ricerca dei giusti equilibri più che del bel gioco, in quanto anche al Castellani si è palesata la mancanza di un incontrista al fianco di Fernando, spesso e volentieri lasciato solo in fase di rottura e contrasto che agevolerebbe la possibilità di portare a casa un numero superiore di punti dalle gare esterne.

Assicurarsi un equilibrio tattico vorrebbe dire mettere un grosso mattoncino nella costruzione di una squadra in grado di togliersi sempre maggiori soddisfazioni in un processo di crescita da non arrestare mai, seguendo le strade della programmazione e dello scouting.