Veron: "Mancini un esempio. Ricordo il campo in terra battuta..."

26.05.2020 22:06 di Matteo Romano   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Veron: "Mancini un esempio. Ricordo il campo in terra battuta..."

Juan Sebastián Veron ha dialogato con il giornalista di DAZN Tommaso Turci sul profilo social di @sampdoria, ricordando i suoi anni con la maglia blucerchiata.

Le ottime prove di Veron con la squadra sono valse al centrocampista classe 1975 le prime convocazioni con l’Albiceleste e addirittura la convocazione ai Mondiali di Francia ’98: “Con la Samp sono stati i miei primi passi in Nazionale. Un’emozione forte, da giovane, per me è stato un bellissimo periodo. Prima del Mondiale ’98, la verità è che i primi passi sono fondamentali. La Samp mi ha lanciato”.

L’ex centrocampista, oggi presidente dell’Estudiantes ha definito in questi termini i due anni con la Sampdoria:

“Il primo anno è stato per me il più intenso, per tutto. Sono arrivato senza “niente”: ho cominciato così a scrivere la mia storia nel campionato italiano. Ricordi ne ho tanti. Marassi era stupendo, Bogliasco è un posto stupendo, tutto l’ambiente lo è. Ricordo il campo vicino al nostro di terra battuta, dove giocavamo quando pioveva per non rovinarlo. Ho dovuto mettermi subito nella cultura del paese. A me è piaciuto: non c’era un compagno di squadra per parlare spagnolo. Ho dovuto parlare subito italiano, ma è stato veramente bello. È stato un valore importante. Sono tutti dei ricordi particolari – riporta Sampdorianews.net – Nel primo anno nel girone d’andata eravamo o secondi o terzi. Noi andavamo fuori casa a far la partita. Abbiamo vinto a San Siro, non era facile. Io nel calcio ho avuto fortuna e ho giocato con grandissime squadre”.

Gli allenamenti fianco a fianco con Mancini:

“Non c’erano compagni che menavano, ma il più rompipalle era Roberto (ride, ndr). Se potevi evitare di allenarti con lui, meglio. Adesso è più calmo: con l’età ci si tranquillizza (sorride, ndr). Per me è stato un esempio come capitano, per l’intensità, la voglia, l’esser concentrato”.

Veron ricorda inoltra l’iconica fascia al ginocchio, che divenne poi un vezzo per molti ragazzini degli anni ’90: “C’è stato un periodo che ho avuto la tendinite, e per giocare avevo messo un laccio. L’ho portato perché mi sentivo bene e sicuro. Poi per scaramanzia l’ho portato nel tempo”.

Sulla Sampdoria attuale di questa stagione:

“Non la seguo in maniera particolare. All’inizio ha trovato abbastanza difficoltà ed era in una posizione difficile. Adesso ha trovato un po’ di equilibrio con mister Ranieri”.

La Sampdoria nel futuro? “Io sono legato all’Italia: ci fosse un progetto bello in futuro si potrebbe vedere. Non si sa mai”.

Veron chiude la discussione con la promessa di passare da Genova per salutare i suoi ex tifosi: “È un piacere ogni volta parlare della Samp con i miei figli, amici e i miei ragazzi della squadra parlare. Sono stati i miei primi passi, sono stato accolto come un figlio, e porto questi ricordi a tutti. Non ho altre parole, se non affetto. Spero che la squadra possa finire un buon campionato e quando sarò in Italia, e si potrà viaggiare ancora, vorrei venire a salutare i vecchi amici”.