Wszolek: "Vorrei fare qualcosa di più concreto perché so che è nelle mie possibilità. Mi piacerebbe restare alla Samp per tanti anni"
Il centrocampista della Sampdoria Pawel Wszolek ha rilasciato una lunga intervista ai taccuini di Samp Magazine a pochi giorni dalla sfida con la Fiorentina.
Il primo giorno di scuola, il primo bacio. La prima partita da professionista, la prima intervista in una nuova lingua. Sembra banale ma c'è sempre una prima volta e per Pawel Wszolek quella prima volta è arrivata. Sampdoriano dallo scorso luglio, il giovane esterno polacco ha finalmente sciolto ogni riserva e ha deciso di rompere il ghiaccio, raccontandosi in italiano per le pagine della nostra rivista ufficiale.
"Capisco quasi tutto ma ad esprimermi faccio un po' più di fatica. L'italiano è una bella lingua, i primi tempi avevo un'insegnante che mi seguiva; ora sto facendo da solo, è dura ma piano piano sto imparando".
Come procede l'ambientamento genovese?
"Sono qui da otto mesi, mi trovo molto bene. Vivo con la mia ragazza Magda, abitiamo a Bogliasco, vicino a Salamon. Non ci manca niente e siamo molto felici. Genova è una bella città. Mi piace molto la zona del Porto Antico, ho visitato l'Acquario, sono stato sul Bigo. E poi qui c'è il mare: anche a casa mia a Tczew lo avevo vicino ed è sempre un piacere poterlo guardare".
Diciotto presenze ufficiali tra Serie A e Coppa Italia al primo anno in Italia. Ti aspettavi di ritagliarti uno spazio tanto cospicuo?
"Sono contento per le opportunità che mi sono state concesse fino ad oggi, ma non sono pienamente soddisfatto di come me le sto giocando, soprattutto nelle ultime partite. Vorrei dare di più, fare qualcosa di più concreto perché so che è nelle mie possibilità".
Lingua a parte, quali difficoltà hai incontrato sul campo?
"La differenza tra il campionato polacco e quello italiano si vede tutta e non è facile adattarsi. So benissimo che devo ancora crescere, soprattutto tatticamente perché qui siete dei maestri sotto questo aspetto. Diciamo che devo ancora imparare tanto ma sono giovane e determinato".
Mihajlovic che tipo di consigli ti dà in questo senso?
"Il mister mi dice: 'Pawel, tu prendi pallone, dribbla e non avere paura'. Mi consiglia di giocare con la testa libera e di andare avanti, senza preoccuparmi troppo di guardare lui o la panchina. Mi incita sempre a fare meglio, mi tiene in considerazione e questo è molto positivo".
La sua filosofia ti piace?
"Sì, certo. Giochiamo con il 4-2-3-1 o con il 4-3-3, sono moduli che mi piacciono perché li conosco. Nel mio vecchio club e in nazionale li ho fatti entrambi e per un esterno offensivo come me è l'ideale giocare in questa maniera, sempre all'attacco e pressando alti".
Quali obiettivi vi siete posti per il finale di stagione?
"Siamo una grande squadra, giochiamo un buon calcio, e se facciamo come nelle ultime due partite, secondo me, possiamo toglierci qualche soddisfazione. Adesso abbiamo 40 punti, siamo tranquilli ma dobbiamo continuare così: sono convinto che non avremo problemi perché il mister e lo staff sono fantastici e il gruppo è davvero molto unito".
Qual è il tuo rapporto con lo spogliatoio?
"Ho legato con tutti i miei compagni, lavoriamo bene in settimana e in campo ci aiutiamo l'uno con l'altro. Si respira una bella atmosfera, si ride, si scherza e sinceramente non ci poniamo limiti. Riprendendo la domanda di prima, restiamo compatti, concentrati e pensiamo partita dopo partita. Ora ragioniamo sulla Fiorentina, poi penseremo al resto. Quel che conta è che siamo sulla buona strada".
Il pubblico ti ha presto adottato. Cosa ne pensi della gente blucerchiata?
"I nostri tifosi sono grandi. Ci seguono sempre, che si giochi a Milano o a Roma, la domenica o il mercoledì. Erano tanti anche a Reggio Emilia e sembrava di essere in casa nostra. Marassi poi è uno stadio che mette i brividi: è grazie a loro che sono ancora più convinto di aver fatto la scelta giusta ad accettare la proposta della Samp. Personalmente mi hanno accolto bene e spero di ripagare presto l'affetto che mi stanno dando".
Come ti senti di ripagarlo?
"Vorrei giocare come mi sento di poter giocare, ovvero mettendo in mostra tutte le mie qualità. Mi piacerebbe restare alla Sampdoria per tanti anni e, con questa bellissima maglia, conquistarmi un posto fisso nella Polonia dei grandi accanto a Lewandowsky e Blaszczykoski. Infine vorrei fare un gol, anche se uno lo avevo già fatto a Trieste contro il Cagliari e mi è stato ingiustamente annullato. Peccato, ma sono convinto che farne uno sotto la Sud sarà ancora più emozionante".
Chiudiamo con le lingue. La parola italiana che ti piace di più?
"A parte 'pizza', che si chiama così in Polonia e in tutto il mondo, direi 'subìto', anzi 'sùbito', scusa. Quando mi chiamavano e mi dicevano di andare da qualche parte io dicevo 'subìto' e allora mi prendevano tutti in giro. E poi mi piace 'no paura', un concetto che mi deve servire sul rettangolo verde".
