Viscardi: la teoria del solo la maglia

Viscardi: la teoria del solo la magliaTUTTOmercatoWEB.com
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venerdì 31 dicembre 2010, 09:21News Doria
di Giuseppe Viscardi
Giuseppe Viscardi è Sampdoriano da sempre. Tanta radio: da diversi anni è nella redazione sportiva di Radio Nostalgia, dove adesso conduce la trasmissione dedicata al Torino. Opinionista di Sampdorianews.net.

Non è stato un autunno facile per l’ambiente Sampdoria: l’eliminazione europea (con la consapevolezza che si sarebbe potuto fare decisamente meglio), il caso Cassano, l’uscita di scena di Gasparin, un campionato con tanti alti e bassi. C’è davvero materia di riflessione, e mai come quest’anno la pausa invernale arriva a ritemprare gli animi.

A tenere banco, soprattutto, le vicende societarie, delle quali fa parte – a mio vedere – anche l’uscita di scena di Cassano. Una perdita grave, e non solo sul piano tecnico. Fantantonio aveva infatti riportato di prepotenza la Sampdoria sotto i riflettori del calcio mondiale, perché personaggio a tutti gli effetti. Anche negativi, però: e su questo non si può che viaggiare sulla stessa linea della società e, quindi, del Presidente.

A questo punto, una piccola digressione è necessaria: qual è il messaggio – diciamo così – educativo che ha voluto lanciare la società? Perché se è vero che la grande maggioranza degli osservatori e dei tifosi si è schierata con l’atteggiamento intransigente del Presidente Garrone, ribadendo così che esistono delle regole alle quali è impossibile sottrarsi in una società organizzata, e pur in una temperie sostanzialmente refrattaria alla disciplina come quella che stiamo vivendo, è altrettanto vero che l’ultima pagina del libro racconta di un giocatore reietto a causa del suo comportamento e che va a giocare in una delle società più prestigiose del mondo e a guadagnare anche meglio di prima. A chi conviene, perciò, comportarsi in modo irreprensibile, se poi chi fa il contrario vince simili premi?

Detto questo, il Presidente Garrone ha fatto quello che ci si aspetta dal condottiero in un momento confuso: ha parlato, ha esaminato ogni aspetto, e ha chiarito la situazione. La Sampdoria non è un supermercato, il progetto continua, e a me – che leggo qua e là dichiarazioni di sostanziale resa al sistema da parte di dirigenti di altre società – colpisce il fatto che il progetto stadio (nel quale credo molto, da sempre) sia legato ad un futuro ad altissimi livelli. E voglio precisare che “altissimo”: è l’aggettivo attribuito a Riccardo Garrone nelle ultime interviste di questi giorni.

Collego questi aspetti alla relazione che unisce società, squadra e ambiente. A mio vedere la tifoseria blucerchiata ha avuto un merito preciso: quello di seguire, salvo poche (ma davvero poche!) eccezioni, il proprio Presidente. Un merito tattico – comportamenti eccessivi sono solo da biasimare, ed è un opportunista chi sostiene il contrario – ed uno strategico – i calciatori passano, la Sampdoria resta, e lo sostengo nonostante io apprezzi poco la teoria del “solo la maglia”: tutti noi abbiamo bisogno di modelli e di identificazione, e i giocatori – pur professionisti, destinati ad andare e venire – non lasciano mai indifferenti e uguali a prima i tifosi che ne hanno apprezzato le qualità, e a loro volta (le eccezioni sono rare) escono trasformati dall’esperienza con la nostra maglia, e lo constato di persona quando li incontro a distanza di anni al raduno della Federclubs, che ho spesso avuto l’onore di presentare.

Un merito che però, se io fossi il Presidente, mi sentirei di dover ricompensare in modo adeguato. Cioè sostituendo degnamente Cassano. Con un giocatore capace di entusiasmare l’esigente pubblico doriano – un pubblico che, a differenza di altri, che amano terzini e mediani, si strugge per i numeri 10, da Tito Cucchiaroni ad Alviero Chiorri, da Roberto Mancini a Francesco Flachi – e quindi con un nuovo numero dieci. Per capirci, Floro Flores o Maccarone, no. Allora meglio Pozzi. Un fantasista d’attacco, tecnico e di fantasia. Anche perché del ti-tic e ti-toc di troppe partite di quest’anno francamente ne abbiamo abbastanza.