Vi prego, diteci come va a finire...
Le attese sono dure da digerire, per tutti e di qualsiasi tipo esse siano. C’è l’attesa per un figlio, snervante ma che al tempo stesso apre porte inimmaginabili fino a pochi mesi prima; c’è l’attesa per una partita importante, che non sai come andrà a finire, ma che comunque va ti lascia un’elettricità in corpo, per quello che c’è stato nel tuo animo fino al fischio d’inizio, impressionante.
E c’è l’attesa per un verdetto, quella che avvolge noi, i sampdoriani, e non solo, tutti gli amanti di calcio. Vogliamo sapere che fine farà Antonio Cassano. Da troppe settimane ormai siamo nel limbo di una decisione che non arriva, o che forse, meglio, non vogliamo che arrivi…
Perché Antonio Cassano con i colori più belli del Mondo indosso resterà, purtroppo, un ricordo. Indelebile, sì. Ma pur sempre un ricordo. Le possibilità di una riconciliazione sono minime, noi sampdoriani le crediamo minime, perché probabilmente non ci sono nemmeno.
E allora la mente vola, a quel che è stato con lui e a quel che sarà senza. Chi ci ridarà l’emozione di raccogliere quelle decine di baci che dopo ogni rete regalava ai tifosi? Qualcuno verrà, sicuramente. Ma non sarà Antonio Cassano. Non sarà la sublimazione del numero 10, una classe talmente straripante da non poter stare in quelle due cifre e che dunque arriva a toccare il numero massimo che può stare su una maglia, il 99.
Verrà qualcuno di più forte? Può darsi, chi lo sa. Negli ultimi venticinque anni quel numero, il 10, è morto e risorto già due volte. La prima era sulle spalle di Roberto Mancini, il Signore in scarpini e blucerchiato, un’emozione che fino alla sua esplosione a Genova non avevamo mai provato.
Se ne andò Roberto, nome in comune con un altro grande 10, Baggio, altro esteta del pallone ceduto dalla piazza che più lo aveva amato, Firenze. Con una differenza: Baggio quando passò alla Juventus disse “mi hanno venduto, non me ne sono andato”, mentre Mancini alla Lazio non disse nulla, ma si sapeva che aveva voluto spiccare il volo, lui, verso uno scudetto che col Doria non avrebbe certo rivinto, mentre i bianco-celesti si attrezzavano per diventare uno squadrone.
Il post-Mancini della Samp porta un solo nome: disgrazia. L’incubo C se lo ricordano ancora tutti, era visibile alle spalle in classifica, si poteva toccare con mano la paura di una retrocessione dalla quale, quasi in mano a Pane, chissà se mai ci saremmo ripresi.
A risvegliarci da quell’incubo arrivò lui, un talento pazzesco, di quelli che uno a posteriori avrebbe detto “avesse avuto la testa di Maldini, dopo Maradona ci sarebbe stato lui…”: fiorentino, inesploso, un campione con un nome ed un cognome, Francesco Flachi.
Altri otto anni di sogni. Quando rovesciava la palla in porta come solo lui sapeva fare, la Sud impazziva di gioia. Non era la Sampd’oro, Vialli e Mancini sono lontani, ma fortunatamente lo sono anche i fantasmi venuti dopo, adesso c’è solo lui, il ragazzo che a Firenze in viola giocava bene, e che adesso baciava i colori più belli del Mondo come se fossero la sua amata Valentina.
Francesco non ce lo portò via uno squadrone in allestimento, come avrebbe meritato, bensì una cosa nella quale si incappa tutti: un errore. Chi scrive, quel giorno calcisticamente morì: un fiorentino, un ragazzo nato e cresciuto nella tua stessa città, innamorato pazzo dei tuoi stessi colori, che addirittura ha il privilegio di indossarli e di farti godere per le prodezze con quella maglia, che improvvisamente rovina tutto, per un errore…
Ma Francesco lo abbiamo perdonato tutti, e dico tutti. Proprio perché gli errori si commettono tutti, e proprio perché a volte l’errore più grosso lo fa chi non aiuta chi ci casca, e con ciò si spiega perché Flachi, per la Genova blucerchiata, è il Re, per sempre.
Dopo Francesco, improvvisamente, a farci impazzire è arrivato Fantantonio. Un fulmine a ciel sereno, che rese ancor più tersa un’aria che fortunatamente l’ambiente blucerchiato era tornato a respirare pura già da qualche tempo. Con le sue giocate, e anche con le sue scarse mattane, Antonio ci ha fatto reso folli, ha reso folli tutti quanti, era tornato ad essere il campione che meritava, il più grande. Poi un errore anche per lui, grosso, e ciao, addìo, grazie lo stesso…
Vi prego, diteci come andrà a finire, anche se in cuor nostro lo sappiamo già. Non cambierà niente, il tifo per i colori più belli del Mondo continuerà, incessante, come sempre è stato e sempre sarà. Al Destino chiediamo solo una cosa: il prossima che verrà, quando sarà, che sia finalmente una storia a lieto fine, perché la Sampdoria e i sampdoriani hanno già pagato abbastanza dazio.
