Tutto il resto è già storia
Ci sono momenti nella vita di un uomo in cui si deve prendere una decisione, una qualsiasi. Ci sono momenti che ti fanno riflettere che forse non tutto è così chiaro come un tempo, e che i temporali sono sempre dietro una collina, nascosti ma presenti, pronti a cambiarti un po’ la vita. Questi momenti arrivano, prima o poi. Ti sorprendono, ti colpiscono. Un po’ ti annullano.
Sei a casa, è domenica mattina. Ti alzi tardi perché ieri notte hai fatto le quattro con gli amici, sempre pronti a fare un giro di birra in più. Sei un po’ intontito, ma una doccia tiepida ti ridarà quella lucidità mentale che credevi di aver perso. Ti asciughi e sei come nuovo. Ti guardi allo specchio: la barba la lasci così com’è ché oggi è domenica e la domenica non è fatta per radersi. La domenica è fatta per andare allo stadio, per urlare a squarciagola, per battere le mani.
Pranzi con qualcosa di leggero e accendi un po’ di tv, giusto per conoscere le ultime indiscrezioni sulle formazioni. Dai un’occhiata all’orologio e pensi che in fondo c’è ancora un po’ di tempo. Un caffè e una sigaretta, poi raccogli dal cassetto la tua sciarpa preferita, quella della domenica. Quella di sempre.
Esci di casa. E’ ancora presto, ma trovi già qualche tifoso come te che vuole evitare le code ai tornelli. Sei davanti allo stadio, ti emozioni. Come sempre, come la prima volta. Col tempo hai imparato a conoscerlo, ad amarlo. Su quel terreno hai visto grandi vittorie, giocatori indimenticati. Hai sentito le gradinate esultare, disperarsi, recriminare. Ti ricordi tutto, basta chiudere gli occhi un momento, un solo momento per ricordarti dei colpi di Mancini, della cattiveria di Vialli, dell’aeroplanino di Montella.
Finalmente superi i tornelli, sali le scale per arrivare nel tuo settore. E qui il tempo si ferma per un attimo, l’unico attimo che chi ama il calcio rivivrà sempre e per sempre. E’ un tempo piccolo ma esaltante, è un’attesa come poche. E’ quella del campo da gioco che ti si apre davanti agli occhi. Eccolo lì, il rettangolo verde, la tela bianca del pittore. Tra poco su quell’erba si alterneranno colori nello spazio come un arcobaleno impazzito; tra poco comincerai ad urlare come quando eri bambino.
La gente comincia ad arrivare, lo stadio è quasi pieno. Mancano dieci minuti alla partita, lo speaker annuncia la formazione. Fino al centrocampo tutto come previsto. In attacco, però, manca qualcuno, ma non uno qualsiasi. Si sentono i primi brusii sugli spalti, qualcuno si interroga della situazione, chiede se ci sono aggiornamenti. Da due anni le formazioni della tua squadra finivano sempre allo stesso modo, ma non oggi. E non sarà così nemmeno domani, e nemmeno dopodomani, forse. Anzi, molto probabile. Le voci si placheranno, arriveranno altri gol, altri gladiatori per cui pagare il biglietto. L'arbitro fischia l'inizio della gara. Tutto il resto è già storia.
