Torneremo presto
É successo veramente, non è solo il contenuto di uno sfottò che gira in questi giorni, è la sintesi esatta di un avvenimento presagito da tempo, al quale i cuori più generosi non volevano dare credito ma che ormai aveva creato un tarlo nei nostri cervelli. Avendo capito che in un'annata così storta, la sola fortuna non poteva più di tanto, ormai intimamente si era capito che solo la matematica ci teneva ancora a galla, mentre tutto miseramente affondava.
Tabelle e calcoli possono poco quando l'apporto che si dà alla causa è molto basso, quando non esiste passione se non in pochi singoli e si collezionano, nonostante le dichiarazioni, dieci punti in diciotto partite. Non esistono fenomeni, almeno qui non sono arrivati, e neppure miracoli, il verdetto che stiamo masticando da domenica pomeriggio, senza mezze misure dice serie B.
Non so se ha sempre avuto ragione chi vedeva nel colletto bianco della maglia o negli anni gemelli lo spettro della retrocessione perchè alcuni elementi si erano effettivamente ripetuti, sicuramente la scaramanzia ha il suo peso, ed il tifoso aveva da tempo sommato queste coincidenze ai suoi dubbi, figli di ragionamenti assai più pratici, vedeva questa squadra svuotata, incapace di reagire e tecnicamente assai più povera di quello che era sembrato inizialmente. Quante volte, tornando dallo stadio, confidandoci tra noi, abbiamo condiviso ansie e preoccupazioni perchè non si vedevano schemi di gioco, perchè ultimamente qualunque avversario qui faceva bottino pieno e a noi non restava che sperare che le cose cambiassero, che ci fosse una sterzata all'improvviso decisiva e provvidenziale.
Da domenica 15 maggio, ad un anno meno un giorno da quella partita contro il Napoli che ci valse il famoso quarto posto, si è capovolto il mondo, anche la matematica si è stancata di sostenerci e con il goal di Pinilla, oltre alla sconfitta, si sono praticamente chiuse le porte di questa annata sciagurata ed aperte quelle del campionato cadetto, per la quarta volta nella nostra lunga storia. Per certi versi, domenica è stata la giornata del dolore. Lo sappiamo tutti che nella vita ci sono cose più gravi, ma, dal punto di vista passionale e sportivo, il dolore di noi tifosi è stato grandissimo. Credo di non esagerare nel dire che ho sentito il mio cuore spezzarsi, e vedevo vivere la stessa sensazione negli occhi lucidi delle persone intorno a me allo stadio.
E' stata la giornata del dolore e dell'orgoglio, quella che ha mostrato al mondo cosa significa essere sampdoriani, fuori tra i colori e le stupende coreografie che anche questa volta siamo riusciti a mettere in gradinata, e dentro con queste mascelle serrate e le lacrime che solcano le guance, mentre però le mani non smettono di applaudire questi colori che si è voluto uscissero battuti perché hanno ricevuto il bene di pochi. Onore a chi li ha amati, onore al nostro Capitano Angelo, andato sotto ogni settore dello stadio, piangendo come a scusarsi di questo epilogo tristissimo, ed onore a chi ha mostrato di essere legato a questa magica maglia, il Gasta, Nick e probabilmente pochi altri, di questi ultimi presto conosceremo le sorti e capiremo forse di più come sia potuto accadere.
Ci sarà molto da vedere e da capire, mentre oggi è prevista la riunione della Società che prenderà atto di questa bocciatura di fine anno e getterà le basi per il nuovo corso, che deve essere di rifondazione per risalire nel minor tempo possibile. Questa deve essere ora la priorità al di là delle scuse doverose che però costruiscono poco, queste lacrime che non ci meritavamo di versare devono essere asciugate con l'impegno preciso per progetto serio per il futuro.
La nostra fede, come si è visto, non conosce retrocessione e sappiamo che ogni volta siamo risorti più forti di prima. Sarà ancora così. Sempre con te, Sampdoria.
