Tonelli: "Vorrei restare a lungo. La Sud è uno dei motivi che mi ha spinto a lottare"
Durante questo periodo di isolamento, la società blucerchiata ha scelto di fare compagnia ai propri tifosi attraverso l'iniziativa social #AskTonelli: il difensore blucerchiato ha risposto alle domande dei supporter, dando vita ad un'intervista a 360°.
Ti piacerebbe restare alla Samp fino a fine carriera, magari con la fascia da capitano? "Vorrei restare a lungo a giocare per la Sampdoria. E' una società che stimo e ammiro molto, penso che ogni anno possa essere in grado di lottare per obiettivi importanti. Non nascondo che uno dei miei desideri sarebbe di tornare a giocare in Europa con questi colori. La fascia da capitano? Sarebbe un onore e un’immensa gratificazione, però al tempo stesso so che ci sono dei miei compagni che giocano qua da tanto tempo e sono altrettanto meritevoli di indossarla".
Da difensore, quanto godi per una bella scivolata? "La scivolata è un gesto molto bello, ma al tempo stesso molto rischioso perché se fallito non ti dà la possibilità di rimediare. E' un gesto anche molto difficile, però è carico di emozioni. A me personalmente piace, però bisogna anche vedere in quale zona del campo farlo. Ad esempio vicino all'area di rigore o in area sarebbe meglio di no perché è talmente rischioso perché se non va a buon fine si rischia di fare fallo, provocando rigore o punizione. E' pericoloso. Però è un gesto che se va a buon fine regala anche agli spettatori una forte scarica di adrenalina e una conseguente ovazione da parte del pubblico".
Quanto è bella la Sud quando la vedete all'uscita del tunnel? "La Sud è uno dei motivi che mi ha spinto a restare a lottare con questi colori. La carica e le emozioni che danno durante e prima della gara sono tantissime e personalmente riescono a farmi dare qualcosa in più a livello di carica agonistica, vedere tanti tifosi che saltano, cantano in coro, sventolando bandiere e le sciarpe, mi danno un forte senso di appartenenza che mi spinge a lottare e a dare tutto per la Sampdoria".
Da bambino l'avresti mai detto che saresti diventato così forte da giocare in A? "Sinceramente quando ero piccolo non pensavo minimamente che sarei potuto diventare un giocatore di calcio, giocavo solamente per divertirmi con i miei amici. Ho iniziato a pensare che sarebbe potuto diventare un lavoro quando ho esordito in serie B, a 19 anni, ma continuavo a pensare che non sarebbe stato un lavoro che mi potesse dare un futuro, un impiego a tempo pieno. E' un lavoro molto incerto, però carico di soddisfazioni ed emozioni. La cosa che mi spingeva a farlo è l'immensa passione che provavo e che provo per questo sport".
Cosa ti ha colpito di più dell'ambiente Samp? "La cosa che mi ha colpito di più è il modo in cui viene gestita la rivalità con i genoani: in campo siete acerrimi nemici e fuori dal campo per lo più siete anche amici. E' un po' la mia filosofia di gioco, in campo do tutto, non ci sono amici, però fuori dal campo è il contrario - riporta Sampdorianews.net -. E' come vorrei che tutti vivessero il gioco del calcio e questa è una cosa mi attrae e mi dà un grande senso di appartenenza a questi colori".
Qual è l'attaccante che ti ha creato più problemi? "Ho giocato con tanti attaccanti forti, che mi hanno anche insegnato tanto soprattutto durante l'allenamento. Uno di questi è il nostro capitano, Fabio Quagliarella. Ma se devo ricordarne uno in particolare che ho vissuto da avversario è Tevez ai tempi in cui io ero all'Empoli e lui alla Juve, in quell'anno attraversava un grande momento di forma, era imprevedibile, un mix di velocità, potenza e tecnica. Mi ricordo che in quelle due partite mi impressionò veramente tanto".
