Svegliarsi e lottare
Dopo la sciagurata eliminazione dell'agosto scorso la speranza dei sampdoriani era quella di avere comunque di fronte una squadra di personalità, una squadra capace di pensare in grande nonostante l'enorme amarezza che stava provando. Del resto, l'inesperto allenatore chiamato alla difficilissima prova di non far rimpiangere Delneri e la stagione quasi perfetta appena terminata faceva e fa della personalità la sua caratteristica principale.
Poi, a poco a poco, i sampdoriani hanno iniziato a capire che la personalità era la più grave e inaspettata mancanza di questa squadra, se non altro ripensando a tutti i punti persi negli ultimi minuti durante i primi mesi di questa stagione. Di fronte alla mancanza di gioco, alle continue difficoltà in ogni reparto, alla carenza di vittorie si continuava comunque a sperare in qualcosa, in una molla che potesse destare dal torpore, una vittoria, una dimostrazione di grinta, di cattiveria agonistica, che dimostrasse la voglia di provarci lo stesso, anche senza la Champions. In mezzo a tutto questo, il caso Cassano, i giovani che non rendono.
Poi sono arrivate le eliminazioni dalle coppe, l'incredibile sterilità in zona gol, il sempre più evidente imbarazzo di un allenatore che ribadisce continuamente le stesse cose, professando grinta e determinazione, ma che non riesce a far si che i suoi giocatori le mettano in pratica. Giocatori in evidente stato confusionale. In mezzo a tutto questo, la cessione di Marilungo, quella di Pazzini.
I sampdoriani non hanno problemi, i sampdoriani cantano sempre e comunque ed è questo il loro bello. Contestare non è da loro e se dovesse succedere sarebbe l'espressione di una minoranza (sia chiaro non di una minoranza pro o anti Garrone, ma di una minoranza di gente che prende una posizione che non sia esclusivamente pro Sampdoria). Tuttavia, per salvarsi non bastano cori e applausi, ci vogliono uomini veri.
Allora, che Mimmo Di Carlo ripensi a questi mesi e valuti, insieme alla società, se si ritiene un allenatore in grado di rovesciare la situazione, in grado di farci fare quaranta punti e magari di ripartire da capo il prossimo anno. Che decida, insieme alla società, se sia il caso di restare o meno, magari decidendo di puntare su qualcosa di diverso dall'intensità, che pare non appartenere, se non a piccoli sprazzi, ai suoi ragazzi.
Che Angelo Palombo ritorni a fare il capitano trascinatore, anche senza i grandi palcoscenici e senza gli illustri compagni. Che ricominci a giocare duro, a protestare, a difendere i compagni, a schiaffeggiarli anche se serve. Insomma, a guidare la squadra come ci aveva abituato nelle stagioni passate, quando uno come Nainggolan se lo mangiava a colazione.
L'importante, soprattutto, è svegliarsi perché se questa è la prestazione nella partita fondamentale della stagione, allora siamo nei guai. SI può anche crollare, ma non senza lottare. I sampdoriani lo meritano.
