SN - La STORIA si chiama SAMPDORIA: la colonna portante Bernasconi. Non solo "portamattoni"

01.08.2020 13:03 di Redazione Sampdoria News   Vedi letture
SN - La STORIA si chiama SAMPDORIA: la colonna portante Bernasconi. Non solo "portamattoni"

Lo spazio targato Sampdorianews.net dedicato alla macchina del tempo blucerchiata, La Storia si chiama Sampdoria, oggi ci porta con grande piacere a raccontare il calciatore e l'Uomo Gaudenzio Bernasconi. Ben 338 presenze in campionato con la maglia della Sampdoria tra il 1954 e il 1965, addirittura 133 consecutive dalla 7° giornata del 1955 alla terza del 1959.

Le cronache del tempo ricordano il soprannome affettuoso “Orsacchiotto”, attribuito ad un grande marcatore, un duro gentiluomo, come testimoniato dalle statistiche; undici stagioni in A con la nostra maglia e due con l'Atalanta, zero espulsioni, zero squalifiche, nonostante grandi duelli con campioni del calibro di Nordhal, Charles, Altafini, duelli fisici, talvolta duri, ma sempre rispettosi e sportivi.  Per i Sampdoriani più giovani si possono trovare diverse similitudini con Pietro Vierchowod. Bernasconi è nato a Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo, come lo Zar a Calcinate, stesso ruolo, identica interpretazione.

Potente, predisposto al gioco d'anticipo, altezza inferiore ai 180 centimetri, pochi goal da ricordare anche in considerazione della rara possibilità di cercare gloria offensiva vista l'assenza del libero in in difesa. Bernasconi si è reso protagonista nel grande quarto posto conquistato nell'annata 1960 – 1961, definendosi un “portamattoni” in un ruolo condiviso con Vicini, Vincenzi e Bergamaschi e volendo lasciare spazio in copertina ai fuoriclasse Skoglund, Cucchiaroni, Ocwirk e Brighenti, autore di ben 27 marcature. Nello spogliatoio era fondamentale la presenza dello svedese, al quale non andò giù la cessione dall'Inter, elemento di grande personalità, carisma e tecnica, a prescindere dalle serate alcoliche che fecero perdere talvolta la pazienza ad Eraldo Monzeglio.

Ha sempre considerato quel piazzamento un risultato inatteso, con il senno del poi restò qualche rimpianto a suo dire, con quei mezzi tecnici si poteva perfino andare oltre, magari senza la cessione a novembre di Mora. Purtroppo dinanzi ai 31 punti ottenuti sui 34 a disposizione tra le mura casalinghe, bisognava fare i conti con le difficoltà registrate in trasferta, evidenziate dai soli dieci punti conquistati. L'anno successivo Brighenti non confermò la straordinaria vena realizzativa, l'età media della squadra era piuttosto avanzata e i successori del Presidente Ravano non riuscirono per anni a confermare quel trend nonostante il grande impegno. 

Gaudenzio ha avuto il grande piacere di giocare insieme a Vujadin Boskov, da sempre definito un un ragazzo calmo e posato. La nostra maglia, dai colori unici, fu motivo di simpatia in giro per l'Italia, lo ha più volte evidenziato lo stesso difensore, oltre alla capacità di divertire e divertirsi giocando a pallone. Il rapporto con la Sampdoria fu indelebile: undici anni non cambiando squadra ha sempre rappresentato il suo massimo orgoglio, assieme allo straordinario debutto in Nazionale maggiore a Milano contro il grande Brasile deivari Djalma Santos, Didì e Nilton Santos, sconfitto per 3-0.