SN - La STORIA si chiama SAMPDORIA: Giuseppe Moro, quando il portiere va ad indossare la maglia n.9

SN - La STORIA si chiama SAMPDORIA: Giuseppe Moro, quando il portiere va ad indossare la maglia n.9TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
domenica 17 maggio 2020, 13:03News Doria
di Redazione Sampdoria News

E' risaputo da sempre, il ruolo del portiere regala spesso personaggi particolari, protagonisti indimenticabili ed episodi originali. L'attenzione del nuovo numero della rubrica targata Sampdorianews.net, La STORIA si chiama SAMPDORIA, è dedicata ad un fatto accaduto negli anni '50.

Partiamo con Giuseppe Moro, arrivato alla Sampdoria nell'annata 1951 – 52, noto per la lunga carriera in lungo e in largo per l'Italia e la “missione” di regalare spettacolarità acrobatica alla tifoseria che lo seguiva dagli spalti. Accadde a Treviso, Alessandria, in Toscana, a Bari, a Torino, Roma e ovviamente a Genova. Rientrava tra gli estremi difensori caratterizzati da un elevato livello di incostanza nel rendimento, alternando prestazioni da cinque stelle, con interventi capaci di lasciare a bocca aperta in virtù di riflessi fenomenali, ad errori inattesi, talvolta all'interno della stessa sfida.

Un particolare episodio lascia il suo nome indelebile nelle cronache e nei ricordi dei Sampdoriani dell'epoca. Era il 3 maggio 1953 e giocavamo contro l'Udinese, ad un certo punto dopo il goal subito per la sfortunata deviazione di Coscia ad inizio ripresa, Moro decide di lasciare la difesa della porta allo zoppicante Galassi e indossare il numero 9 andando all'assalto della porta friulana, il tutto tra lo stupore generale della panchina e dei 22 in campo. Era una gara che non potevamo assolutamente perdere e a 10' dal termine eravamo ancora sotto. A quel punto Moro prese quella clamorosa decisione, si posizionò sulla fascia destra, gli avversari Zorzi e Snidero rimasero letteralmente sorpresi non capendo immediatamente cosa stesse succedendo. 

Moro fa il meglio possibile, un colpo sporco di destro a cambiare il gioco, arriva l'accorrente Gei, il quale, con precisione e i tempi giusti, serve una palla d'oro a Conti che insaccò con un imperioso colpo di testa. Una liberazione per i 10.000 presenti.  Le cronache dell'epoca fanno riferimento ad un atteggiamento un po' polemico di Moro nei confronti dei compagni mentre tornava a difendere la porta per gli ultimissimi minuti.

L'episodio non ostacolò, anzi, la successiva cessione dell'estremo portiere alla Roma per la cifra di 40 milioni, indispensabile per far respirare le casse blucerchiate, a prescindere da qualsiasi considerazione positiva o meno su un giocatore imprevedibile e di grossa personalità. Dopo l'esperienza nella capitale e il ritorno a Verona inizia la parabola discendente a livello calcistico. Si fa per notare per pregevoli episodi nella vita quotidiana, in primis l'adozione di un bimbo nato nel Polesine colpito da una tremenda alluvione. Indiscrezioni sulla nuova vita da pompiere e una presunta esperienza da allenatore in Tunisia completano il mosaico di un personaggio dentro e fuori dal campo.