Sensibile: "Samp, una tappa per me fondamentale"

Sensibile: "Samp, una tappa per me fondamentale"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Tommaso Sabino/TuttoLegaPro.com
lunedì 30 maggio 2011, 17:50News Doria
di Andrea Piras

Il futuro direttore sportivo della Sampdoria Pasquale Sensibile ha rilasciato una lunga intervista esclusiva per l'emittente ligure Primocanale Sport dove si presenta al pubblico blucerchiato dando un piccolo ritratto di se stesso e delle esperienze passate:

"Chi è Pasquale Sensibile? Sono un giovane direttore sportivo, che cerca di mettere a frutto tutte le esperienze, cerca di imparare ogni giorno qualcosa, sa di avere delle qualità, odia la falsa modestia, ma ha una gran voglia di lavorare e, a differenze di quello che possono far sembrare i risultati conseguiti a Novara. Probabilmente oggi in tanti pensano che io sia bravo, io ogni mattina cerco di capire qual è il modo per diventare bravo. Ho grandissima determinazione.

Sono crescito a pane e calcio? Si, mio padre ha sempre fatto calcio, prima appunto ha giocato, poi ha avuto un periodo da allenatore e poi è passato a fare il dirigente, quindi sono cresciuto inevitabilmente con questa passione che poi piano piano è diventata il mio lavoro: sono stato un discreto giocatore di serie C, ma evidentemente sta andando meglio come dirigente.

Se il Pasquale Sensibile giocatore pensava già da dirigente? Gli ultimi anni onestamente si. Io mi sono reso conto che gli ultimi due o tre anni di carriera ero molto più attratto dall'osservare, dal capire quali erano le dinamiche dei direttori, dei dirigenti. Sentivo i miei compagni parlare di giovani interessanti e lì avevo capito che la passione che deve necessariamente esserci per andare poi sul campo ad allenarsi o a giocare si stava un po' affievolendo e quando 10 anni fa mi è stato proposto di diventare, curiosamente, responsabile dell'area tecnica dei miei compagni a stagione in corso, ho iniziato da lì e da lì poi ho percorso delle tappe molto importanti.

Cosa serve per essere un buon direttore sportivo? Ma io no credo ci sia un profilo particolarmente definito, questa è una professione che va presa seriamente, è una professione molto molto impegnativa, una professione per la quale devi rinunciare a tante altre cose.

Devi avere la capacità di personalizzarti perchè ci sono tanti momenti della tua giornata nei quali non sei Pasquale Sensibile, ma sei un dirigente che rappresenta un club, quindi hai delle responsabilità che sono totalmente diverse e sono responsabilità alle quale puoi far fronte attingendo molto alla tua educazione personale. Io ritengo di aver avuto una buona educazione, mi ritengo in questo un uomo fortunato e cerco di fare questa professione seguendo dei principi di onestà e buona fede dopo di che se trovate qualcuno che nella vita non sbaglia mai, fatemelo conoscere.

A chi devo dire grazie nel mondo del calcio? Ma di sicuro a me stesso, perchè nei momenti importanti della mia carriera ho avuto un po' il coraggio e forse anche l'incoscienza di fare delle scelte apparentemente impopolari, ma che poi alla distanza mi hanno pagato, sicuramente a mio padre e mia madre perchè mi hanno dato l'educazione personale di cui ho appena parlato e poi nel calcio, io credo che per i giovani sia importante avere le opportunità e i maestri, io ho avuto negli anni la fortuna di incontrare Gian Battista Pastorello e Walter Sabatini, due riferimenti di cui vado veramente orgoglioso perchè sono uomini che mi han sempre dato tanto e mi hanno dato soprattutto dei consigli nel mio interesse e mai nel loro interesse.

Verona, Juventus, Palermo e Novara, queste esperienze cosa mi hanno lasciato? Ciascuna di queste esperienze mi ha dato tanto. A Verona mi sono potuto approcciare a questa professione lavorando tutti i giorni accanto ad un maestro ad un manager straordinario quale Gian Battista Pastorello, lui era presidente-proprietario, io responsabile dell'area tecnica.

Poi quello che per la Juventus è stato un dramma, per me è stata una grande opportunità e sono entrato nel management della Juventus come capo degli osservatori e ho capito veramente cosa vuol dire lavorare in un top club e ho capito quanto sia importante l'organizzazione nella vita di un club. Nel calcio non si può programmare solo il risultato, ma potendosi programmare tutto il resto, vale la pena investire tempo ed energie per farlo.

Poi l'esperienza di Palermo, una cosa straordinaria dal punto di vista della passione, del trasporto. Lavorare accanto, anche se non direttamente come interlocutore, al presidente Zamparini, accanto a un grande uomo di calcio come Walter Sabatini. Durante l'anno di Palermo il corso per essere abilitato a direttore sportivo e poi la prima scelta un po' apparentemente strana, quella di venire in una piazza di serie C dove non si vinceva da 33 anni.

Una piazza che tutti dipingevano come morta e che poi vi siete resi conto voi di quello che siamo riusciti a fare con grandissima semplicità e buon senso in due anni: abbiamo vinto il campionato, da giovedì incominciamo a giocarci veramente quello che definisco un sogno e fra un paio di settimane spero la Sampdoria, che ritengo una tappa per me fondamentale".