SAMPDORIA MVP - Il "maghetto" ci tira fuori dalle secche
C'è poco da fare. Adesso, dopo un girone e un briciolo di partite in più, abbiamo - perlomeno noi - alcune certezze. Una di queste si chiama Mikkel Damsgaard. Anche oggi ci dà la dimostrazione fisica che l'unico che può creare superiorità, avere idee diverse dagli altri, essere veloce coi piedi e con il cervello, sia lui. Lunga vita a Quagliarella, a Gaston quando è in giornata, Keita se il fisico gli dà tregua. Per il resto, calma piatta.
Oggi, ancora una volta, per larghi tratti sembrava di riguardare Savoia-Sampdoria, partita della complessa stagione 2000/2001. Ritmo basso, trottante, l'idea di togliersi il fastidio di una trasferta scomoda con il minimo. Risultato, 1-0 per gli uomini di Torre Annunziata. Ecco, per i più piccoli ricordo i patimenti a Nocera Inferiore, nel 2011, quando si perse 4-2, per lo stesso atteggiamento. Ecco. Oggi sembrava di stare davanti alla stessa tv di vent'anni fa. Solo che venti anni fa, non c'era Damsgaard. Saremmo venuti in Serie A di corsa.
Il danese entra quando manca più di mezz'ora, vivacchia per dieci minuti, sbagliando subito un paio di passaggi e di decisioni, vedi il pallone regalato a Schiattarella che porta all'occasione di Sau. Poi, però, comincia a puntare Foulon e a saltarlo, a mettere palloni in mezzo o a rimorchio. Fino allo strappo leggero, un flash delle vecchie macchine fotografiche per efficacia e stordimento. Depaoli è battuto, la linea di fondo tenuta a debita distanza. Il pallone è calciato forte e preciso, per il taglio di Keita. Da quel momento, tutti lo cercano, sperando in un'altra magia, che, però, non arriva, se non a larga distanza dalla porta.
In pochi minuti, comunque, il danese può cambiare le sorti di una partita. Questo è il risultato di venti partite, pertanto, visti anche i vent'anni del puerpero, direi che si potrebbe iniziare a puntare sul suo estro e la sua voglia di emergere. Ripeto, unico che lo possa rendere utile alla causa sampdoriana con continuità.
