SAMPDORIA GONFIA LA RETE – Tornare ad essere il fiore più bello che c'è...

SAMPDORIA GONFIA LA RETE – Tornare ad essere il fiore più bello che c'è...TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
mercoledì 28 marzo 2018, 09:26News Doria
di Paolo Bardetta

“Qualunque fiore tu sia, quando verrà il tuo tempo, sboccerai. Prima di allora una lunga e fredda notte potrà passare. Anche dai sogni della notte trarrai forza e nutrimento. Perciò sii paziente verso quanto ti accade e curati e amati senza paragonarti o voler essere un altro fiore, perché non esiste fiore migliore di quello che si apre nella pienezza di ciò che è.”

Scrive cosi Daisaku Ikeda, poeta e filosofo giapponese in uno dei suoi libri più belli.

Ho sempre preferito iniziare con delle frasi particolari le mie analisi del reparto offensivo blucerchiato piuttosto che con delle scontate dichiarazioni del momento perché ritengo che non abbia molto senso mettere sempre più il dito dentro la piaga e rimarcare il momento senz’altro altalenante e per certi aspetti negativo.

Non è un atteggiamento da confondere con la superficialità attenzione, o con il non voler vedere la realtà dei fatti, anzi è un modo per riflettere a fondo su una verità che a volte tutti noi tifosi non consideriamo. In campo scendono 11 uomini che come tutti ridono, soffrono, piangono, gioiscono, temono, esultano, cadono e poi si rialzano e potrei continuare all’infinito.

Perché del resto, parliamoci chiaro, una partita di calcio altro non è che la trasformazione metaforica della vita di ognuno di noi, solo che nell’arco di tempo di solo 90 minuti e non di più.

Se dovessi iniziare l’analisi del reparto attaccanti della formazione blucerchiata nella gara contro l’Inter, beh farei come quell’alunno che durante un compito in classe consegna il foglio in bianco perché non conosce l’argomento.

E allora da lì inizierebbe tutta una trafila di complimenti a dismisura: i ragazzi sono scoppiati, a nessuno interessa andare in Europa, sono stati sopravvalutati, abbiamo avuto solo fortuna, la società ci prende in giro, e potrei continuare a menzionare altri innumerevoli commenti.

Ma non lo faccio e non perché non voglio vedere la realtà ma solo perché non voglio rischiare di cadere nella trappola del tifoso medio e comune, che gioisce e osanna per una vittoria e inveisce e condanna per una sconfitta.

Cosa passi nella mente dei ragazzi in questo momento non lo possiamo sapere, ma una verità è certa: non sono diventati brocchi e scarsi (scusate i termini) tutti in una volta. Non ci credo e non è assolutamente vero.

Ma so che la Sampdoria, la nostra Sampdoria, ci ha abituato a questi momenti, e in un certo senso ci ha anche preparato ad affrontare queste sue difficoltà.

Chi conosce davvero la squadra blucerchiata, e per “davvero” intendo chi l’ha seguita da sempre e non solo quando allo stadio fanno gli sconti, riesce sin da subito a percepire se ci sono dei sintomi influenzali, mal di pancia, o altre debolezze. Ed è lì in quel preciso momento che deve scattare l’incitamento, la coesione, l’unione e la voglia matta di sostenere a dismisura un gruppo che ci sta regalando delle emozioni bellissime.

Zapata, Quagliarella e Caprari, agli occhi di tutti, sono stati annullati nella gara contro l’Inter. Nessuno lo mette in dubbio. E solo un palo, quello di Zapata nel primo tempo, è poco per un reparto attaccanti che ha siglato 40 gol in tre e che non ci ha abituati a vedere un unico sussulto in tutti i 90 minuti di gara.

Il momento no, non è dettato da scarsa forma fisica, anzi i blucerchiati anche contro l’Inter hanno corso ma forse lo hanno fatto male. È mancata quella coesione vista nelle precedenti partite, quelle forza di lottare con il coraggio di chi sa che non ha nulla da perdere ma tutto da guadagnare.

Ai nostri ragazzi è subentrata probabilmente la paura, quella che ti taglia le gambe e non ti fa credere più in te stesso. Ecco perché i tifosi, ora più che mai, rappresentano l’arma in più, quella spinta capace di far ritrovare quella leggerezza che ha portato le ali blucerchiate a volare nel cielo del campionato italiano.

Bisogna ripartire, come dopo ogni difficoltà della vita, e lo si deve fare tutti insieme, uniti più che mai, forti, coesi e compatti.

Perché del resto, come dice il poeta Daisaku Ikeda non esiste fiore migliore di quello che si apre nella pienezza di ciò che è”, ed essere blucerchiati è il dono più bello che si potesse desiderare.