SAMPDORIA GONFIA LA RETE – Da Caputo, Gabbiadini, Quagliarella ci si aspetta di più

SAMPDORIA GONFIA LA RETE – Da Caputo, Gabbiadini, Quagliarella ci si aspetta di piùTUTTOmercatoWEB.com
lunedì 15 novembre 2021, 09:19News Doria
di Serena Timossi

Tre sconfitte consecutive e terzultimo posto in classifica sono un chiaro segnale di allarme rosso. La crisi blucerchiata, evidenziata dalle ultime tre prestazioni offerte con Atalanta, Torino e Bologna, non riguarda soltanto i risultati, ma soprattutto quanto espresso a livello di gioco e identità di squadra. La nostra analisi si sofferma solo sull'attacco, ma i problemi sono equamente suddivisi in tutti i reparti: la mancanza di idee e di coesione si traduce in poche azioni offensive degne di nota, difficoltà di costruzione e difesa in sofferenza.

D'Aversa insiste sul baricentro alto, ma la Samp non è riuscita né a imporre il proprio gioco né a creare sostanziali pericoli per le difese avversarie. Partiamo con il match più proibitivo dei tre, quello che vedeva i blucerchiati opposti all'Atalanta: in questo caso, la differenza tecnica e organizzativa è stata sicuramente determinante, ma il 3-4-1-2 a cui il tecnico blucerchiato è passato per parte della gara non ha inciso sulla produttività offensiva, anzi lo spostamento di Candreva sulla trequarti ha limitato le discese e i cross sulla corsia di destra, quella che di solito fornisce gli spunti migliori per gli attaccanti. Di fronte ai nerazzurri, la coppia Gabbiadini-Caputo non ha brillato per intesa, sebbene quest'ultimo sia stato più dinamico nel proporsi, realizzando anche una rete da bomber scafato, seppur ininfluente per il risultato finale. Per Quagliarella, poco più di venti minuti a gara compromessa, con scarsi rifornimenti.

La vera Caporetto doriana è stata la trasferta di Torino: una resa annichilente, con un modulo poco comprensibile. Quagliarella unica punta, si è ritrovato a predicare nel deserto, senza possibilità di duettare con un compagno di reparto, ma supportato da un Candreva fuori posizione e dunque non nelle condizioni di esprimere il suo pieno potenziale. L'ingresso di Gabbiadini al 54' non ha portato la ventata di freschezza desiderata, segno che l'attaccante al momento è l'ombra del giocatore qualitativo che abbiamo conosciuto.

Avversario diverso, musica che resta stonata. Con il Bologna inizialmente la squadra sembrava macinare più gioco, con un'occasione da parte di Caputo (che ha trovato la pronta opposizione di Skorupski) e qualche inserimento dei centrocampisti (un tiro da fuori di Askildsen che ha lambito il palo). Troppo poco, però, soprattutto se la squadra si scioglie come neve al sole di fronte al vantaggio avversario. Anche questa volta, D'Aversa opta per la coppia Gabbiadini-Caputo, ma tra i due si registra un solo scambio proficuo, per il resto poco movimento senza palla e conseguente difficoltà da parte dei centrocampisti nel servirli. Il passaggio non viene “dettato” e nella ripresa sembra subentrare anche la confusione psicologica: la titubanza di Caputo al 73', con il portiere rossoblù fuori dai pali, è incomprensibile per un attaccante esperto.

Torregrossa subentra, ma si fa notare più per errori negli stop e interventi fallosi piuttosto che per perentorietà in area di rigore (un peccato, con Medel che avrebbe potuto avere difficoltà nel gioco aereo per via della diversa fisicità).

La scelta di confermare D'Aversa pone a questo punto diversi interrogativi: per andare avanti insieme, occorre che lo spogliatoio sia coeso e abbia fiducia nel mister; ma allo stesso tempo serve che quest'ultimo riveda il proprio sistema di gioco in base alle reali caratteristiche della rosa che ha a disposizione. Parlando dei soli attaccanti, è necessario che comunque anche i singoli diano di più. Pur con tutte le attenuanti del caso (sono spesso isolati, i palloni giocabili latitano, il gioco espresso a livello globale è insufficiente), da Caputo, Gabbiadini e Quagliarella ci si aspetta di più perché hanno le qualità per prendere per mano la squadra nei momenti di difficoltà. Serve più determinazione, più cattiveria agonistica, meno rabbia nei confronti del compagno che sbaglia il passaggio, facendola confluire nella giocata stessa. Gli errori nel controllo palla, nel passaggio nello stretto o, peggio ancora, l'immobilismo quando i centrocampisti cercano movimento, devono essere limitati. Concentrazione e fame di risultati devono essere la ricetta da cui ripartire: una squadra che si deve salvare non può più permettersi pressappochismo.