SAMPDORIA GONFIA LA RETE - Come arcobaleno dopo pioggia
Arcobaleni e guizzi, nonostante allerte rosse e tempo da lupi. Mi si perdoni il titolo alla Boskov, ma, altro modo non c'è per descrivere la prestazione dell'attacco blucerchiato contro l'Udinese. Se è vero che una pioggerellina accoglie le squadre in campo, altrettanto vero è che, nei primi minuti, gli avanti blucerchiati hanno la forma dei pensieri dei propri tifosi: "Ma Belin, ma piove sempre!?!". Si, perché dopo mezz'ora la Samp è sotto uno a zero, producendo qualcosa, ma mai per merito degli attaccanti, se non nel sinistro che iscrive alla partita Gabbiadini.
Proprio l'ex Bologna, fa moltissimo movimento nel primo tempo, ma spesso in fase di non possesso e neanche così efficacemente. Dialogo poco, a sprazzi, senza idee precise. Il mancino col numero 23 si affida molto all'istinto e i cross messi dalle fasce non lo favoriscono. Poi, quando l'arbitro sta per decretare la fine della prima frazione, ecco il primo baleno positivo che appare a Genova in una settimana. Punizione dai venti metri, sulla palla lui e Ramirez. L'uruguagio lascia la battuta a Gabbiadini che ringrazia e spedisce la sfera all'incrocio dei pali, rendendo inutile il balzo di Musso, atletico e fotografico ma non sufficiente a fermare la meraviglia firmata dall'attaccante doriano. Uno a uno. Sollievo e fiducia. Si va alla ripresa, e la musica cambia.
Qui la Samp sembra cambiata, comincia a spingere, cercare linee intermedie e costringe l'Udinese nella propria area di rigore. Jajalo commette una sciocchezza e lascia i suoi in dieci, per la Sampdoria è questione di tempo. La manovra è incalzante ma manca della stoccata. Quagliarella, in ripresa, sbaglia molto nel primo tempo, mentre nel secondo riduce gli errori e gioca molto per la squadra. Ha il merito, fondamentale, di anticipare il marcatore, di voglia, di forza e di testardaggine, di cazzimma, come si dice dalle sue parti. Risultato, solo Pairetto poteva non vedere il calcione sul suo stinco e scambiarlo per un anticipo. Var e rigore per noi. Lì, lui prova a rimettersi in piedi, per calciare ciò che si è guadagnato. La caviglia, però, non collabora e sul dischetto va Ramirez. Gol e altro sollievo. Per tutti, perché la partita si stava facendo farraginosa, e si aspettava il crick giusto per scardinare la resistenza furlan.
Il terzo attaccante che ha messo piede in campo domenica è stato Caprari. Meglio rispetto all'ultima partita pre-sosta, gioca molto di più tra le linee e si rende pericoloso subito con un tiro deviato di poco fuori. La grande occasione, però, per chiudere la partita, ce l'ha proprio lui, quando il pallone gli arriva sul destro, dopo uno slalom di Ramirez degno di Marcel Hirscher. La punta romana, però, invece che calciare di prima, tenta il dribbling – bene –, ma calcia di sinistro debolmente e, per Musso, non è un problema bloccare. Per il resto, buono il movimento ma senza esagerare.
Nel complesso il reparto ha mostrato dei segnali di ripresa, in primis la volontà e il movimento ad aprire spazi per gli inserimenti. Le occasioni migliori, infatti, vengono da due centrocampisti, Bertolacci arrivato al tiro al limite dell'area e Ramirez di testa in inserimento sullo spazio creato da Quagliarella. Siamo ancora malaticci, i movimenti vanno oliati e rifiniti, ma sicuramente la prima partita con più di un gol, sebbene su due calci da fermo, fa ben sperare. Adesso sotto con la doppia trasferta sarda, altro banco di prova serissimo, dove servirà alzare l'asticella della prestazione, perché il Cagliari sta volando, anche se, spesso, può concedere qualcosa. Animo Doria!
