SAMPDORIA ALE’ CAMMINEREMO CON TE – Baricentro alto, costo o beneficio?
Inizio di campionato con un calendario che definire proibitivo è un eufemismo. Tuttavia la Sampdoria esce dalle prime sei giornate con la consapevolezza di potersela giocare con praticamente ogni avversario. Vista da un’altra prospettiva, il potersi permettere di giocare senza il peso del risultato ad ogni costo, tranne che nella trasferta di Empoli, potrebbe essere stato quasi un vantaggio per una squadra alla ricerca di nuovi automatismi e di un nuovo modo di interpretare le partite.
Ricordando che sono state affrontate Milan, Sassuolo, Inter, Napoli e Juventus, va sottolineato come l’unica squadra riuscita ad apparire decisamente superiore ai blucerchiati per gioco e organizzazione - non solo qualità dei singoli - sia stata il Napoli. Tra l’altro, nel primo tempo contro gli azzurri il risultato non è apparso scontato, anche se appena hanno accelerato ad inizio ripresa hanno subito trovato i gol per mettere in ghiaccio il risultato.
Proprio il modo di interpretare le partite e stare in campo della Sampdoria è ciò che più è cambiato rispetto alla passata stagione. L’atteggiamento non è mai stato remissivo, mai da vittima sacrificale e a volte perfino spavaldo. Vedere giocare la propria squadra a viso aperto fa sicuramente bene al tifoso e finché non si prendono imbarcate anche all’autostima dei calciatori.
Questo modo di giocare, oltre che della visione del calcio dell’allenatore, è sicuramente figlio delle caratteristiche dei giocatori a disposizione, soprattutto a centrocampo. I quattro che compongono la linea sono estremamente complementari e, a parte Silva o Ekdal, hanno propensione a recuperare o giocare la palla nella metà campo avversaria. Thorsby ha un atletismo straripante che gli permette di pressare altissimo e che se superato gli dà ancora la possibilità di recuperare. Candreva e Damsgaard sono giocatori tecnicamente validi, spiccatamente offensivi, in grado di puntare la porta, raggiungere il fondo e tirare da fuori. Un recupero palla alto permette loro di avere diversi palloni giocabili nella trequarti avversaria, diverse opzioni di gioco in caso di transizioni rapide tra fase passiva e fase attiva e ne valorizza quindi la pericolosità offensiva. Non è un caso che Candreva spesso sia stato tra i migliori in campo e stia trovando una continuità di rendimento decisamente superiore a quella dello scorso campionato.
Essere più offensivi chiaramente espone di più a ripartenze e contropiedi avversari. Silva e Ekdal sono tatticamente intelligenti, quasi sempre ben piazzati ma non fulmini di guerra in termini di dinamismo, per cui soffrono l’essere presi in velocità. Sulle fasce Candreva e Damsgaard hanno dimostrato propensione e volontà nell’aiutare i terzini in ripiegamento, ma quando si attacca con le sovrapposizioni la fascia può rimanere scoperta. In ogni caso alcuni uno contro uno possono risultare rischiosi. Thorsby come detto è un super-atleta ma ancora non un super-eroe, per cui pretendere che sia ovunque, sempre, è probabilmente chiedergli troppo.
In assoluto, è una questione di (dis)equilibri. Se si guadagna da una parte, qualcosa si perde per forza dall’altra. La domanda è: i benefici che si ottengono in termini di pericolosità ed efficienza offensiva bilanciano i costi aggiunti a livello difensivo? A guardare solo le partite con Napoli e Juventus verrebbe forse da rispondere no, ma entrambe le squadre possono contare su giocatori molto rapidi e tecnici – Cuadrado, Chiesa e Bernardeschi la Juventus, Lozano, Insigne, Zielinski e Politano il Napoli – che possono fare proprio quel gioco più fastidioso per una squadra impostata come la Sampdoria di D’Aversa. In aggiunta il Napoli ha trovato anche un perno basso di centrocampo come Anguissa, il quale ha lottato ad armi pari con Thorsby e ne ha limitato l’esuberanza fisica. Negli altri casi, inclusa la partita persa con il Milan, il diverso approccio non è sembrato penalizzante. Sei partite sono comunque poche e indicazioni aggiuntive verranno sicuramente dai prossimi incontri con Udinese e Bologna, soprattutto quest’ultima trasferta storicamente ostica.
