Samp, sei portieri ma la difesa?
Nel calcio di una volta tante cose erano differenti. I numeri di maglia, per esempio, da 1 a 11 per i titolari (dove il numero corrispondeva ad un ruolo fisso) e dal 12 al 16 per la panchina, rigorosamente corta. I meno giovani tra noi sono sicuramente in grado, anche a distanza di decenni, di recitare senza alcuna esitazione le formazioni delle compagini blucerchiate che ci hanno portato, in una galoppata furiosa a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, a trionfare in Italia ed in Europa.
Nel calcio di una volta c’erano due soli portieri: quello titolare e quello di riserva, quest’ultimo relegato in panchina e destinato a sostituire il titolare solo nella sciagurata eventualità di un suo infortunio, o a difendere i pali della squadra in occasione di competizioni di minore importanza (Coppa Italia piuttosto che amichevoli).
Nessun improbabile numero di maglia da football americano e nessuno strappo alle regole, ferree ed immutabili.
Ma il mondo è cambiato più rapidamente della nostra capacità di adattamento, ed il calcio è cambiato con esso: è di poche ore fa la notizia che la Sampdoria ha ufficializzato il prestito temporaneo del portiere Marco Storari, proveniente dal Milan. E’ il sesto portiere che, in questa stagione, gravita nell’orbita blucerchiata. Gli altri sono Luca Castellazzi (titolare infortunato, a proposito auguri di pronta guarigione...), Vincenzo Fiorillo (appena ceduto in prestito alla Reggina), Mario Cassano (a Genova in comproprietà tra Sampdoria e Piacenza), Antonio Mirante (a Parma in comproprietà tra Sampdoria e Juventus) e Matteo Guardalben (terzo, anzi, quarto portiere). E tutto questo, si badi bene, senza il triplo, contemporaneo impegno di campionato, Coppa Italia e Champions (oppure Europa) League.
Nel calcio moderno una situazione come quella descritta sarà utile durante il mercato estivo per creare eventuali plusvalenze, per spuntarla alle buste o anche solo per imbastire scambi o prestiti, totali o parziali, insomma per creare una (quasi) infinita possibilità di combinazioni tesa a raggiungere altri giocatori.
Ferma restando la fiducia nell’operato di Beppe Marotta, un fuoriclasse tra i dirigenti sportivi, e l’importanza capitale di avere alle spalle una società con un bilancio sano, una delle poche cose che accomunano il calcio di ieri a quello di oggi è l’amore del tifoso per i propri colori, un amore che ha bisogno delle emozioni che può regalare un gol ma anche del cuore che sussulta quando la tua squadra riesce ad aggiudicarsi un pezzo pregiato del mercato, magari per un reparto particolarmente in affanno.
La difesa della Sampdoria non ha sfigurato nella prima metà del girone di andata mentre - con gli stessi uomini - è naufragata, insieme al gioco della squadra, a partire dallo spartiacque della disastrosa trasferta torinese contro la Juve. Un colpo di mercato come Dario Dainelli, esperto ex capitano della Fiorentina, fisicamente imponente e professionista esemplare, finito al Genoa per una cifra irrisoria dopo essere stato a lungo corteggiato proprio dalla Samp, ha lasciato l’amaro in bocca a tanti doriani.
Nonostante la partenza di Stankevicius, la situazione del pacchetto arretrato presenta ancora troppe dicotomie spurie, e questo porta inevitabilmente a situazioni mai convincenti e potenzialmente dannose come dimostra la distribuzione dei troppi gol, ben 27, incassati fin’ora: irrisolta la questione sulle corsie laterali con le alternative Accardi, Zauri, Cacciatore ed uno Ziegler interessante in fase propositiva ma lacunoso in copertura; mutevole anche la situazione al centro con l’alternanza tra i vari Rossi, Lucchini, Gastaldello e gli stessi Accardi e Cacciatore.
Nel calcio di una volta, fissando ruoli ben definiti in retroguardia - due terzini, un libero ed uno stopper, magari ruvido come Pietro Vierchowod - ci saremmo rinforzati con un buon centrale difensivo, oggi abbiamo sei portieri. In attesa di essere smentiti da un’eventuale “colpo” in difesa da parte di Marotta, è necessario che Del Neri riesca, in tempi brevi, a trovare la fatidica quadratura del cerchio e a dare una fisionomia più definita ad un reparto così nevralgico negli equilibri del gioco. Per il resto, con le chiavi di centrocampo saldamente in mano all’Angelo Blucerchiato, a volare ci penseranno le ali e così, forse, si sbloccheranno finalmente e definitivamente anche Cassano e Pazzini...
