Ricominciamo da Milano?

Ricominciamo da Milano?TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Filippo Gabutti
venerdì 4 dicembre 2009, 09:21News Doria
di Laura Ferrari

Dopo la sciagurata serata di sabato, molti di noi erano idealmente convinti che contro il Livorno sarebbe andata meglio, se non nel risultato almeno nella prestazione. Si pensava in positivo, sull'onda emotiva scatenata dalla ridondanza di parole come riscatto, orgoglio, coraggio. La sconfitta, con conseguente eliminazione dalla Coppa Italia, per mano di una squadra interessata più a migliorare le sue sorti in campionato che a proseguire in questa competizione, ci risulta ancora più indigesta.

Nel tentativo di elaborare una possibile "ricetta" risolutiva, Mister Del Neri ha dato spazio a chi, fino a questo momento, ne aveva avuto di meno. Probabilmente saremo in pochi a pensarla così, però non tutto quello che si è visto martedì sera è stato negativo, al di là della sconfitta maturata in modo quasi banale. Sul primo tempo, non discuto, sembrava la continuazione dell'incubo di tre giorni prima; nel secondo, sprazzi di buon gioco alternati a qualche amnesia. La qualificazione praticamente regalata, ha reso incredulo lo stesso allenatore del Livorno, Cosmi, il quale l'ha accolta con la stessa gioia con cui si accoglie una inattesa gatta da pelare.

E' un momentaccio, questo è sicuro. Si pensava a cali dovuti a problemi fisici, ma poi siamo stati rassicurati dallo Staff tecnico circa le buone condizioni atletiche di tutti, escludendo i reduci da infortuni. Quindi la Samp sta bene, fisicamente parlando, ma è affetta ugualmente da un male oscuro che ne sta minando la sicurezza. Le parole di Pietro Accardi, l'unico che se l'è sentita di dire qualcosa dopo la partita, auspicavano a un "ricompattamento" futuro, dando quindi modo di pensare a qualche problema di ordine psicologico. Forse questa è la chiave del problema, dove cercare la ricetta della guarigione. La Samp pre-Torino era troppo bella per sparire così, l'abbiamo vista tutti e non era un miraggio collettivo. Da più in alto si cade, e più ci si fa male, è verissimo; soprattutto i cocci si spargono  più lontano e si impiega più tempo a raccoglierli tutti.



Forse, chi tra i giocatori coltivava grandi aspirazioni è rimasto deluso, chi con meno esperienza alle spalle si sentiva già discretamente sicuro dei propri mezzi e pensava di arrivare in fretta a risultati importanti, si è depresso ancor di più. Avere come unico obiettivo stagionale lo stare nella parte sinistra della classifica, per alcuni non è certo entusiasmante e, magari, un derby è  una partita come le altre, ma tutto il buono che si è faticosamente costruito fino a ora non merita di essere gettato al vento così, visto che la classifica è l'ultima cosa che ancora ci sorride, ma è ciò che succederà se non usciranno nuovamente fuori l'ambizione, l'entusiasmo, il coraggio e, serve dirlo, un attaccamento alla maglia che finora è passato in secondo piano. Metterei già la firma se la grinta del bello Bellucci dell'altra sera, di Pietro o del Capitano contagiasse tutti in un'entusiasmante pandemia.

Aspettiamo con pazienza che questo momento finisca, e nel frattempo, lasciamo con fiducia agli addetti ai lavori i giudizi e gli strumenti per risolvere i problemi. Mai come in questi momenti si riempe il mondo di allenatori e preparatori tecnici, abili strateghi che avevano già capito tutto con critiche gratuite a questo o quello, magari non in malafede ma ugualmente irritanti. C'è bisogno di stabilità, con il senno del poi si può dire qualsiasi cosa e certe situazioni, se non sono vissute dall'interno, possono essere distorte ed equivocate, e dal momento che il campionato continua nonostante i nostri problemi, speriamo che l'auspicato ricompattamento mostri qualche risultato già nel prossimo impegno contro il Milan; se si cercano motivazioni, qui non mancano di sicuro.

Non resta che stringerci intorno alla nostra Samp, che è il bene più grande, sperando che torni presto e più pimpante che mai, perchè ci attendono ancora molte altre battaglie e tutti insieme, con amore e dignità potremo dire la nostra su qualsiasi campo andremo. Basta volerlo e noi lo vogliamo, con le nostre sciarpe e le nostre bandiere e, soprattutto, con la nostra voce e il nostro cuore, tenacemente blucerchiato.