Ramirez: "Alla Sampdoria mi sono adattato molto bene, ho trovato una grande squadra"
Il fantasista mancino, nativo di Fray Bentos, ha rilasciato un'intervista ai taccuini di Thefutboltimes.com in cui parla dell'ambientamento nella sua nuova esperienza italiana e della nazionale dell'Uruguay. Nazionale in cui Gaston Ramirez spera di tornare presto, anche grazie alle buone prestazioni con la casacca blucerchiata:
"L'ideologia del uruguaiano è non mollare mai, dare il meglio e lavorare, perché nessuno ti regala niente. - Le parole tradotte da Sampdorianews.net - Vogliamo essere i migliori, siamo competitivi e questo ci fa essere persone che vogliono vincere, conosciamo bene cosa vuol dire far parte del gruppo. L'uruguaiano è forte individualmente ma anche a livello di gruppo. Qualsiasi squadra che ha un buon gruppo è difficile da affrontare . Non siamo i migliori, ma non siamo anche i peggiori. Questa mentalità ci è stata trasmessa da piccoli, poi il gruppo fa il resto.
Mi aspetto una chiamata in nazionale? Senza dubbio. Ho attraversato momenti difficili, ho voluto starne fuori. Ma il mio obiettivo oggi è quello di dare tutto per la Sampdoria, giocare il più possibile, ritrovare il mio livello, fisicamente e tecnicamente e di essere fiducioso in una chiamata. Quando ci sono stato, ci sono stato bene. Cosa significa la nazionale? Non ci sono parole. È il massimo per me, essere chiamato nella selezione è bellissimo. Chi viene chiamato poi vive bellissime cose, ci vuole sempre tornare, quindi non c'è altro da fare che continuare a lavorare.
Condividere la nazionale con Suarez e Cavani? Prima di tutto: è un piacere condividere il tempo con loro. - Le parole tradotte da Sampdorianews.net - Scopri come corrono, come si riscaldano, come ottengono i loro obbiettivi e come vivono le partite essendo le stelle che sono. Ho anche condiviso la squadra con Diego Forlán. Hanno fatto grande carriera e mi colpisce la loro umiltà, l'umiltà con cui lavorano, la voglia che hanno di aiutare i loro compagni. Quello è inestimabile, è qualcosa di vitale importanza. Sono persone al top del mondo del calcio, ma vogliono esserci e unirsi a noi, per combattere con noi. È qualcosa che ci riempie di orgoglio.
Quando ho iniziato a giocare a calcio l'ho fatto per divertimento e fino ad oggi non ho perso quella fame di miglioramento. A 15 anni sono dovuto andare a 300 chilometri da Fray Bentos, dove sono nato, per avere le possibilità. Ero un giocatore con le idee chiare. Sapevo che potevo non andare bene, ma avevo fiducia in me stesso e sapevo che se avessi lavorato duramente l'opportunità sarebbe venuta. E se così non fosse stato, avrei dato tutto senza rimpianti. Non ero il migliore, ma non ero neanche il peggiore. La mia mentalità è sempre stata: lavorare per essere preparato quando avrò la possibilità. Non c'è spazio per tutti. Bisogna sacrificare molte cose. Vedi che i tuoi amici partono il venerdì, arrivano il sabato senza alcuna preoccupazione. Se vuoi diventare un professionista devi prendere in considerazione il prendere certe decisioni.
I miei idoli erano Rivaldo e Riquelme. Mi piacevano i giocatori che gestiscono la palla molto bene. Ho sempre ammirato molti giocatori, non ho avuto un particolare idolo. Continuo a guardare il calcio e amo guardare le partite e, anche quando giocano contro la mia squadra, mi piace che l'avversario sia forte. Mi piace ogni momento e ogni esperienza che ho con i grandi giocatori. Seguo la Premier League, la Liga, il campionato portoghese. Se c'è una partita dalla Cina, guardo anche quella.
Quando sono arrivata a Bologna ero molto giovane, dovevo maturare, ma fortunatamente ho fatto bene. Sono stati due anni molto belli, era un grande cambiamento per me. Quando sono andato in Inghilterra, ho capito che lì il calcio si vive in un altro modo, completamente diverso. È un calcio praticamente senza pressione, al contrario di quello italiano che si vive più similmente a quello sudamericano. Si vuole vincere e si soffre di più per le sconfitte.
Alla Sampdoria mi sono adattato molto bene, ho trovato una grande squadra, grandi giocatori, umili, che vogliono lavorare. - Le parole tradotte da Sampdorianews.net - Stiamo molto bene e giorno dopo giorno stiamo migliorando. Mi piace soprattutto il clima di Genova, molto bello. Abbiamo il mare, io vivo davanti al mare, quindi è un cambiamento radicale nella mia vita, perché provengo dall'Inghilterra, che è praticamente l 'opposto. Poi, qui, mi piace ogni momento. Il cibo è un altro grande cambiamento. Mi piace il cibo italiano, spettacolare ovunque tu vada. Pesto e pizza ultimamente sono stati qualcosa che… ho mangiato un po’troppo.
Prima di venire qui ho parlato con Lucas Torreira. Poi, tutti mi hanno accolto molto bene, mi sono sentito dal primo giorno come se fossi a casa mia. Torreira mi ha aiutato molto a presentarmi alla gente, portandomi da un posto all'altro. Siamo molti sud americani. Chiunque vorrebbe trovare un ambiente così."
