Quei bellissimi incontri inattesi

Quei bellissimi incontri inattesiTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Filippo Gabutti
giovedì 25 marzo 2010, 15:20News Doria
di Mauro Salvador

Quando sei doriano e non solo non sei genovese, ma nemmeno sei ligure, capita ogni tanto di incontrare un tuo simile per caso ed è sempre un momento strano.

In queste occasioni, forse le uniche che noi "foresti" possiamo non invidiare agli altri tifosi, entusiasmo e diffidenza vanno a braccetto. Ci si chiede quanto si possa condividere con un'altra persona, quanto di un sentimento tanto privato, unico nel proprio mondo, vada espresso.

A quindici anni giocavo in un campetto vicino al mio paese con la maglia di Montella. Nonostante fosse senza nome, senza numero, per me era quella dell'Areoplanino (al massimo concedevo molto umilmente ai miei compagni di chiamarmi Veron, se non giocavo in attacco). L'avevo ottenuta dopo anni di suppliche da una parente milanese con accesso ad uno di quei grandi magazzini sportivi che in provincia ci sogniamo.

Un giorno un nuovo ragazzo viene a giocare con noi e mi chiede il motivo di quella maglia. io, come sempre sulla difensiva quando si parla di Lei, dico che sono doriano. "Anch'io ma la mia di maglia, nera, è appesa in cornice" mi risponde. Fine. Ci capiamo con uno sguardo e iniziamo a giocare, ovviamente nella stessa squadra.

Qualche anno dopo sono a Gorizia per un convegno accademico, conosco diversi ragazzi ma pare che nessuno segua il calcio, nessuno ne parla. L'ultimo giorno uno di loro, italiano ma docente a Cork, si mette a sfogliare la Gazzetta al bar, mi avvicino e vedo che è fermo su un paginone dedicato alle due squadre di Genova.

"Da che lato stai guardando? Rispondi bene" gli chiedo, tanto per non perdere la buona abitudine difensiva. "Il Doria ovviamente!" Stavolta passo un intero pomeriggio a chiacchierare di giocatori, allenatori, mercato, ricordando la stagione che si avviava alla conclusione.

Pochi giorni fa capita ancora. Da un paio di mesi mi sono trasferito a Milano per lavoro. Con alcuni amici e colleghi vado a pranzo in un bar. Stavolta, mentre aspettiamo un tavolo, sono io a guardare lo sport sul giornale. L'Inter ha appena eliminato il Chelsea. Uno dei miei, milanese, si avvicina e mi chiede quando sarà il sorteggio. "Non lo so, venerdì credo. Sei dell'Inter?" chiedo. Lui mi dice che proprio no, l'Inter non gli piace, "Mio padre è di Genova, da me la domenica si segue la Samp". Proprio come nell'inno. 

Quando gli racconto di me ridiamo per la sorpresa, entrambi siamo quasi in imbarazzo per non averlo scoperto prima. Guadagnerò probabilmente un invito a cena e magari un compagno per qualche trasferta a Marassi. Faccio progressi. Ora, a Milano, con tanti doriani a disposizione, dovrei trovare un giro di amici con cui condividere le gioie e i dolori calcistici (quanto mi sarebbe servito ieri sera vedere della delusione in volti amici).

Di sicuro però, finirò sempre per ripensare a quando la Samp era solo mia, la gradinata un sogno e Genova una città lontana e irraggiungibile. A quando venivo preso in giro e insieme rispettato dagli amici, per aver voluto coltivare una passione tanto incomprensibile.