Pinuccia Sardella: "Non dimenticherò l'umanità di Mantovani e l'impegno di Garrone per ricostruire la società. Ferrero? Persona spontanea"
Pinuccia Sardella, storica segretaria della Sampdoria, dopo 40 anni di lavoro all'interno della società blucerchiata ha deciso di terminare la sua carriera. E ieri in suo onore si è svolto un brindisi di saluti nella sede blucerchiata, al quale ha partecipato, a sorpresa, anche il presidente blucerchiato Massimo Ferrero.
Intervistata ai taccuini del Secolo XlX, Pinuccia Sardella ripercorre tratti della sua lunga esperienza al servizio dei colori blucerchiati:
Cominciamo da una domanda facile facile: il giocatore più bello. "La prima volta che vidi Bresciani rimasi a bocca aperta. Ma, saltando alcune generazioni, mica si può dimenticare Bettarini".
Paolo Mantovani in una parola. "Umanità. Quando si arrabbiava, non c'erano scuse che tenessero. Mandò via personaggi importanti che erano arrivati con mezz'ora di ritardo all'appuntamento e il procuratore di Jarni che aveva provato a giocare al rialzo. Non mi sgridò mai. I regali del presidente erano sterline d'oro e altro...Era un altro calcio, anzi un altro mondo".
Enrico Mantovani? "Sampdorianissimo. Splendida persona. Umanamente ricchissima come del resto tutta la sua meravigliosa famiglia".
Visto? Bello ricordare... "Ma io vorrei nominare tutti, dal professor Chiapuzzo che aveva lo studio in sede, a tutti i medici, chi ha lavorato negli uffici e al campo, non solo giocatori, allenatori e dirigenti. Di Riccardo Garrone non dimenticherò l'impegno profuso all'inizio della sua avventura per ricreare una società e quindi una squadra che fosse competitiva. E il manager chiamato in questo lavoro gravoso, Marotta. Dopo la festa a sorpresa di Enrico Mantovani per i miei 25 anni in Samp, trenta rose meravigliose per i 30 di Marotta ed una targa di Riccardo Garrone con parole bellissime".
E da Ferrero? "Scherza: festeggiamo i 50, mi dice. Una persona vulcanica talvolta ruvida ma certamente spontanea".
