Partenze e partenze

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giovedì 9 dicembre 2010, 09:22News Doria
di Mauro Salvador

Quando se ne andò Vialli fu mio padre, juventino, a dirmelo. Aveva sempre ritenuto attendibili le indiscrezioni giornalistiche e mi diceva che la Samp aveva chiuso il suo ciclo vincente a Wembley. Io ero un bambino e semplicemente non gli credevo. Poi venne il giorno dell'ufficializzazione e quando me lo annunciò, più dispiaciuto per me che felice per la sua squadra (con gli anni dicono che si maturi un certo distacco per queste cose, chissà), ancora cercavo di negare l'evidenza.

Quel giorno ho visto effettivamente come funzionavano le cose. Le cessioni illustri sono state molte, non saprei giudicare se troppe, ed ho capito che un tifoso sampdoriano deve essere stoicamente preparato a un vita di abbandoni. Dopo il periodo juventino ci sono stati gli anni in cui era il Parma a pescare da noi; poi venne il turno della Lazio, stavolta in modo capillare, dall'allenatore al capitano (cambia poco se i presidenti di queste squadre hanno fatto la fine che hanno fatto).

Ora la tendenza è invece quella di cedere a chi è disposto a investire, negli ultimi anni abbiamo fatto affari in uscità con PalermoNapoli e Udinese, squadre del nostro livello (che finiscono spesso dietro in classifica a fine stagione, ma anche questo conta poco).  Negli ultimi mesi siamo invece tornati indietro di vent'anni, alla presunta diaspora verso Torino, legittimata dal fatto che a giugno la Juve ha pescato da noi allenatore e direttore sportivo. Chissà se alla fine si prenderanno anche qualche giocatore, se li cederemo a qualcun altro, o se invece ce li terremo nell'estremo tentativo di migliorarci ancora. 

Comunque vada, pazienza. Sono cresciuto vedendo troppe partenze illustri per non accettare una cessione (eccolo il distacco della maturità, speriamo non sia illusorio). Tutto bene dunque? Magari. Purtroppo ci sono anche addii che non si riescono a sopportare, che catalizzano attenzione, pensieri e domande (per cui anche  la maturità può fare poco, temo). Addii come quelli di due dei nostri giocatori più importanti degli ultimi dieci anni.

La squalifica di Francesco Flachi non dà fastidio per quello che ha fatto, figuriamoci, è insopportabile perché all'improvviso non c'è stato più e noi non eravamo preparati. L'addio di Antonio Cassano è molto simile. Il numero novantanove è sparito dalle nostre maglie senza preavviso. Ancora una volta non eravamo pronti, non avevamo il minimo sospetto o timore che l'ultima partita che ha giocato per noi, fosse davvero l'ultima.