Palmieri: "Chi passa dalla Samp resta legato per sempre. Ricordo ancora il rigore a Bologna..."

Palmieri: "Chi passa dalla Samp resta legato per sempre. Ricordo ancora il rigore a Bologna..."TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
venerdì 3 aprile 2015, 13:09News Doria
di Roberto Lazzarini

Francesco Palmieri probabilmente ha un ricordo doloroso della sua esperienza alla Sampdoria dal punto di vista sportivo. Arriva nel 1997, debuttando in Serie A all'età di 30 anni, ma si cala subito nei meccanismi della squadra e a fine stagione saranno 10 i gol segnati. Purtroppo la stagione finì con la drammatica retrocessione in B a seguito del rigore concesso da Trentalange a Bologna.

Anche la stagione seguente in serie B fu una beffa, con la promozione rincorsa e infine sfumata per un punto all'ultima giornata. Nonostante questo, Palmieri è sempre stato amato dalla tifoseria blucerchiata per la sua grinta e il suo attaccamento ai colori. 

L'ex attaccante si è confidato ai microfoni de Il Pubblicista, giornale in sinergia con Sampdorianews.net

Che effetto fa essere stato leader di una squadra e sentire una gradinata urlare a squarciagola di volere undici Palmieri in campo?

“Per me è stato motivo di grande soddisfazione, sono arrivato alla Sampdoria non più ragazzino e vi ho  trascorso due anni bellissimi, sentire quei cori mi faceva enormemente piacere. Quella blucerchiata è una tifoseria passionale, unica e i suoi colori sono per me i più belli al mondo!”.

Sei rimasto legato all’ambiente blucerchiato? I tifosi della Sampdoria ti hanno amato e ti amano: è un amore corrisposto da parte tua?

“Sempre! Chi passa dalla Sampdoria resta legato per sempre, c’è qualcosa di magico in quella squadra, in quell’ambiente. Sono spesso in contatto con Giovanni Invernizzi, che si occupa del settore giovanile come me, e con Claudio Bellucci, il team manager Giorgio Ajazzone, il medico sociale Amedeo Baldari… Anche se sono rimasto solo due anni a Genova, ho tanti amici e ricordi bellissimi, è una realtà davvero unica”.

Hai giocato accanto a Montella,  ti aspettavi che potesse diventare un bravo motivatore e un ottimo allenatore?

“Ho avuto la fortuna di giocare con Vincenzo, anche se era molto giovane dimostrava di avere già una marcata personalità, qualità sia in campo che nella vita e un forte carisma. Si capiva già allora che le sue idee innovative gli avrebbero permesso di ritagliarsi un ruolo di prim’ordine nell’ambiente calcistico, gli auguro il meglio, sono legato a lui e si merita di fare bene”.

Tra l’altro Montella incontrerà la Sampdoria sabato: un pronostico sul risultato? Quale tra le due squadre pensi possa conquistare un posto in Champions?

“Domanda non facile: sono legatissimo alla Sampdoria, ora ai miei vecchi amici si è riaggiunto anche Nenad Sakic, mentre dall’altra parte c’è il mio caro Vincenzo, ho il cuore diviso, è molto difficile fare pronostici. Potrebbe essere determinante il fattore campo… Spero che la Sampdoria vada in Champions a prescindere da questa partita, soprattutto per il grande lavoro che sta facendo Sinisa, supportato da una società che sta dimostrando di muoversi in maniera intelligente”.

Quanto rammarico c’è, ad anni di distanza, per aver giocato in una Sampdoria che, pur avendo personaggi di rilievo come Montella e Ortega e un allenatore emergente quale Spalletti, non era riuscita ad evitare una retrocessione dolorosa?

“Grande rammarico, certo. Abbiamo avuto un sacco di difficoltà, soprattutto l’assenza di Vincenzo per 5-6 mesi, ma siamo retrocessi per un rigore vergognoso, che grida ancora vendetta… In quell’occasione la Sampdoria ha subito un torto pazzesco: vincendo a Bologna ci saremmo salvati, è stato scandaloso. Se ne parla troppo poco, ci tengo a sottolinearlo, ci hanno voluto mandare giù, non si può dare un rigore così, all’ultimo minuto, lo ricordo ancora benissimo! Fosse successo ad altre società, si sarebbero spesi fiumi di parole, invece non si sente mai nessun cenno  di quel rigore che è costato una retrocessione e ha condizionato le carriere di molti giocatori e la stessa storia della Sampdoria”.

Se potessi tornare indietro, rifaresti i preliminari Intertoto, che tra l’altro ti hanno visto protagonista, o sarebbe stato meglio concentrarsi sul campionato?

“Per me l’Intertoto è stato grande motivo di soddisfazione, ma sono convinto che non è stato quello che ci ha condizionato. Quella squadra, pur con tutte le vicissitudini, sul campo si era salvata, fino a quel rigore assurdo, ma purtroppo è andata così e provo un grande rammarico”.

Lasciando la Sampdoria hai ceduto il testimone ad un altro Francesco, Flachi, che guarderà con occhi particolari la sfida di sabato al Franchi… Pare che sia stato dato il via libera alla sua partita di addio al calcio aMarassi, nel caso sarai presente? Sarebbe emozionante rivedervi insieme…

“Francesco è arrivato alla Sampdoria nel mio secondo anno blucerchiato, era giovanissimo, lo vedevo come un bimbo con tanta voglia di fare. Ha fatto il suo primo gol doriano su mio assist contro il Savoia, era un ragazzo con grandissime qualità, a Genova ha trovato la sua dimensione. Se mi chiama per la sua partita, ci sarò! Gli auguro la migliore fortuna, lo stimo molto”.

Sei rimasto in ambito calcio a livello dirigenziale prima nel Bari e poi nel Parma, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

“Sono da otto anni il responsabile del settore giovanile del Parma, sono cresciuto molto in questi anni, ho avuto tante soddisfazioni. Io mi interesso dell’aspetto tecnico del calcio, mi piace, mi affascina molto, è il lavoro che so fare, pur con le tante difficoltà che ci sono. Non è un mondo semplice, ma c’è un bel patrimonio di giovani, a cui tengo particolarmente, da salvaguardare. Ne approfitto per fare un grande saluto a tutti i tifosi blucerchiati, con la maglia più bella al mondo”.