Okaka: "Quello che mi preme è dimostrare il mio valore qui alla Sampdoria"
Il primo goal in maglia blucerchiata di Stefano Okaka è arrivato nella trasferta di Torino, dopo il buon esordio da titolare con il Cagliari, e i taccuini di Samp Magazine, la rivista ufficiale dell’U.C. Sampdoria, lo hanno raggiunto per commentare il suo positivo momento e per approfondire la sua conoscenza:
“La Sampdoria è una società importante, lo stadio e i suoi tifosi sono straordinari, e penso sia emozionante per tutti giocare tra queste mura. L’impatto è stato molto buono. Ho conosciuto ragazzi fantastici e brave persone, che mi hanno accolto in modo eccezionale; calciatori umili che giocano l’uno per l’altro, credo lo si veda la domenica sul campo. E poi ho sentito fin da subito la fiducia del direttore Osti e di mister Mihajlovic: è anche per tutti questi motivi che sono riuscito subito a esprimere le mie qualità.
Dopo 680 giorni di digiuno in Serie A, ecco il gol ai granata. Una liberazione? “E’ stato bello, non posso negarlo, ma non ho mai vissuto questa astinenza come un peso eccessivo. Nei mesi scorsi, anche se ero stato messo in disparte, ho soltanto pensato a lavorare duro, da professionista serio come ritengo di essere. Adesso, finalmente, sto raccogliendo i frutti di questa mia perseveranza.
Da prodigio a pacco postale in giro per lo Stivale e non solo. Parabola strana, la tua. “Ai tempi degli esordi con la Roma pensavo esclusivamente a giocare, ero felice. Poi cominciarono a immaginare che il fenomeno appena maggiorenne potesse trascinare una grande squadra. Ovviamente non andò così e per la gente fu una delusione. Poi ci misi del mio e, non posso negarlo, mi persi un po’. Ma nei momenti più duri, quelli in cui avrei potuto anche dire basta, ho avuto la forza di crederci e di non mollare mai”.
Cosa ti hanno insegnato tutte queste fiducie a tempo? “A parte negli anni a Modena e alla Spezia, sono sempre andato in prestito a gennaio o addirittura a febbraio, momenti della stagione in cui diventa difficile imporsi in un ambiente che di lì a poco quasi certamente saluterai. In ogni caso, ringrazio quelle esperienze perché, nel bene o nel male, mi hanno permesso di essere lo Stefano Okaka di oggi. Oggi so che posso guardare in faccia chiunque, a testa alta, con la consapevolezza di essermi conquistato tutto quello che ho senza che qualcuno mi regalasse qualcosa”.
Tu, Ogbonna e Balotelli eravate considerati i “nuovi italiani”, pilastri dell’Under 21 di Casiraghi e dell’Italia di domani. Loro hanno confermato le attese, tu non ancora. Speri di ritrovarli un giorno in azzurro? “Più che ci spero, io ci provo. Non mi sento inferiore a nessuno. Ho perso tanto tempo, è vero. Loro sono protagonisti in grandi squadre e con la maglia azzurra, ma come si dice: gli ultimi saranno i primi, no?”
Giusto. E se arrivasse una chiamata della Nigeria, terra d’origine dei tuoi genitori? “La Nigeria mi aveva contattato in passato, ma ero giovane e non ho colto la palla al balzo. Non saprei come reagirei ad un’eventuale convocazione, ma le nazionali, al momento, sono discorsi prematuri: quello che mi preme è dimostrare il mio valore qui alla Sampdoria”.
Ti senti più italiano o nigeriano? “Io sono nato qui, sono perugino, il mio sangue però resta nigeriano. Soprattutto adesso, da più maturo, sto scoprendo quant’è bello essere africano e fare parte di quella cultura. Papà Austin e mamma Doris hanno dato tanto a me a ai miei fratelli: 35 anni fa sono arrivati in Italia da immigrati e hanno lavorato sodo per giocarsi al meglio questa possibilità. Pur di fronte alle difficoltà, non hanno mai perso l’allegria e la serenità, due qualità che mi hanno trasmesso e per cui li devo ringraziare”.
Visto che purtroppo il tema è sempre attuale, come si segna un gol al razzismo? “Penso sia una cosa inammissibile parlare di razza o di discriminazioni nel 2014. Mi è capitato in passato di essere vittima di episodi di razzismo, e penso che la vittoria più grande sarebbe vedere i miei figli, un domani, giudicati per quello che sono, non per il colore della propria pelle”.
E un gol a Marassi? “Spero al più presto. Ma l’importante è che vinca la Samp e che si facciano prestazioni collettive come quella di Torino”.
