Non camminerai mai sola
Eccoci qua, un altro anno è già passato, avanti il prossimo. Il prossimo, il 2010, ancora non lo conosciamo, e possiamo soltanto sognare di poter sognare. Ma quello appena trascorso, il 2009, lo conosciamo bene. Giorno dopo giorno abbiamo imparato a conoscerlo, a distinguere le gioie dalle sconfitte, a capire che in fondo, questi colori…
Questi colori, messi insieme, sono distinguibili da qualsiasi altra combinazione cromatica. Possiamo anche perdere una finale di Coppa Italia, possiamo anche perdere tutti i derby dell’anno, possiamo anche vedere la nostra squadra finire l’anno col fiato corto, ma questi colori, i nostri colori, restano lì, nello spazio dei ricordi. E quando si gioca in trasferta, quando siamo lontani da casa, questi colori non mancano mai, così come le voci di tanti innamorati che urlano, si abbracciano, esultano, si disperano: tutti insieme.
Ecco che cos’è il calcio, secondo il mio modesto parere, ecco cosa mi hanno insegnato questi colori. Mi hanno insegnato l’abnegazione, la fiducia, la volontà, lo spirito di sacrificio. E certamente non basterà un anno in chiaroscuro a scalfire la mia passione per questa maglia, non basteranno i mugugni di chi, in modo ingiurioso, sbraita per un passaggio sbagliato, o per il risultato negativo di una partita. Ci può stare il rammarico, quel sentimento che un individuo prova quando le aspettative non sono all’altezza, certo. Ma forse un tifoso, un vero tifoso, dovrebbe riflettere su determinate meccaniche che esulano dal semplice “abbiamo vinto, abbiamo perso”. You’ll never walk alone, cantano sempre i tifosi, quelli veri, di una certa squadra inglese. Non camminerai mai da sola. Mai.
L’anno che verrà, questo sconosciuto, ha il volto oscuro del futuro, il futuro di chi non può conoscere, ma solo credere, sperare. Sperare che le cose tornino come ad inizio stagione, almeno negli intenti, almeno nella voglia di non mollare, di crederci fino alla fine, di mettere la gamba negli interventi più duri. Un tifoso sa che una partita si può vincere e si può perdere, ma questa è una riflessione che deve arrivare in un secondo momento. Un tifoso sa che se la squadra ha dato tutto in campo, c’è solo da applaudire, a prescindere dal risultato.
E’ vero che, nelle ultime domeniche, chi ha indossato la nostra maglia ci ha un po’ deluso, forse. E’ vero che quella voglia, quella coesione, quel bisogno di raggiungere il risultato a tutti i costi non s’è visto, nelle ultime domeniche, ed è giusto porsi degli interrogativi. Chi siamo? Qual è la nostra reale dimensione? Nessuno di noi può saperlo, ma solo supporlo. Solo il futuro conosce la risposta. Il futuro, questo nostro sconosciuto che tra breve impareremo a conoscere, così come abbiamo fatto con tutti i suoi predecessori. Anche se, a pensarci bene, possiamo già essere sicuri di una cosa.
Non camminerai mai da sola. Mai.
Auguri, Doria
