Non è questione di punti...
Bologna non sembra manifestare grande interesse per la sua squadra, i tifosi sono freddi e distaccati, in città non si respira l’“aria di calcio”, presente invece a Genova. Forse perché il basket è lo sport predominante, forse perché non c’è rivalità cittadina, forse per l’enorme numero di studenti sganciati dalla loro realtà di origine. Io e la Samp, invece, è il caso di dirlo, non ci siamo mai persi.
In una tale situazione può capitare che l’unica persona con cui parlare di calcio sia uno juventino, nemmeno di origine torinese, ancora nervoso per le difficoltà riscontrate dalla sua squadra in questo torneo. Rido sinceramente di fronte ai catastrofismi da retrocessione di chi si accanisce contro un avversario che fino a poco tempo fa temeva e ora, scampato il pericolo, attacca ferocemente, sostenuto da certa stampa nazionale incline a violenti sbalzi d’umore. Chi non ci conosce, chi non sa cos’è la Sampdoria, né il nostro progetto, sarebbe meglio non parlasse.
Il periodo di crisi ha colto un po’ tutti alla sprovvista, è ovvio: pur ammettendo un prevedibile calo fisiologico della squadra – si guardino i rendimenti delle squadre di Del Neri gli anni passati- era difficile prevedere partite come quelle del derby e di Milano, soprattutto dopo una partenza del genere. Non siamo brocchi adesso, non eravamo fenomeni allora, solamente cercavamo di non porci tante domande, com’era giusto che fosse. Potevamo sicuramente abbassare i toni, paventando un ritorno nella palude di metà classifica, ma così non ci saremmo goduti abbastanza la vetta.
E proprio ora che, forse, si inizia a intravedere la luce della riscossa, dico che, anche di fronte all’ennesimo campionato di metà classifica, porterò sempre con me il ricordo di quei giorni da pretendente al titolo, le fughe a Genova, a Marassi, per vedere la Sampdoria trionfare contro Udinese, Siena e Inter e il grido ripetuto “Salutate la capolista!” (“mai sentito cantare un coro così forte!” parole di un caro amico ultras).
Ho grande fiducia nella dirigenza e nelle sue future mosse: tra coppe europee ritrovate, Champions sfiorate, finali raggiunte e poi perse, acquisti funambolici e “cassanate”, non mi sono mai divertito così tanto come negli ultimi anni! Non ho vinto niente? Pazienza, se la mia priorità fosse stata vincere avrei scelto di tifare Juve, Inter o Milan…
