Momento No
Ne abbiamo sempre parlato per esorcizzarla ma quando le cose vanno troppo bene nessuno in fondo ci crede. Ci ha dato dei segnali ma ci sentivamo forti e li abbiamo snobbati. Lei, allora, ci si è presentata davanti nel più crudele dei modi, con un derby giocato senza idee, senza gambe e senza grinta, lasciandoci in mezzo alle critiche con le ossa rotte. E come se non bastasse è arrivata pure l’eliminazione in Coppa Italia. La crisi, chiamatelo calo o momento no se la parola non vi piace, di lei stiamo parlando.
Lo spartiacque di questo terzo di stagione è stata sicuramente la partita di Torino. Come ha scritto lunedì Mario Sconcerti nel suo classico editoriale sulle pagine del Corriere, i numeri non sono solo possibilità statistiche, sono sintomi di salute o malattia. I numeri della Sampdoria parlano chiaro, dicono che prima della trasferta all’Olimpico la squadra aveva conquistato 20 punti in 9 partite, segnando 17 reti e subendone 8. Il totale è di 24 punti, 20 reti segnate e 19 subite, il che significa che nelle ultime cinque gare di campionato, Torino compresa, i punti aggiunti alla classifica sono 4 con solo 3 goal fatti, di cui uno inutile, e ben 11 subiti. Se includiamo la partita di ieri sera le statistiche non possono che peggiorare. La Samp è malata.
Le cause di questa malattia e della conseguente mancanza di risultati sono molteplici. Il fattore fisico è sotto gli occhi di tutti. Io ho ancora negli occhi la grandissima partita contro l’Inter, vinta, in primo luogo, perché siamo riusciti a giocare alla pari, sul piano fisico, con atleti come Cambiasso, Lucio e Maicon. Ma proprio quella vittoria ci si è ritorta contro da un punto di vista psicologico, anche se non immediatamente. Quella vittoria ci ha fatto sentire forti, molto forti e i due “sfortunati” pareggi con Parma e Lazio non hanno scalfito questa consapevolezza che ci eravamo creati. Tanto meno lo ha fatto la facile vittoria con il Bologna e ci siamo così presentati a Torino per lo scontro da cui doveva emergere la vera rivale dell’Inter.
Qui qualcuno, come ho già scritto prima, ha cominciato a dire che non poteva durare e che non era la nostra dimensione. Vero, ma alzi la mano chi non era contento di quella posizione di classifica, di quella esposizione mediatica, di sentir parlare di una super Sampdoria. Alzi la mano chi, pur dicendo che sarebbero arrivati tempi difficili, dicendolo non sperava di allontanare il più possibile quel momento, magari di non vederlo proprio.
I giocatori sono uomini e come tali hanno emozioni, sentono i momenti, sentono lo stato d’animo del tifoso. Da più in alto si cade, più fa male. Le cinque sberle di Torino e la partita con il Bari, squadra neopromossa e per questo probabilmente sottovalutata ma molto difficile da affrontare, ci hanno fatto precipitare nella testa, perdere consapevolezza.
Adesso però bisogna ripartire. La posizione è ideale, per quanto sia stato difficile l’ultimo mese siamo ancora quarti e il lavoro fatto fin qui è sicuramente valido, non si batte l’Inter a quel modo per caso. Quello che serve è tranquillità, perché solo con quella si può tornare a giocare un buon calcio, a fare risultati e a recuperare la convinzione nei nostri mezzi che si è un po’ persa per strada. E quando tornerà anche la condizione atletica… E allora stringiamoci intorno alla squadra, senza polemiche, senza mugugni, ma solo con una gran voglia di non smettere mai di urlare per l’Unione Calcio Sampdoria.
