Mihajlovic: “"Ho parlato con tante persone, prima di accettare la Samp, e tutti mi dicevano: non andare. Però ho dato retta al cuore”

Mihajlovic: “"Ho parlato con tante persone, prima di accettare la Samp, e tutti mi dicevano: non andare. Però ho dato retta al cuore”TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
venerdì 4 aprile 2014, 10:30News Doria
di Andrea Colucci

Lazio – Samp, sarà una partita particolare per Sinisa Mihajlovic. Non per il fatto che il tecnico serbo dovrà assistere alla partita dalla Tribuna in quanto squalificato, ma perché nelle fila dei biancocelesti ha giocato dal 1998 al 2004 vincendo molti trofei (uno scudetto (2000), due Supercoppe Italiane (1998 e 2000), una Supercoppa Europea (1999), una Coppa delle Coppe (1999) e due Coppe Italia (2000 e 2004). Ora però è sulla panchina della Samp e, come dichiarato nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, non farà sconti alla sua ex squadra:

Buongiorno, Sinisa Mihajlovic. Lo sa che con la sua media punti (1,68 a partita) la Sampdoria, che prese penultima alla tredicesima giornata, sarebbe in Europa League?

"Mi fa piacere, anche perché questa squadra era stata costruita per salvarsi. Ma non è la mia media punti, è la nostra media punti. Quello che ha la Samp, se lo è guadagnato in campo. Però nel calcio conta solo oggi, così questa media la voglio alzare nelle ultime 7 giornate".

Come ci è riuscito?

"Ho parlato con tante persone, prima di accettare la Samp, e tutti mi dicevano: non andare. Però ho dato retta al cuore. E ho lavorato sulla testa di questi ragazzi, trovando una motivazione per ciascuno di loro. Ho osservato dal vivo come lavorano Mourinho, Guardiola, Ferguson, Wenger, Klopp e ho capito che il lavoro è soprattutto psicologico. E in questo Mou resta il numero uno".

Facile a dire, difficile a fare. Quale è il metodo?

"Mi ha aiutato avere cinque figli, tutti diversi, tutti con il loro carattere. Non puoi fare loro lo stesso discorso, devi trovarne uno per ciascuno".

Così ha studiato psicologia?

"Ho studiato anche l’inglese, se è per questo. Dicono che le lingue si imparano meglio da giovani, ma l’età vera la decidi tu. Io sarò giovane anche a 70 anni".

Non è stato da metodo Montessori, però, far rivedere dieci volte ai suoi giocatori la partita persa 3-0 contro l’Atalanta. Sembrava più Arancia Meccanica…

"Sono sempre per il dialogo, ma se parlo e non mi capiscono devo cambiare linguaggio. Così ho detto loro che non dimenticavo quella figura di m…".

Da punizione a punizione: ha mai pensato di andare in campo e tirarne ancora una?

"Prima di Samp-Verona, la gara che veniva dopo quella di Bergamo, ho detto ai miei: oggi giochiamo in 12, perché ogni volta che farete un tackle io sarò in campo insieme a voi. Solo se c’è una punizione, levatevi: quella la tiro io".

Il miracolo Samp è riproducibile l’anno prossimo? O è meglio cambiare aria, tipo i suoi vecchi amori Inter o Lazio?

"Avevo due sogni e li ho realizzati: il primo era allenare la Serbia, perché è il mio Paese e per me non ce n’è uno più bello al mondo; il secondo era allenare la Sampdoria, perché qui mi sono riscattato come giocatore e mi piace sempre pagare i miei debiti. I due sogni che mi restano da realizzare sono allenare Lazio e Inter. Lo sanno tutti. Ma non dico quando".

Fosse Thohir, prenderebbe Mihajlovic?

"Fossi Thohir confermerei Mazzarri, perché agli allenatori bisogna dare il tempo di lavorare".

Mihajlovic, Simeone, Mancini: era una Lazio di allenatori…

"Si capiva che avremmo fatto questo mestiere, perché a volte mettevamo a posto le cose da soli, in campo. Era una squadra di uomini. Io, se mi devo arrabbiare con qualcuno, alla Samp, lo faccio con Gastaldello e Palombo, non con i ragazzini".

I calciatori di oggi come sono?

"Hanno meno passione di noi. Per me il calcio è sempre stato 24 ore su 24, per loro no. Dico: 10 ore dormite, 3 vi allenate, ma nelle altre 11 cosa fate? A volte gli lascio i compiti da fare a casa: stasera guardate Real-Barcellona e domani vi interrogo"