Mihajlovic: "A fine partita i calciatori devono sempre avere la coscienza pulita, sapendo di aver dato tutto il possibile"
L'allenatore blucerchiato Sinisa Mihajlovic si è soffermato su ciò che un allenatore deve trasmettere ai suoi ragazzi, nel corso di un'intervista rilasciata ai microfoni di Samp Tv durante la trasmissione Studio Live:
"Non si può mai sapere ciò che può capitare durante una partita, lo si può immaginare, ma con certezza non si può. Bisogna quindi rimanere lucidi per cercare le soluzioni giuste durante la partita. Lo staff è interamente importante, perchè l'allenatore non può da solo fare tutto. Se un tecnico è circondato da gente valida, i miglioramenti si vedono. Analisi video? Prima di ogni partita mostriamo dei video motivazionali, cercando di passare un messaggio ai ragazzi. A fine partita i calciatori devono sempre avere la coscienza pulita, sapendo di aver dato tutto il possibile. Un allenatore conta il 20-30%, il resto devono farlo i giocatori. A volte capita che un ragazzo faccia vedere buone cose in settimana, - riporta Sampdorianews.net - e non riesce a confermarsi in partita. Ma abbiamo molti ragazzi giovani, e bisogna considerare la possibilità che abbiano periodi di alti e bassi.
Chi mi ha stupito nella Samp? Tutti hanno reso più di quanto loro stessi si aspettassero. Non erano giocatori da retrocessione, ma forse non sono nemmeno da Europa League, perciò bisogna trovare una giusta collocazione. Soriano è quello che fin da subito mi ha colpito particolarmente. Sicuramente è stata colpa sua se non era riuscito a dimostrare il suo valore, i giocatori cercano sempre delle scuse. Invece ognuno deve guardare sempre dentro di sè, senza arrabbiarsi con l'allenatore ma con sè stessi, cercando di allenarsi al massimo per migliorarsi sempre di più.
Obiettivi a lungo, medio e breve termine me ne pongo tutti i giorni. Mi diverte essere in competizione con me stesso. La mia abilità sulle punizioni? Penso sia un dono della natura, che con l'allenamento sicuramente si è perfezionato e col tempo è diventato praticamente un movimento naturale. Notavo che gli altri giocatori, anche quelli molto abili nei calci piazzati, non riuscivano a imprimere la stessa traiettoria al pallone. Appena toccavo la palla sapevo già se sarebbe finita dentro la porta oppure no".
