Maybe, we can

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giovedì 3 marzo 2011, 10:23News Doria
di Cristian Marmo

Ci siamo. Per la prima volta l'Italia del calcio perderà un posto in Europa. E non un posto qualsiasi. Un posto nella Champions League, la competizione calcistica più bella e importante del mondo. Un tempo eravamo i più forti. Nel resto del continente tutti ci temevano. I calciatori stranieri sognavano di poter giocare un giorno nelle nostre squadre. David Platt, ad esempio, poteva andare a giocare a Bari. Oppure Zico, grande giocatore brasiliano, giocò per anni a Udine. Che cosa è successo oggi? Perchè la Germania - la cui Nazionale di calcio non batte gli azzurri da quindici anni - ci ha oramai superato e soffiato il terzo posto nel ranking Uefa, l'ultimo utile per ottenere i quattro posti in Champions e tre in Europa League?

La risposta per molti di voi potrebbe essere assai semplice: siamo più scarsi. E in parte è vero. La Juve, ad esempio, non fa più la paura di qualche anno fa. La Roma ha troppi alti e bassi, il Milan è tornato grande da poco. L'unica che ha trovato un po' di continuità negli ultimi anni è stata l'Inter. Ma quanta fatica al Camp Nou contro il Barcellona, nella semifinale di Champions dello scorso anno.

Sebbene il livello del calcio italiano si sia abbassato, penso che uno dei motivi principali che hanno portato il calcio italiano a questa sconfitta nazionale sia stata Calciopoli: quell'anno, con lo sconvolgimento della classifica finale, il Chievo Verona giocò i preliminari di Champions (e alla fine dell'anno retrocesse incredibilmente), mentre il Livorno andò a giocarsi la allora Coppa Uefa. E ancora, durante la stagione successiva, nel 2006-2007, dopo il Mondiale vinto in Germania, con la Juve in Serie B, la Lazio arrivò terza (anche grazie alle penalizzazioni delle altre squadre) e l'Empoli agguantò una storica qualificazione in Coppa Uefa.

Un terremoto così non poteva non lasciarsi dietro tutte le sue macerie, macerie che forse non abbiamo ancora cominciato a spazzare via. La polemica da bar, le dietrologie, i continui casi arbitrali... non se ne può quasi più. E' un fatto che, ad oggi, in Italia tutti parlano di calcio, in qualsiasi momento, ovunque. Sembra quasi che non ci sia altro di cui parlare. E più se ne parla, più le cose peggiorano, data la (scarsa) qualità della chiacchierata. Questione di mentalità. Siamo forse diventati un popolo fatto (e direi strafatto) di scandali, gossip e calcio ridimensionato? Eppure tutti seguono il campionato, e ben venga. A volte quei novanta minuti fanno dimenticare tutte le sofferenze, tutte le incertezze di un futuro nebuloso. Un tifoso, un appassionato, uno sfegatato: chi ama gridare gol quando la sua squadra va a segno sa bene di cosa sto parlando.

E poi c'è l'Europa, partite dal fascino particolare. Ma non per tutti. Champions League, Europa League. Due coppe diverse, certo, ma due coppe europee. Importantissime, affascinanti, emozionanti. Da piccolo, quando la Sampdoria incontrò l'Arsenal in semifinale di Coppa delle Coppe, ero emozionatissimo. Oggi la Coppa delle Coppe non interesserebbe nemmeno i più nostalgici del gioco del calcio. L'Europa League è diventata una coppa fastidiosa, ma questo solo per le squadre italiane. Perchè a vedere all'estero, la cosa non funziona così. Il Villarreal, ad esempio è terzo in Spagna - ovvero primo tra le squadre "normali" -, e qualificato agli ottavi di Europaleague ai danni del Napoli, l'unica squadra che si è davvero giocata la qualificazione negli ultimi anni.

La Sampdoria di Mimmo Di Carlo (due numeri sulla sua gestione doriana: fino ad ora, sulla panchina dei blucerchiati, 38 gare alla direzione di Palombo e compagni, con 9 vittorie, 13 pareggi e 15 sconfitte. In un ipotetico punteggio che comprende tutte le gare ufficiali della Samp di quest'anno, la squadra avrebbe raccolto appena 40 punti) ha giocato una pessima Europa League, e nella partita di andata del preliminare di Champions, con un po' più di coraggio, avrebbe potuto far male alla fragile difesa tedesca. Il Palermo di Pastore ha faticato contro il Losanna, squadra della Seconda Divisione svizzera. La Juventus non è riuscita a passare il girone. Questione di mentalità. E' oramai palese che alle squadre italiane non freghi niente di niente dell'Europa League. Dà pochi soldi, si gioca di giovedì, non è la Champions, meglio concentrarsi sul campionato, ma allora che cosa li giochiamo a fare i campionati? Mistero. E io che pago il biglietto per andare allo stadio non ho il diritto di vedere lo stesso impegno sul campo da gioco? Mistero grande quanto un pianeta.

Finchè in Italia non cambierà qualcosa, la qualità - calcistica e non - di questo Paese è destinata a peggiorare. Spesso si sente dire che "il calcio è malato", non considerando il fatto che è il calcio che nasce dalla società, e non il contrario. Meglio quindi parlare di società malata. Se gli stadi sono sempre vuoti, se la mentalità degli allenatori (a partire dai Pulcini) è quella di insegnare ad un calciatore a raggiungere il risultato (oltretutto con esiti scarsi), è quella del "difendersi bene" e di "avere il carattere giusto" (quante volte lo abbiamo sentito?!), se non si parla che di errori arbitrali, beh, io sarei un po' preoccupato. Scusate, ma che fine ha fatto il gioco del calcio? Un attimo, provo a cambiare canale: scusate, oggi è giorno di Premier League.