Mannini: "Tutto nasce dall'amichevole Como - Samp. Dipingevano Bersellini come sergente di ferro, ma anche lui aveva un cuore"
Moreno Mannini ha ricordato i momenti del passaggio alla Sampdoria in una lunga intervista rilasciata al numero di marzo di TMW Magazine:
Due anni a Como e poi il grande salto alla Sampdoria. “Anche qui, tutto nasce da un’amichevole. Nella fattispecie era Como-Sampdoria, presente Paolo Mantovani che voleva vedere Roberto Galia. Facemmo questa partita e alla fine presero me e lasciarono Galia ancora un anno al Como. Insomma, una serie di circostanze fortunate anche mi hanno portato a questa carriera”.
Anno 1984: la Samp all’epoca stava costruendo la squadra più forte della sua storia. “C’erano le Olimpiadi di Los Angeles del 1984 e Pietro Vierchowod era impegnato con la nazionale olimpica, per cui ho avuto l’opportunità di giocare tutte le partite di pre-campionato e quando tornò io che dovevo inizialmente essere panchinaro giocai titolare in coppia con lui”.
Al primo anno in blucerchiato sei agli ordini di Eugenio Bersellini. Che allenatore era? “Apparteneva alla vecchia scuola allenatori, stesso allenamento, un po’ monotono visto che non cambiava di una virgola. Lo dipingevano come sergente di ferro ma aveva un cuore anche lui”.
Il passaggio alla Samp dalla realtà piccola di Imola è stato traumatico? “Sinceramente no. Semmai è stato stimolante
e io ho avuto la fortuna di giocare in 10-15 anni dove sono passati dei grandi campioni. Adesso l’Italia non è più come una volta dove i migliori stranieri ambivano a venire in Italia. Poi una volta c’erano al massimo 2-3 stranieri, adesso è una cosa vergognosa. Accendo la tv e vedo partite della Serie A senza italiani. E pensiamo di fare una nazionale forte?”
