Lippi: "Sampdoria pezzo di vita che mi è rimasto nel cuore"
Marcello Lippi vestì a lungo la maglia della Sampdoria, come difensore prima e poi come Mister della Primavera all'inizio della presidenza di Paolo Mantovani. I quattro colori magici, nonostante le numerose e magnifiche vittorie ottenute nella sua carriera di allenatore con altri club e con la Nazionale italiana nel 2006, gli sono rimasti impressi nel cuore. Ai microfoni di Samp TV si è così lasciato andare ai ricordi, blucerchiati e non.
"I ricordi sono talmente tanti e grandi: sono venuto che avevo quindici anni, un bambino. Sono andato via che ero uomo, sposato, i miei figli sono nati qua, tutta la mia carriera l'ho fatta qua. Quando sono andato via, Paolo Mantovani mi ha detto: 'vai a finire gli ultimi anni della tua carriera, poi tornerai qua, ci mettiamo a sedere e decidiamo insieme quello che farai'. Così è stato, sono tornato e lui mi ha chiesto cosa volessi fare. Io gli dissi che volevo fare l'allenatore, allora lui ha chimatao Borea e gli ha detto: 'Marcello da domani allena la Primavera', ho fatto tre anni di Primavera e con quelli sono stato alla Sampdoria vent'anni. Dopo ho avuto tante soddisfazioni, ma è chiaro che questo è un pezzo della mia vita che mi è rimasto nel cuore.
Tutti gli allenatori prendono un po' da tutti gli allenatori che hanno avuto, sia dal punto di vista caratteriale, che da quello tecnico, nella metodologia del lavoro. Io ho avuto un allenatore, il primo, quello che mi fece esordire in Serie A, che si chiamava Fulvio Bernardini ed era una persona speciale ed io ho sempre sognato di prendere qualcosa da lui, sopratutto la capacità di gestire gli uomini, che è la cosa più importante. Aveva la capacità di imporre la propria personalità, senza annullare quella degli altri: una cosa difficilissima.
Dopo tre anni di Primavera mi sono reso conto che io non amavo allenare i giovani, volevo la squadra, la classifica, l'adrenalina e perciò andai in Serie C facendo Pontedera, Siena, Pistoiese e Carrarese, facendo poi il salto in Serie A al Cesena, dopodiché Lucchese in Serie B, poi Atalanta, Napoli ed infine è roba abbastanza nota.
Alla Juventus andai con Narcisio Pezzotti, che rimase mio fedelissimo per molto tempo, e vi sono rimasto otto anni e praticamente abbiamo passato tutte le Domeniche ad abbracciarci perché si vinceva sempre. In Cina è stata un'esperienza molto molto positiva, anche se l'unica cosa negativa era la lontananza da casa.
Nn c'è paragone col vincere la Coppa del Mondo con la Nazionale o le Champions o gli scudetti: Sono stati due anni fantastici, nei quali creammo un gruppo compatto, forte, unito e con altissimi livelli tecnici.
La Sampdoria attuale mi piace: ha degli ottimi giocatori, ha degli attaccanti che danno la sensazione di poter fare gol in qualsiasi momento e la danno anche alla squdra, come a dire ai compagni che se non fanno stupidate, loro la via del gol la trovano sempre.
Quando ero in Cina non ne avevo più voglia, ma dopo essere tornato a casa, ho capito che non era la voglia di calcio ad essere venuta meno, ma facevo fatica a stare così tanto lontano da casa. Quindi, se dovesse arrivare una squadra che mi piace, mi metterei li a vedere cosa si possa fare. Nel calcio ho imparato il motto 'mai dire mai'.
Un saluto ed un in bocca al lupo ai tifosi della Sampdoria e i miei complimenti perché come sanno stare loro vicini alla squadra, pochi altri tifosi riescono a fare".
