La richiesta di Riccardo Garrone: "Ci vuole più rispetto per quello che abbiamo fatto"
È un fiume in piena Riccardo Garrone. Ai microfoni di Primocanale, il presidente della Sampdoria traccia il suo personale punto sulla situazione di un calcio italiano sempre più difficile da controllare e sempre più nel mirino di polemiche e scandali che minano la natura prettamente sportiva delle competizioni. "È un momento non buono - esordisce il patron blucerchiato -. In un contesto di calcio che complessivamente è sempre più complesso e al di fuori delle regole. Si è visto negli scandali recenti ed è estremamente faticoso reggere vedendo in quale tipo di ambiente si sta operando. Parlando di calcio come un sistema deteriorato sotto l’aspetto etico, in considerazione all’arricchimento e al successo rispetto ai gravi problemi sociali che ci sono".
"In occasione del caso Cassano, che tutti voi ricordate bene, molti avevano detto che altri presidenti non avrebbero fatto come me e non l’avrebbero fatto deferire al collegio arbitrale. Non per lui, ma per quello che aveva fatto, io sono rimasto meravigliato che lui, passato al Milan in modo abbastanza singolare, sia stato chiamato subito in Nazionale. Se gli esempi di fermezza e anche di censura non vengono osservati ad altissimi livelli, come si può pensare che ci sia etica in generale in questo mondo? Ci sono troppi quattrini, troppi intermediari ed è una realtà dalla quale non si riesce a venir fuori. Credetemi - e lo dico a tutti i tifosi che mi stanno a sentire -: è duro continuare, è molto molto duro".
Dopo aver poi smentito le "illazioni" su un possibile volontà della famiglia Garrone di uscire dal progetto Samp ("sono tutte cose false"), il presidente passa poi a difendere l’operato di Antonio Guastoni, suo uomo di fiducia, che è stato al centro di numerose polemiche da parte dei media negli ultimi mesi: "Come ci si può permettere di arrivare a fare critiche spietate e considerazione su persone che sono vicine a noi da sempre e che hanno gestito bene? Si può criticare un direttore sportivo, un allenatore, una squadra, ma quando si arriva a colpire così, la voglia passa veramente. Ci vuole più rispetto per quello che abbiamo fatto. In dieci anni non abbiamo mai raggiunto il massimo che tutti giustamente si attendono, ma competevamo con squadre che mettevano in bilancio delle cifre spropositate che noi non possiamo permetterci e non vorremmo comunque fare”.
"Quando vengono dette o scritte, o commentate nei dibattiti e nei talk-show, certe considerazioni su persone che la famiglia ha scelto per essere aiutata nella gestione della società, questo è altamente offensivo e chiedo ai tifosi di non considerare queste cose. Mi spiace prendermela coi media che riportano queste cose, ma non sono più accettabili. E poi a un certo punto - l’ho detto un’altra volta - a forza di tirare, poi la corda si spezza. Cosa vuol dire questo? Non lo so. Ma dateci veramente una mano, e mi rivolgo soprattutto ai media e ai tifosi che sono così legati".
"Quando le cose non vanno bene, allo stadio si sente di tutto, insulti, come se si fosse dimenticato tutto quello che è avvenuto. Io confermo che se dieci anni fa non avessi fatto quella che per me è quasi diventata una “pazzia”, e lo dico in senso buono, oggi la Sampdoria probabilmente sarebbe forse tra le squadre dei dilettanti. È chiaro che i ragazzi che oggi hanno vent'anni, all’epoca ne avevano dieci e non hanno vissuto questa vicenda, ma penso che le persone un po’ più grandi se lo ricordino. Per questo so che abbiamo una gratitudine per quello che abbiamo fatto".
"Supereremo il momento difficile: questa è la volontà. Pare che gli acquisti fatti nel mercato di gennaio con profondo rinnovo stiano promettendo bene, ma noi facciamo le corna, perché vogliamo arrivare lassù in alto, quantomeno nelle prime sei posizioni per poterci giocare i playoff".
