La convinzione dei nazionali
Nonostante un periodo non proprio brillantissimo Prandelli ha confermato quattro dei nostri in nazionale. Cassano Pazzini e Palombo ormai stabilmente, Gastaldello quasi. Un altro paio di giocatori un pensierino ce lo possono fare, qualcuno c'è passato rapidamente ed è ovvio che spera di tornarci.
Era davvero molto tempo che la Sampdoria non schierava così tanti uomini in azzurro e soprattutto nessuno di loro era mai stato ufficialmente incaricato del ruolo di vero leader della nazionale. In molti parlano di ridimensionamento preoccupante, ma altrettanti difendono le scelte di Prandelli, deciso a puntare sulla qualità senza guardare in faccia nessuno. Il risultato è una squadra tanto giovane e spregiudicata quanto inesperta, molto simile alla Samp attuale.
Il commissario tecnico azzurro predica quel tipo di calcio arrembante e offensivo che ha fatto la fortuna della Fiorentina per un lustro, prima delle ombre attuali, ed è riuscito ad ottenere dalle sue squadre un po' quello che Di Carlo chiede a gran voce da tempo, la velocità e il vigore fisico unite all'attenzione per i fondamentali tecnici. E' innegabile che in questo momento la squadra blucerchiata non stia rispondendo a queste esigenze.
Si comincia, probabilmente a ragione, a pensare alla preparazione, a come fosse preventivato un più o meno lungo periodo di appannamento dopo le fatiche del preliminare. Il problema però pare risiedere altrove, in quella mentalità vincente, la stessa che auspicavo qualche settimana fa, che stenta a stabilirsi a Bogliasco.
Allora ben vengano le convocazioni di massa in nazionale, ben vengano i tanti impegni. Che il numero più elevato possibile dei nostri giocatori inizi a convincersi delle proprie possibilità e qualità, trasmettendo poi questa convinzione e la voglia di lottare ai massimi livelli al resto del gruppo doriano.
Potrebbe anche essere l'occasione per il pubblico doriano di entusiasmarsi di nuovo dinanzi alla Nazionale, vedendo tanti dei suoi impegnati in azzurro, dimenticando rapidamente le disavventure dei gemelli Vialli e Mancini, che pur un centinaio di presenze in due le hanno raggiunte, con l'Italia.
Per essere stanchi ci sarà tempo.
