La causa superiore: il bene assoluto della Samp

La causa superiore: il bene assoluto della SampTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alberto Fornasari
mercoledì 10 novembre 2010, 15:00News Doria
di Federico Cabella

Ammetto che l'esplosione del "caso Cassano" è stato un fulmine a ciel sereno nel tranquillo e idillico ambiente blucerchiato. Sono rimasto sorpreso anch'io per quello che è successo all'interno del "Mugnaini", a Bogliasco. In fondo Cassano è un uomo maturo, tra pochi mesi padre, ed è perfino il trascinatore di quella Nazionale che troppe volte gli è stata negata per motivi disciplinari o personali, dettati dal suo difficile carattere. A Genova ha imparato a gestire le sue intemperanze, a chiedere scusa e a tornare a fare quello per cui tutti gli amanti del calcio, indistintamente, lo apprezzavano: il calciatore.

Certo, la propria indole non si cambia: una personalità istintiva come la sua non potrà mai commutarsi in un animo riflessivo e pacato. Non basterebbe il corso di un'intera vita. D'altra parte è proprio così che a noi piace: estroverso, spavaldo, gioioso e provocatore. I famosi "cinque minuti di black-out" gli possono essere facilmente perdonati, come a tutti. A chi non è capitato di perdere il proprio controllo e lasciarsi sfuggire cose che non si pensano, pentendosene amaramente dopo?

Questa volta però il nostro Antonio ha decisamente sbagliato bersaglio: non si è trattato della smorfia irriverente rivolta ad un compagno dopo un passaggio sbagliato, né del "solito" litigio con l'allenatore di turno: questa volta ha pensato bene di attaccare colui che lo aveva tratto d'impaccio da tutte le difficili occasioni nelle quali si era cacciato dal giorno del suo avvento a Genova: il presidente Garrone, per lui più un padre che un presidente.

Mi rendo conto che la situazione è straordinaria: il fatto stesso che Garrone si sia sentito rivolgere quegli epiteti di fronte ad alcuni tifosi accorsi per vedere i propri beniamini durante l'allenamento e ritrovatisi di fronte ad un pomeriggio di ordinaria follia, è una sicura aggravante. Ne va dell'onorabilità, della serietà e dell'immagine della nostra società. Perché se è vero che Cassano è un fenomeno e chissà quanto tempo passerà prima che noi sofferenti tifosi doriani rivedremo un giocatore del suo calibro calpestare il terreno del Ferraris (o magari quello del nostro nuovo stadio, meglio ancora), dobbiamo ammettere che anche il nostro presidente è un sicuro fuoriclasse per stile, serietà e pacatezza. Diamo una rapida scorsa agli amministratori delle altre società: dobbiamo ritenerci fortunati di averlo a capo della nostra amata Samp.

Io sono favorevolissimo al perdono. Ma a quale prezzo? Ci sono valori che non possono essere messi in discussione, nella vita come nel calcio. Questi sono la base per la costruzione di un progetto che si riveli solido e fruttifero nel tempo. Il costo, è vero, per seguire in maniera coerente tale "codice etico" è alto e le rinunce, a volte, dolorose. Io Cassano l'ho già perdonato, ma, in fondo, a me non ha fatto niente. Ci penserà chi di dovere a concedergli il perdono o a punirlo una volta per tutte. In ogni caso, noi dobbiamo accettare con serenità la scelta, perché fatta per una causa "superiore": il bene assoluto della Samp. Almeno questo è fuori discussione.